Sulle Iene e i parlamentari fregati
Riporto qualche opinione che condivido riguardo quest’ultimo avvenimento di attualità politico-mediatico:
Invitiamo il Garante della privacy a tornare sui propri passi. Sarebbe opportuno che la messa in onda della trasmissione ‘Le Iene’ fosse consentita, perché, se è vero che i dati sono stati carpiti all’insaputa degli interessati, è anche vero che l’anonimato è comunque garantito, nè più nè meno di quanto non lo sia negli analoghi servizi tante volte realizzati dalla trasmissione satirica di Italia Uno. Non vogliamo pensare che per i parlamentari si usi un altro peso ed un’altra misura di quanto non si faccia con gli altri cittadini. Anzi, proprio i politici, che ricoprono un ruolo pubblico basato anche sulla comunicazione di massa, meno di altri possono invocare la tutela della loro privacy. E non si dica, con molta ipocrisia, che bisogna tutelare l’immagine e l’autorevolezza del Parlamento, sia perché la dignità del Parlamento si difende con gli atti e con le leggi che esso approva, sia perché, ormai, i dati di questa ‘pseudo-indagine’ sono di pubblico dominio, anzi, lo sono ora molto di più di quanto non sarebbe accaduto consentendo la messa in onda del programma.
Massimo Donadi, via AntonioDiPietro.com
E..
Le polemiche sul servizio delle Iene sul consumo di droghe da parte dei parlamentari non mi hanno sorpreso.
Meno ancora mi sorprendono i risultati fatti trapelare a mo’ di spottone ieri dagli autori del programma.
Un terzo dei parlamentari che aveva subito il test aveva fatto uso di droghe nelle ultime 36 ore. Se la prova è stata effettuata di Lunedì mattina non sono nemmeno tanti.
L’ipocrisia che c’è intorno al mondo delle droghe nella politica italiana è strabiliante.
Se si istituisse per legge l’obbligo dell’Hair test, (quello fatto con i capelli o peli) che individua con estrema certezza se si è consumata droga negli ultimi 2 anni, in parlamento ci sarebbe un’epidemia di alopecia.Notuno via Ciccsoft.com


