L’europeo

15 Ottobre 2007 – 13:57 | by nORgE |

Week-end turistico e sfacciatamente europeo quello appena trascorso.
Cogliendo alcune occasioni (di compagnia e viaggio) mi sono catapultato fuori dai confini belgi in luoghi in realtà non tanto distanti o linguisticamente diversi ma comunque località nuove per me, ovvero Colonia (D) e Maastricht (NL).

Tra parentesi.. Una cosa mi ha colpito molto ripensando a questa due-giorni in giro per tre stati diversi: il fatto di aver attraversato tanti confini e nazioni senza nemmeno accorgermene. Ok, l’Unione Europea in quanto tale esiste già da un bel po’ di tempo e le dogane son scomparse da anni, e sì, non è nemmeno la prima volta che in un unico viaggio o comunque in una lasso di tempo ristretto visito più nazioni diverse, però resta il fatto che questa volta ho sentito di più l’effetto Europa Unita. Vuoi perché questa volta ero, diciamo, da “solo”, nel senso che ho organizzato per conto mio il viaggio e come affrontarlo per quanto riguarda mezzi eccetera; vuoi perché probabilmente l’effetto Erasmus amplifica notevolmente il tutto; vuoi perché.. boh.. insomma, mi ha fatto questa impressione. E son belle cose. Mi chiedo anche perché ogni volta mi ostino a provare a descrivere tutto, che non sono mai capace. Ma vabbè, chiusa parentesi.

Dicevo: sabato Colonia, domenica Maastricht. Voto per entrambe le città , così a caldo, rispettivamente: 7,5 e 6.
Naturalmente queste valutazioni devono tener conto di quanto si possa poi vedere in una giornata sola. Ho visto e visitato bene o male i siti classici e principali che il turista medio generalmente vede quando capita in queste città .

In ogni caso Colonia personalmente mi ha stupito molto, un po’ per tanti aspetti che faccio fatica anche a riassumere, un po’ perché forse ero inconsciamente un po’ prevenuto senza nemmeno sapere il perché. La città è grande e spaziosa, anzi, ad occhio forse è anche molto grande.. e il milione di abitanti di cui ho sentito parlare ne sarebbe la conferma. Cose ed informazioni tecniche/culturali non ne so, quindi non chiedetemele, però a parametro puramente superficiale devo dire che m’é piaciuta molto. Il che vuol dire negozi, edifici, lungo Reno e cazzate varie. La cattedrale gotica, in quanto tale, è parecchio imponente, soprattutto dall’interno, e per quel debole del sottoscritto è anche troppo alta: cinquecento e passa scalini di ripide e strette scale a chiocciola del cazzo che sono non-so-come riuscito a fare, senza punti di sosta o arieggiamento (praticamente murati vivi in questa scala infinita), per poi arrivare alla fine in uno spiazzo sotto la punta dove devi fare alcune ultime rampe di TERRIFICANTI scale di ferro praticamente sospese nel nulla (le odio le odio le odio) per arrivare esattamente in cima. In un impeto di stolta irresponsabilità ho anche provato a salire queste ultime scale, ma fortunatamente il senno ha fatto ritorno nel mio spirito e mi ha condotto cautamente downstairs prima di rischiare uno svilente svenimento. Chi mi conosce lo sa (cit.), gli altri lo sapranno ora: io soffro di vertigini in un modo indecente; già ad altezze da autocensura il panico prende il sopravvento sulla ragione, il senso di oppressione all’incontrario mi attanaglia, il vuoto prende in sposa la mia anima*, le gambe perdono rigidità , la testa va un po’ a puttane, lo sgomento rapisce i pochi neuroni residenti in me, ..insomma il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare**. Sostanzialmente mi cago in braghe. Quindi evito un certo tipo di luoghi o azioni. Devo, anche se vorrei tanto. In ogni caso uno spicchio di panorama son riuscito a vederlo, e tanto mi basta. Sono uno che si accontenta.
Le vie del centro, zona di shopping per eccellenza, mi sono pure piaciute molto. Un fottio di gente, gran giornata, e miliardi di negozi particolari ma anche “famosi” hanno influenzato il mio giudizio. Da segnalare i settecento Starbucks, i quattromila McDonald’s e derivati e i settanta H&M. Menzione d’onore per il fantasmagorico negozio monomarca della LEGO che da solo vale il biglietto del treno per Colonia: io muoio in posti così.. ma muoio contento. E se non c’erano gli altri che mi guardavano male (però sotto-sotto è piaciuto pure a loro) sarei stato lì tutto il pomeriggio. Il paradiso del me-bambino.. roba che se ci fossi entrato anche solo dieci anni fa mi sarebbe venuto un infarto per l’emozione. E’ indescrivibile, veramente. Come nei negozi di dolciumi puoi prender su fiotti di Lego con la paletta, assemblarti omini e cose simili come ti pare, comprare portachiavi meravigliosi (personaggi di Star Wars, Harry Potter, Batman, Spongebob, ecc..), e ammirare costruzioni varie ed eventuali. Ci sono un milione di puttanate. Poi causa i 30 anni di Star Wars non vi dico che cosa c’era in esposizione. Voto 11 solo a questo negozio.
Gente in giro, come detto, tanta. E bene o male abbastanza variegata, anche se molto fighetta (c’erano più Porsche parcheggiate lì in centro che non ad un raduno ufficiale). Da ricordare per sempre i mille amichetti dei Tokio Hotel con capelli che non vi racconto, ma soprattutto la coppia (40-50 anni ognuno) che andava in giro -vestita normalissima- ma con lui che aveva il collare borchiato al collo e lei che lo portava al guinzaglio come un cane tirando la catena collegata al collare di cui sopra. Ma seri eh. Risate per un quarto d’ora. Meravigliosi.
Poi museo Lindt della cioccolata -poi qualcuno mi spiegherà cosa centra la Lindt con Colonia- con i Maitres Chocolatiers che facevano i numeri e cioccolato ovviamente in ogni dove. In fine il Reno nella sua chiattosa larghezza, i birraioli bar tutt’intorno, luci colorate, stazione bellissima, e bla bla bla.
Mini-reportage a breve su Flickr. Stay tuned.

