Cronache valenciane

Sabato, Luglio 26th, 2008

Ottima cosa scriversi ed appuntarsi le cose giorno per giorno o al momento stesso se è possibile: il post del ritorno è molto più semplice da scrivere, anche se magari lunghetto..
Tornato comunque eh.
Figo. Ancora.

SEDICI LUGLIO

Decollo.
Playlist di mp3 sfusi, modalità random.
“It Won’t Be Long” - The Beatles.
Ah spero ben.

Oggi ho preso qualcosa come tutti i mezzi di trasporto esistenti: auto per arrivare in stazione, treno fino a Bergamo, bus per l’aeroporto di Orio, aereo, e infine metropolitana per arrivare in centro a Valencia. Il tutto in sei ore.
Mi manca giusto la nave e l’elicottero. E per la nave mi sto attrezzando.

Vogliamo parlare invece dei meravigliosi vestitini color vomitino delle hostess della Ryanair?

Bene dai, primo giorno a Valencia. Arrivo io, e piove a dirotto. Marcos dice che non ha ricordi di un giorno di pioggia a Valencia in luglio. Ottimo no?
Comunque quando dicevo che speravo piovesse scherzavo eh: dai, da quand’è che mi si prende così sul serio lassù ai piani alti del centro direzionale meteorologia terrestre?

DICIASSETTE LUGLIO

Comunque c’è da dire che con il sole è tutta un’altra cazzo di città, ovviamente. Fa tutto molto Spagna in effetti, fa tutto molto estare, e fa tutto molto.. no niente, fa solo tutto molto molto caldo. Però dai, c’è una buona brezza marina.
Nonostante questo, tra passeggiate in centro e in vicoli loschi, tra qualche museetto, ponte e giardino, camminare per otto ore consecutive (apprezzando il sole che viene fuori dopo una mattinata grigia e uggiosa) e raggiungere la spiaggia autonomamente -magari accompagnato piacevolmente da qualche bella nota from iPod- dà veramente una certa soddisfazione. Inoltre bere in quindici secondi una lattina ghiacciata di Acquarius (mai assaggiato prima) mentre si guardano le fighette universitarie arrivare in costume dalla facoltà non ha prezzo.

E’ venuto fuori il discorso giusto ieri: com’è che non abbiamo ancora incontrato qualche italiano? Strano. Questa condizione di assenza di tricolore parlante però ovviamente non poteva durare a lungo, e infatti già oggi ho incrociato tanti compaesani, sia sulla spiaggia sia nel museo di belle arti in tarda mattinata: questi ultimi erano in realtà delle ragazze, e la cosa divertente è stata fare dinta di niente passandoci vicino ed ascoltare i loro commenti tra cui forse alcune frasi riferite al sottoscritto.
Ma ciliegina sulla torta è stato trovare come guida inglese, in un museo di scavi romani, un italiano che più tipico non si può: e che pronuncia! Il mio inglese fa acqua da tutte le parti e si sa, soprattutto nel parlato, ma la pronuncia di questo tipo e il suo modo di fare e di spiegare (soprattutto facendoci capire che essendo lui ricercatore e archeologo vero sapeva che ci stava raccontando un sacco di cose campate per aria inventate un po’ per orgoglio valenciano e un po’ per giustificare un minumo l’esistenza stessa di quel nuovo museo) è una delle cose più straordinariamente imbarazzanti che io ricordi. Perlomeno per me, gli altri ridevano e basta.. Comunque poi si è ovviamente fatto amicizia e ci siamo raccontati né più né meno mezza storia della nostra vita come si confà in questi casi: in fondo pareva un brao butel.

Certo che sta cazzo di metro valenciana è proprio buona: comoda, silenziosa, pulita, fresca e condizionata, piena al punto giusto, carina, chiara, efficace ed efficiente. Forse non velocissima ecco, ma per questo non ho molti parametri di confronto per dire qualcosa. Inoltre il contorno di notevoli fighette da all over the world, e la presenza minima di loschi figuri, non guasta mai.
Approvata.

