[continua da 25/26]
Tornato dalla Spagna, con un volo che oserei definire una delle esperienze più belle della mia vita, mi sono immerso a mia volta in uno degli agosti più strani della mia vita, tanto che (per varie ed eventuali come ragioni mediche, tempi, soldi, eccetera) non sono nemmeno sceso giù in Calabria dai parenti come… come da una vita a questa parte. Questa tra parentesi è stata una cosa che mi ha segnato particolarmente perché, pur essendo sempre stato cosciente che prima o poi questo momento sarebbe arrivato, nel momento in cui mi sono trovato a non adempiere a tale tradizione mi sono sentito spaesato ed incapace di tracciare un segno in un anno che tanto ne avrebbe avuto bisogno. E quindi niente viaggio di solita riflessione ed introspezione sul primo semestre vissuto, niente parenti, niente mare, niente aria di un certo tipo, niente cibo di un certo tipo, niente normalità. Alché mi sono praticamente ritrovato a reinventarmi quel periodo, grazie al cielo senza troppi drammi e tragedie grazie alla presenza dell’ormai insostituibile internet e di decine e decine di serie-tv, più film che mi ero lasciato indietro e che finalmente ho avuto l’occasione di vedere. Una clamorosa overdose col più classico home entertainment.
Poi, tutto il resto.
Con settembre è partito uno dei periodi più intensi della mia vita, se non il primo sicuramente sul podio per quanto riguarda attività ed impegni, finito in pratica solo con questo dicembre… ma in realtà neanche tanto (finito). Mi sono reimmerso totalmente in quella vita universitaria in terra trentina che tanto mi piaceva e di cui tanto sentivo la mancanza: stessa cittadina e stessa università, ma nuova casa e nuove abitudini, nuova gente e nuovi posti, nuove energie e nuovo stile. Un anno di consacrazione per quanto riguarda la definizione di un mio posto nel mondo che mi circonda, in relazione anche e soprattutto alle persone con cui condivido l’esistenza. Un inspessimento marcato e sostanziale di quell’immaginario filo tirato che mi rappresenta, in mezzo ad un gran fascio di altri fili che si sfiorano toccano intersecano e si annodano formando il tutto, il continuum.
Da settembre si sono susseguiti freneticamente avvenimenti su avvenimenti, conoscenze su conoscenze, idee su idee, decisioni su decisioni, impegni su impegni, insegnamenti su insegnamenti, evoluzioni su evoluzioni. Tutte cose nel complesso di una positività incredibile ed esaltante, ma anche eccitante e propensa alla creazione di altra e sempre più eclatante positività. Che detto così sembra non vuol dire un cazzo, ma se un giorno qualcuno riuscirà a tradurmi credo che l’essenza del discorso sia decisamente chiara.
Una serie di eventi poi, collegati ad una specifica persona, hanno in realtà segnato con decisione questo periodo in cui in tutta onestà devo ammettere di aver recuperato o scoperto una sorta di autostima e speranza che credevo irrimediabilmente perse o scomparse. Una serie di eventi e manifestazioni che confesso si sono succedute molto inaspettatamente, ma sempre in modo positivo e propositivo. Scambi e legami che si sono verificati e formati con mio grande, grandissimo piacere e che spero possano durare il più possibile. Con essi tanti altri effetti paralleli che hanno allargato orizzonti e prospettive, agendo in qualche modo da conferma e stimolo ulteriore alle/per i nirvana raggiunti nella prima parte dell’anno. Veramente mille e mille eventi impossibili da recuperare, e motivo per il quale questo blog ha avuto una specie di battuta d’arresto e calo clamoroso di post e considerazioni tra settembre e ora. Se poi ci aggiungiamo Facbook (non basterebbe un intero blog dedicato per dire tutto ciò che ci sarebbe da dire su questo social network) e tutto il tempo da esso prelevato, il quadro si fa più chiaro e concreto.
