Costruirsi uno stabile sostegno
Essere sul ciglio di un burrone non è sempre una cosa brutta. Non è detto che sia una cosa negativa, o preoccupante. No, io non credo che possa essere considerata in ogni caso un problema, una possibilità di caduta, o una dimostrazione di difficoltà ad andare avanti.
Si può essere sul ciglio di un burrone in più modi. Si può esser lì pendenti e pericolanti, o si può star lì fermi, in piedi, rigidi e convinti. In piedi sul ciglio di un burrone nel quale si era dentro un tempo, e nel quale ci si è restati per un bel po’. In piedi a guardarlo questo burrone, dall’alto, in un giorno o momento nel quale ci ripassiamo vicino e ci decidiamo a guardarlo e fissarlo per bene. Per imprimercelo nella mente, per capire, considerare, pensare, e ricordare come e perché si era là in fondo prima. Pensare a come se ne è venuti fuori, piano piano, anche se non senza sforzi e non senza paure e timori di non riuscirci. E’ utile guardarlo questo burrone; è utile prenderci per così dire confidenza e trarne tutto ciò che ci può insegnare, tralasciando ma allo stesso tempo tenendo a mente ciò che invece può ferirci. Tutto questo per arrivare poi un giorno al terzo e più sereno modo di affrontarlo questo ciglio di burrone: sedercisi sopra, con le gambe penzolanti, impavidi. Come da piccoli sulla parte alta del muretto vicino all’oratorio, dal quale abbiamo imparato a non cadere più una volta iniziato a conoscere lui e le sue crepe, come noi stessi in rapporto ai nostri limiti e alle nostre debolezze.
Essere sul ciglio di un burrone significa prendere coscienza di noi stessi.