Il giorno dopo, Maastricht: città che prende il nome dal Maas, fiume che la taglia in due. Informazione questa che mi ha fatto esclamare “Ah, ecco.”, mi ha fatto capire tante cose che nella mia beata ignoranza -appunto- ignoravo, e che mi ha fatto dormire meglio la sera successiva.
Ad onor del vero a Maastricht non c’è praticamente un cazzo, e forse Leuven è più bellina. L’unica cosa è che ha dalla sua ’sto benedetto fiume che crea la figosità olandese caratteristica, e i CoffeeShop. Per il resto quindi in centro non c’è gran che. Comunque sia i ponti, i parchi, qualche cosetta moderna, la piazzetta e i due-monumenti-due non la fanno nemmeno sfigurare tanto. Carina: forse ho visto poco, ma carina.
Da ricordare i maledetti chioschi della stazione in cui ho comprato un panino di carne spacciato per brioches e un bicchierazzo di acqua bollente spacciato per cappuccino con il quale mi sono ustionato la lingua; il ristorante pizzeria Napoli dove ho pranzato (spero fosse condita con oro quella pizza, da quanto costava) nel quale regnava un’atmosfera incredibilmente surreale degna dei migliori luoghi comuni e canzoni popolari italiani/e; la biondina di cui mi sono follemente innamorato in un parco ma che ci guardava stortissimo; ovviamente il CoffeeShop, di cui per il momento non parliamo che è meglio; e l’italiano tamarro che c’ha dato un passaggio in centro, con i suoi occhialazzi, la sua 147 nera tirata a lucido e il cd di canzoni di chiesa. Sempre belle esperienze.
Mini-reportage a breve su Flickr. Stay tuned. E due.

Nella semplicità e banalità della cosa, voglio sottolineare di quanto ci si possa sentire più vivi così mentre si visitano posti e si gira che in altre occasioni. Credo che ci siano poche altre cose più belle che viaggiare anche solo improvvisando e facendolo per il solo gusto di farlo. Dirò di più: in questo ambito più non si sa dove si va e cosa ci aspetta, più nel bene e nel male si vive e si apprezzano le cose.
Poi, cazzarola, da questa posizione in due ore sono ovunque. Devo assolutamente riuscire a fare almeno due dei tre pezzi grossi che ci sono qua intorno: Parigi, Amsterdam e Londra. Ce la posso fare. Che le euro-banconote siano con me.

* minchia che frase evocativa che m’è uscita! Quasi quasi la registro.
** chi sa questa (senza controllare su Google!) ha la mia immensa stima.


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