Nel mentre di questa chiamiamola full immersion di vita, o forse all’inizio, c’è stata una piccola parentesi di down psicologico e più classica tristezza/nostalgia tipicamente autunnali. Quel periodo che accennavo essere stato solo toccato quest’anno, a causa appunto degli impegni vari. Fase di down dovuta sia all’incapacità iniziale di gestire ed organizzare così tante cose, sia al periodo che coincideva con le famigerate partenze Erasmus. Di conseguenza una botta clamorosa di depressione: nel giro di una settimana sono partite molte persone di mia conoscenza, tra cui due miei compagni di corso in particolare che andavano proprio a Leuven, e in men che non si dica m’è piombata addosso tutta la tristezza post erasmus che con stupore mi ero reso conto di non aver avuto al ritorno. È stata una botta mica da niente, e riprendersi da tale malinconia condita dal riesumo di migliaia di foto e video è stata un’impresa di cui ancora porto le cicatrici — che tra l’altro si sono teeribilmente riaperte di recente quando ho avuto la brillante idea di riguardarmi L’Appartamento Spagnolo per vedere come era vedere quel film adesso che sono stato in Erasmus anch’io e sono tornato: tralascio le sensazioni provate poco prima dei titoli di coda.
Con questo poco (o meglio: zero) tempo per fare viaggetti e cose simili programmate in precedenza, ma per fortuna tante altre piccole cose successe e fatte come ad esempio la mia prima vera manifestazione, Roma, l’assunzione di un impegno ufficiale a breve termine e di molti a lungo termine, programmi, lavori, inizio del tirocinio, la comprensione di non riuscirmi a laureare nemmeno in primavera, cene, stabilizzazioni, ritrovi, conoscenze, immersioni a capofitto senza paura, improvvisazioni, contenimenti, accelerazioni, distaccamenti, accentuazioni… e via dicendo in una profusione di assenze di tempi morti per riflessioni e scoppio di big bang di maturazione interiori.
Insomma un anno mica da ridere. Fatto di tanti pro, e pochi-pochissimi contro. Un anno ottimo, un anno eccezionale. Un anno capostipite. Un anno in cui s’è finalmente varcata la proverbiale soglia e si sta scoprendo, a mano a mano che gli occhi si stanno abituando alla luce, tutte le meraviglie che essa celava evidenziate e pronte al virtuale raccolto dopo il periodo di semina. Un anno di grandi basi e fondamenta costruite su cui sviluppare e progettare. Dopo tanto tempo, e tante particolari sfumature che hanno fatto crescere. Perché lo voglio vedere così, brillante ed ammiccante, questo 2008 che quindi non stranamente mi sento di non voler salutare così presto; a differenza dei precedenti anni di grande scavo interiore.
E c’è da crederci in questo anno nuovo che comincia già a bussare alla porta, c’è da crederci e ci voglio credere. Conscio già di tutte le difficoltà, tra l’altro sempre maggiori, ma conscio anche che la volontà è qualcosa di immenso e necessario, e che le occasioni sono ovunque e basta solo essere in grado di saper cercare e guardare nel modo giusto. Conscio di voler e saper plasmare la realtà secondo le mie necessità, aspirazioni, e capacità, per vivere una vita pregna di significato e vissuta nella sua essenza primordiale, semplice e genuina nel nome di un equilibrio che sempre più raramente si trova dentro e fuori le persone. Conscio di non essere completamente impazzito e/o di aver aderito a qualche setta o movimento religioso asiatico, benché queste righe lo possano suggerire.
Spero che in tanti possano avere al più presto un anno come questo mio appena passato, lo spero vivamente. E lo auguro col cuore a chiunque lo voglia e sia in grado di assimilarlo appieno, pur sapendo che il cambio di un numero/foglio o simili su un calendario (come ogni evento simbolo) è solo un aiuto psicologico per iniziare a fare. Se cercate e volete veramente, troverete.
“Discover yourself.
Start with the world.”