DICIOTTO LUGLIO

Non avrei mai immaginato una cosa del genere. Sul serio, non l’avrei mai detto. Cioè, sì, uno può immaginare che a livello di stile/tipo di guida Spagna e Italia possano assomigliarsi, ma una cosa simile io l’ho vista solo in qualche posto innominabile o in qualche film. Qui a Valencia, per le strade, sono in-cre-di-bi-li.
Tutti vialoni veloci (anche se inframmezzati da tipo un milione di semafori) (mai visti così tanti) a senso unico e con tre o più corsie, ma soprattutto nessuno che conosca il significato dello strumento chiamato freccia: si cambia corsia così alla cazzo, come niente -se va bene e non si viaggia direttamente a cavallo di esse- e il sorpasso è consentito da ogni parte, quindi si vedono solo macchine che zigzagano inverosimilmente. Tra l’altro velocissimamente, tanto che pare veramente che qui abbiano tutti il fuoco al culo cazzo: si inchioda al semaforo (con sommo piacere dei pedoni a mezzo metro di distanza) e sono sempre al di stop che sgasano e anticipano sempre l’arrivo del verde. Pare veramente che siano tutti in gara tra loro, allucinante.
Non parliamo poi delle rotonde ragazzi, non parliamone proprio. Incubo.

[Poi mi sono rotto di scrivere tanto sul Moleskine e ho iniziato ad appuntare solamente in modo sparso e senza date varie.]

CONSIDERAZIONI SPARSE

  • lasciarsi crescere la barba per una settimana o più ha i suoi vantaggi: nei mezzi pubblici la gente si siete più malvolentieri vicino a te, lasciandoti ampio spazio libero.
  • tra Valencia e Barcellona c’è questa bella usanza di abbellire le saracinesche dei negozi in base alla tipologia, al nome o altro, con dei graffiti. Più o meno belli, a seconda. E in aggiunta o alternativa dell’insegna del negozio stesso. Se non ci fossero ovunque tanti altri stupidi tag sulle superfici restanti sarebbe tutto bellissimo, caratteristico ed accattivativamente azzeccato alle città -ok forse più Barcellona.
  • Incredibile, non l’avrei mai pensato (e non mi era proprio venuto in mente prima di partire) ma stavo per andare a vedere una corrida. Uno degli spettacoli che ritengo più brutti ed apparentemente insensati esistenti, ma che magari giusto per poter giudicare meglio sarei potuto andare comunque a vedere. Fortuna che il giorno clou in cui dovevamo presentarci in Plaza de Toro -o quel che è- c’era una bella ed inquietante manifestazione contro quella mattanza.
    Vivrò lo stesso anche senza.
  • C’ho provato con una ragazza che lavora al museo d’arte moderna: fortuna che non ha capito un cazzo -così almeno mi pare e ho capito- di quello che le ho detto e ho cercato di farle intuire, perchè una volta avvicinatomi bene mi sono accorto che era un mezzo cesso travestito da snella e finta-occhi-belli pseudo dark.
  • Non avrei mai detto che uno spettacolo notturno di delfini e nuoto sincronizzato potesse essere tanto bello: un indescrivibile spettacolo che mi ha fatto tornare bambino e mi ha emozionato molto. E mi ha fatto anche bestemmiare parecchio dallo stupore. Bello bello bello. Tutt’altro da come si vede in televisione. I migliori soldi spesi della settimana.
  • Devo ancora capire una cosa: da quando sono tornato dall’erasmus mi guardano tutti in modo stranissimo, gli estranei intendo. Mi fissano.
    Ora, non escludo una mia personale e non improbabile paranoia, ma le cose sono due: o sono diventato improvvisamente magicamente ed estremamente bello, o mi sono imbruttito di colpo -più del concepibile- in modo osceno. O forse ancora ho qualcosa attaccato sotto la scarpa da sei mesi e non me ne sono accorto. O sulla schiena, con una scritta volgare. O entrambi.

E a leggerle di fila non promettono nulla di buono

Lunedì, Giugno 9th, 2008

Quando non posso postare mi segno sul cellulare delle cose sotto forma di bozze di SMS. Questo poi è il risultato dopo alcuni giorni di parole chiave appuntate col T9..

