È già il 31 dicembre, e manco a dirlo ci troviamo di fronte all’ennesimo punto della situazione: le considerazioni sull’anno che sta finendo.
Post belli e riepilogativi come quello dell’anno scorso diviso in due parti (1 – 2) non credo di riuscirne a scrivere quest’anno. Non per pigrizia, quanto per tempo (e parlo seriamente) e difficoltà riassuntive. Perché diciamocelo, a dispetto della sua terribile e dispari estetica, questo 2009 è stato un anno decisamente post-rock — genere che di per sè forse nemmeno esiste, ma volevo dare una sfumatura sonora al contesto senza cadere nel banale (rock) o nell’inflazionatissimo (indie-rock) che comunque non avrebbe senso.
2009, o emozionante 2009. Di emozioni infatti ti sei rivelato composto, e di amore principalmente mi hai parlato e insegnato. Amore per me stesso, per le persone a cui tengo veramente, e per chi ora sta al mio fianco con imperiture speranze. Siamo passati assieme dalla teoria alla pratica, o per meglio dire dalla pratica alla teoria. E questa è la storia tua, o anno che sta finendo: che ricalca praticamente tutto l’arco di una seria e posata storia d’affetto e amore; che ha tratto nei primi mesi la scommessa su un nuovo filo amico nella trama della vita; e che hai inspessito ma anche tirato molto e messo a serio rischio un’altra componente del tessuto.
Sei stato anche anno di perpetuate messe a terra, e fallimenti procrastinanti dal punto di vista universitario. Una laurea che non arriva — probabilmente perché in fondo neanche tanto voluta –, e un mantenimento forzato di una condizione di consistenza di cui si è grati e felici. Per poi però arrivare finalmente ad una svolta, dopo mesi di riflessioni in secondo piano come processi computativi secondari, e ad una piccola illuminazione della strada da percorrere: strada che inaspettatamente si discosta dalla principale che si stava percorrendo. Quindi in base anche a molti lavori, alcune soddisfazioni, e un po’ d’ambizione, inizia con la fine una nuova sensazionale era di ricerca di indipendentismo e sostentamento automatico. Si spera.
Sei stato anno di fondazioni, caro 2009. E in generale un anno bello, intenso, e istruttivo. Da cui ho attinto a piene mani, sul quale ho investito a pieni polmoni, per il quale non ho avuto timori. Sei stato anche anno fugace, sei stato anno di status corti e pregni. Sei stato anno di semplificazione, sei stato anno di limatura ed eliminazione del superfluo. Sei stato anno di scelte, dure ammissioni, e adulte prese di coscienza. Sei stato anno di vittorie che superano alcuni pareggi e poche sconfitte. Sei stato anno maturo e incline alla riproduzione sensata. Sei stato anno razionale ma non passivo e timoroso. Sei stato anno di azione, ma anche di progettazione e preliminari. Sei stato anno di aperitivi, riscoperta dello spazio esterno, e consacrazione della spesa con criterio. Sei stato anno di musica viva, ma sfortunatamente non di troppa musica classica. Sei stato anno per il quale non posso ordinare o far classifiche, ma non è detto che non sia un bene. Sei stato anno di un arancione puro, di buon cibo e ottima forchetta, di italiano e dialetto, di ritorni in luoghi dove hai lasciato pezzi di cuore per farlo moltiplicare, sei stato anno di compleanni e feste e sagre e iniziative e manifestazioni.
Sei stato un ottimo amico, caro 2009. Un amico vero.
Grazie.










