Ed è con (senza dubbio) uno dei migliori titoli di post che mi sia mai capitato di inventare che vado a commentare il film appena visto al cinema, dopo molto tempo dalla mia ultima presenza in sala: The Spirit (“The Spirit“, 2008).

Nammerda. Nammerda è esattamente il primo aggettivo che ci viene in mente durante i primi dieci minuti di proiezione; minuti lunghissimi, tristi ed estenuanti in cui ci si chiede il perché della propria esistenza mentre si chiede scusa al proprio portafogli per aver permesso quell’assurdo furto che è lo sborsare 8 (OTTO) euro di biglietto, perché i prezzi sono aumentati e ché durante le feste le tessere sconto non valgono e ché c’è la crisi e che vaffanculo e paga.
Sì, per i primi minuti quello che ti viene da pensare è se hai sbagliato sala, o se questa che stai vedendo è solo una parodia del film che andrai a vedere. O non so, magari è il making of. E invece no, è il film che è già iniziato e tu sei ancora lì che cerchi di capire che razza di film è e come lo devi prendere. Perché non si capisce, non si capisce in generale. Comunque poi migliora eh, grazie al cielo, ma non è che ci volesse molto per migliorare un po’ il ritmo di quei discutibilissimi primi minuti. Migliora ma te ne accorgi solo verso la fine, o magari anche a metà durante la pausa, e lo capisci dal fatto che non ti da più così tanto fastidio tutta quell’accozzaglia di parole a caso mascherate da profondi dialoghi introspettivi e/o sociali. Te ne accorgi dal fatto che alla lunga, e forse grazie alla legge dei grandi numeri, ti capita di sorridere ad una o due battute o situazioni che definirei senza timori referenziali puttanate. Migliora anche perché ti rendi conto che, al contrario di quello che pensavi, quello che stai vedendo è un classico film dalla trama bellafiga-bumbum-bellafiga-bumbum: alché ti godi infatti una Eva Mendes da annali del cinema che dall’inizio alla fine non la smette di metterti LETTERALMENTE tette e culo davanti, condita poi da svariate e più che conturbanti (eccetto la solita ridondante ed inutile Johansson) presenze femminili d’alto spessore.

Un film che quindi in quanto a fighe ha tutte le carte in regola, come anche per quanto riguarda l’aspetto puramente visivo: cioè il motivo principe per il quale si va a vedere questo tipo di film, e l’argomento alla base di questo commento in quanto di certo non esente da critiche.
Premetto subito che riconosco il mostruoso lavoro fatto a livello di fotografia, montaggio eccetera, e considero il tutto senza dubbio qualcosa di eccelso e assolutamente da vedere, ma per quanto…

No scusate, qua il discorso andrebbe veramente troppo per le lunghe, e, come mi è stato fatto presente, il fatto che io in generale consideri questo film una porcata la dice tutta sul valore di un commento del genere. Alla fine non m’è piaciuto, punto. Forse perché mi aspettavo altro, forse perché non sono in grado io di cogliere un certo tipo di ironia, forse perché è stato fatto di merda e il fumetto ha tutto per essere considerato un capolavoro, e via discorrendo. Sta di fatto che l’attore protagonista è vergognoso, che molte scelte registiche sono da scartare da ogni tipo di discussione, che l’atmosfera creata sa molto di vorrei ma non posso, che la parte visiva che è fondamentale viene presentata esponendola troppo a) scopiazzando spudoratamente i dettagli che hanno fatto il successo di Sin City e b) esasperando troppo ciò che si vede già che è stupendo e fatto apposta per esserlo, per dare gloria alle tavole disegnate e agli occhi. Quindi insomma esagerato e sovralimentato senza avere una base degna sotto. Tipo questa recensione. Scusate.

Voto: 5-.