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Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perchè si ha voglia di dire qualcosa

21 novembre 2007  |  2 Commenti  |  in Sproloqui Vari

[sclero di qualche sera fa..]

C’è che le persone mi deludono.
Spesso, le persone mi deludono. Anzi, quasi sempre.

Ho realizzato questa cosa da qualche tempo a questa parte. E ora che l’ho capito, quasi me lo aspetto. Son lì che attendo fra un po’. Ci manca solo che chieda a voce alta beh, a quando la delusione?. Perché poi ho visto che alla fine è solo questione di tempo: c’è chi ci impiega meno, c’è chi ci impiega di più. Varia anche a seconda del sottoscritto, ovviamente. Dipende da quanto mi impegno per conoscere la persona in questione, quando mi interessa o mi interessa scoprire di questa. Oddio, a volte capita anche per caso. Infatti forse non è nemmeno questione di “scoprire”, è questione di “accadere”. Quando succederà?

Perché succederà . Oh, se succederà . Le persone ti deludono; sta solo a te capire perché, come, e se è una delusione “normale” -comprensibile e/o giustificabile- ed accettabile o una delusione che cambia veramente il tuo modo di vedere quella persona. Sta a te capire e decidere se passarci sopra, o no. Se ti va, vuoi, te la senti, di passarci sopra. O no.
Perché per quanto una cosa può sembrare piccola ed insignificante, per quanto una cosa a te personalmente non cambia niente del mondo fisico e nella tua realtà, per quanto una cosa è un’inezia rispetto ad altre alle quali passeresti su, per quanto possa essere comune o assolutamente normale.. se una persona.. se una certa persona.. se quella specifica persona.. la fa.. ti delude. Se quella persona si rivela tale, ti delude.

Ovviamente più a questa persona tieni, più questa delusione si fa insopportabile. Cocente, ingiustificabile, imperdonabile, incomprensibile. Più pensi di conoscere questa persona, più questo piccolo dettaglio ti smerda. Ti lascia completamente esterrefatto. Ti lascia tradito. Ti lascia dubbioso. Ti lascia senza sapere più che fare.
Che poi la cosa fastidiosa è che la delusione deriva o da un tuo errore di valutazione, o da un tuo ingenuo eccesso di buona fede, o da semplice incoerenza altrui; che se viene (o è stata) negata o nascosta, amplifica la sua magnitudo.
Spesso sono cazzate, sì. Ma cazzate che per te hanno un senso. Un grande, grandissimo senso. Senso che l’altra persona evidentemente non ha capito, e da qui la delusione. Un senso e un significato che per te magari è tutto, e che tu prendi come campione rappresentativo per il “generale”. Anche perché poi sembra quasi un affronto. No, forse un affronto no.. ma qualcosa che ti è stato fatto apposta. Prendi la cosa come personale. Non riesci a fare altrimenti.
Se non dici niente vai contro la natura, la tua natura, vivi peggio il rapporto e lo stesso ne risente non restando più come prima. Se ne parli con la persona direttamente interessata il rapporto ovviamente cambia e non torna più come prima. Di conseguenza una delusione, in quanto tale, ha una nascita ma vive in eterno. Resterà sempre lì. Qualsiasi cosa tu faccia. A seconda dei casi è rimediabile nei suoi effetti, ma la causa c’è o c’è stata e quindi ne rimane traccia indelebile.
La cosa tragicomica poi è quando si viene accusati di aver a propria volta deluso e di non essersi accorti di qualcosa di immensamente significativo per gli altri, quando invece ce n’eravamo accorti eccome e si era agito di conseguenza proprio per evitare malintesi ed incomprensioni. Ma si sa, più si cerca di fare del bene più si viene presi per malfattori. Cosa che tra l’altro fa riflettere, visto che la malafede ha radici nella propria auto-coscienza.
Alché sorge quindi la Lubranesca domanda spontanea: ma non è che a tua volta hai deluso qualcuno? O magari hai deluso te stesso? E perché? Te ne sei accorto almeno?, l’hai fatto di proposito? Come puoi giustificare te stesso o il tuo accanimento contro la delusione?
La domanda allora potrebbe diventare: è giusto e sensato il tuo risentimento? Ti ritieni deluso e parte offesa con cognizione? Chi sei tu per sentirti deluso?

Ma soprattutto, as usual: che cazzo hai appena scritto?

Edit:
..minchia cos’ho trovato..

  • La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione.
  • Di norma, gli uomini aspettano la delusione: sanno che non devono spazientirsi, che presto o tardi verrà, che accorderà loro la dilazione necessaria perché possano dedicarsi alle occupazioni del momento. Diverso è il caso del disingannato: per lui la delusione sopraggiunge contemporaneamente all’atto; non ha bisogno di spiarne l’arrivo, essa è presente. Affrancandosi dalla successione, egli ha divorato il possibile e reso superfluo il futuro. “Non posso incontrarvi nel vostro futuro” dice agli altri. “Non abbiamo un solo istante che ci sia comune”. Perché per lui l’insieme del futuro è già qui.
  • Quando si scorge la fine nel principio si va più in fretta del tempo. L’illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato.Emile Cioran
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2 risposte to “Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perchè si ha voglia di dire qualcosa”

  1. focadigomma Says:

    non ci sei mica solo tu al mondo, e prova a pensare anche a quello che fai TU ogni tanto…invece di fare il professore e fare predicozzi su una cosa di cui non sei ancora sicuro…SVEGLIATI

  2. nORgE^ Says:

    noto con piacere che specificare le cose, oltre a dare fastidio, non serve assolutamente a niente: “[sclero di qualche sera fa..]“. C’avrei scommesso.

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