E insomma siamo qua, con le mie ottimistiche previsioni universitarie andate bellamente a fare in culo. Ma vabbè, fa niente. Era ormai già assodato da un po’ che, se anche fossi riuscito nella titanica impresa di dare quasi settemilaseicentoquarantotto esami entro fine febbraio, non sarei comunque riuscito a laurearmi entro marzo per colpa di un esame della tipologia D (crediti a scelta). E anche per la tesi con annesso tirocinio, ovvio. Insomma, nada.
Quindi luglio. Luglio per forza. Luglio, proprio perché tra marzo e l’estate non ci sono altri appelli di laurea. Luglio, il sedici, perché non mi faccio mai mancare niente, e anche le cifre delle date non possono essere numeri qualunque. Luglio, speriamo.
C’è che, anche se sembra ancora non è finita. Anzi, ancora quattro e sami da dare, con un’incognita e tanto, tanto significato per ognuno dei rimanenti. Non difficili eh, significativi. Non è finita perché c’è un tirocinio lasciato lì a metà. Non è finta perché c’è una tesi che non vedo l’ora di scrivere (e forse son l’unica persona al mondo con questa voglia) e che non mi preoccupa minimamente (ultime parole famose?) poiché corta, sperimentale e — già lo so — divertente da strutturare, scrivere, srampare e rilegare. Non è ancora finita perché c’è il secondo semestre di rate da pagare checché io pensassi alla richiesta di attesa di laurea. Non è ancora finita perché domani è primavera, e io ho appena iniziato.