Oggi questo blog compie SEI ANNI. 6. Six. Sechs. Seis. Seks.
Fortuna che c’è chi compie gli anni prima di me, così posso riempire questo blog anche con cose decenti come questa:
Quando ha aperto [questo blog] in Italia c’erano poche centinaia di blog (ora ce ne sono quasi 3 milioni – fonte), Splinder era nato da poco, Blogspot non era ancora stato comprato da Google e Wordpress non esisteva. Niente MySpace, Facebook o Twitter: il social network online era un concetto esotico e un po’ improbabile (il paragone più vicino erano i newsgroup, le mailing list oppure le chat di mIRC), e chi metteva il proprio nome e la propria faccia in rete, se non lo faceva per lavoro, era sicuramente uno sfigato. I contenuti multimediali erano i pesantissimi video in Quicktime o gli scattosi streaming di RealPlayer che ogni 3 secondi entravano in buffering; altro che YouTube. Gli MP3 già c’erano da un po’ (troppa grazia se erano a 128 Kbps, però), ma giravano per lo più sulle reti di file sharing come Napster (che però era già morto da 2 anni), Audiogalaxy (già morto pure quello), WinMX e l’inossidabile Soulseek, e sul web ancora si trovava poco o niente. L’indie era un concetto che aveva ancora un senso preciso, e Pitchfork era solo una webzine molto ben fatta (e già molto snob), che però non poteva gareggiare con la AllMusicGuide. Wikipedia aveva pochissimi contenuti in italiano. Il non plus ultra della posta online erano Yahoo e Hotmail, e in Italia Libero e Tin.It; GMail ce la sognavamo. Le serie tv le guardavamo su Italia Uno quando Mediaset si decideva, bontà sua, ad adattarle (= macellarle) e trasmetterle; l’idea di seguirle in pari con gli States come facciamo ora era pura fantascienza. Non che ci fosse chissà cosa da guardare, peraltro: c’era ancora Friends e andava forte E.R., X-files era già finito ma la new generation con House, Lost, Desperate Housewives e compagnia doveva ancora cominciare. Avere un blog era una cosa strana, e per descriverlo agli amici lo definivo come un semplice sito (non come adesso che spesso si fa il contrario); ciononostante, il blog era già morto, non ricordo cosa fosse ad averlo ucciso (certo non Tumblr, Friendfeed o il nanopublishing) ma era già spacciato e senza futuro
[inkiostro]
Perché se dovessi scrivere qualcosa io, come sto infatti provando ora, sarebbe un gran casino — ma mi piacerebbe tanto fare un resoconto del genere anche solo per le cose che sono state scritte qui.
Prima di tutto perché, io per primo, faccio fatica a pensare a questi sei anni. Sei anni sono tantissimi, soprattutto in termini internettiani. Milleduecento post circa, poco meno di milleseicento commenti, e qualcosa come quattromila e rotti tag (questi ultimi tutt’ora in fase di standardizzazione). Un casino di roba insomma, e un casino di tempo: tanta e tanta acqua è passata sotto i ponti di queste pagine.. tante e tante parole. Parole, frasi, considerazioni, lamenti, critiche, commenti, sproloqui e tante altre cose. Spesso inutili, ne convengo. Ma è quel tipo di inutilità che piace a me, quell’inutilità molto blogger che forse sotto sotto in realtà a qualcosa serve — qualcosa che non sai mai bene come definirla ma sai che c’è ed è importante.
Le cose da dire, comunque, sarebbero un’infinità. Il concetto che sintetizzerebbe il tutto potrebbe essere quello di fratello, o di estensione.. perché se penso a questo mio blog penso a qualcosa che ad ogni modo mi appartiene. Ecco, forse è decisamente parte di me: di quello che ero, sono e sto diventando. Mi andrebbe, più che fare gli auguri a questa astrusa entità chiamata blog, fare gli auguri a me stesso. In fondo questo anniversario è un mio compleanno virtuale, tra l’altro deciso autonomamente e quindi forse più sentito. L’anniversario dell’inizio di un nuovo e diverso modo di vedere, pensare a, e considerare la vita.. insieme a ciò/chi mi sta attorno.
Auguri a me, auguri a questo POSITIVE blog, e auguri a tutti i Patrizii.











TSbrego 15:25 on 17 marzo 2009 Permalink
Una correzione, la chat era IRC, mIRC era un client (commerciale per giunta) per connettersi alla rete IRC alla stregua di XChat, KVirc e il mitico BitchX anche se preferivo XChat a quest’ultimo.
Erano bei tempi quelli, mi mancano. Il livello tecnico era sicuramente più alto e il fatto di nascondersi dietro ad un nick motivo di vanto. Nessuno doveva scoprire chi fossi per non rischiare casini. Ognuno aveva una vita parallela. Di giorno uomo qualunque, di notte avevi il mondo in pugno, tra una gara a chi bucava più shell per poi creare botnet da centinaia di nodi ad un giro su qualche warchan IRC. OndaQuadra, Butchered from the Inside e le varie e-zine più o meno underground. I giovani d’oggi pensano solo a fessbuck.
E riguardo all’articolo “Dicesi venire al sodo”, i linguaggi sintetizzati con le “K” k nn si cpsc nnt qnd 1 parla non appartengono alle nuove generazioni ma sono un ritorno al passato, di quando non c’era internet, di quando non c’era neanche il telefono. Di quando con un watt e un tasto verticale si collegava tutto il mondo. I giovani non hanno inventato niente. 73 QRT