  • Come si fa a chiamare “Trapasso” una unità mobile di soccorso stradale? Con che coraggio? Il come vorrei sapere.. perché il dove lo so, l’ho vista io con i miei occhi in centro a Trento.
  • Ha piovuto un casino ultimamente, come avrete sicuramente notato. Io l’ho notato. E mi chiedo: TUTTI in questi giorni dovevate lavare la macchina? Maledetti.
  • Io rispondo sempre grazie, quando mi dicono in bocca al lupo. Non so rispondere altro. Non riesco a rispondere diversamente. Odio rispondere crepi. Non mi verrà mai automatico, non me lo dite. Non mi dite niente. O se proprio dovete ditemi pure auguri, o quello che vi pare. Tanto non sono superstizioso e non me ne può fregar di meno se porta sfiga. Facciamo così, decidiamo insieme una parola d’ordine per risolvere situazioni di questo tipo. Ad esempio, che ne so, ditemi Paraguay. Io vi risponderò comodino. Avrebbe tutto probabilmente molto più senso.

Ah, mi arrivata una multa per eccesso di velocità in Basso Acquar (i veronesi avranno ben presente): prima o poi sapevo ne sarebbe arrivata una da lì.. è letteralmente impossibile fare i 60 km/h alle tre del giovedì pomeriggio quando non c’è anima viva e si hanno due corsie a disposizione. Fortuna vuole che evidentemente non avevo fretta o stavo canticchiando qualcosa in tranquillità quel giorno, perché grazie anche ai 5 di tolleranza i miei 75 km/h hanno fruttato al comune “solo” una cinquantina di euro e mi hanno salvaguardato da inculate epiche per la mia prima seconda infrazione al codice della strada. Grande culo per lui, pubblicità per noi.

Che poi ho i dubbi se personalizzarlo o no. E se sì come

Giovedì, Maggio 1st, 2008

In erasmus, essendo sempre in giro, ho preso l’abitudine di portarmi sempre dietro un quadernetto, un agendina.. una specie di taccuino. Ho cominciato per caso, quando ho notato che l’agendina che mi diedero all’università era molto utile. Prima di allora ho sempre ritenuto la cosa molto scomoda, anche riconoscendone l’utilità, e quindi mi sono sempre appuntato tutto sul cellulare in forma di nota o come bozza di messaggio. Spunti, nomi, numeri, considerazioni, parole chiave per dei post che avrei voluto scrivere, codici, posti, indirizzi, eccetera. Poi il ritorno al classico, old school, e la riconsiderazione del fattore amanuense.

Conosco la moda dei Moleskine da tempo, e vuoi perché non mi andava di assecondarla, vuoi perché non aveva senso farlo visto che non avevo niente da scrivere o disegnare, vuoi perché li vedevo come quadernetti abbastanza scomodi (li ho provati), non li ho mai usati o ceduto alla tentazione. Ne ho tenuto uno che ho trovato una volta in una rivista solo per raccoglierci dentro tanti schizzi di simboli o cose astratte che faccio da sempre. Stop.

Proprio per questa avversione al Moleskine, e al rifiuto di usare un’agenda vera e propria con pagine già mezze piene da righettine scritte numeri e date, ho optato per un minuscolo e tascabilissimo quadernetto a quadretti con la caratteristica fondamentale degli anellini di plastica. Fondamentale perché ti permettono di metter dietro la pagina della parte su cui non stai scrivendo ed avere più libertà di movimento con la mano, e ovviamente una base migliore. L’ho iniziato, e ho trovato la cosa molto comoda. Ora però, prima di finirlo, purtroppo mi è toccato cambiarlo e deviare sul suddetto Moleskine: non trovo altri di quei quadernetti come dico io (dimensioni e consistenza, oltre che pagine e quadrettatura), e per ragioni di archiviazione. Ho preso quelli slim però, o come si chiamano, perché i taccuini normali son troppo spessi ed ingombranti.. e non ho così tanta roba da metterci.

Insomma, ora viaggio quasi sempre con un librettino in tasca. Quando posso. E quando ho spazio. Tra l’altro devo ancora trovare una penna decente, di buona qualità per quelle pagine e soprattutto di dimensioni perfette per l’uso -quindi compatta e sottile ma impugnabile. in realtà ci scarabocchio sopra qualsiasi cosa, anche un appunto temporaneo che mi serve nei due minuti successivi alla scrittura. Ci segno un po’ di tutto, ancora non ci scarabocchio ma manca poco. Ci disegno tante bozze di idee grafiche e non, tante cagate, tante cose a caso, tanti segni tanto per riempirlo e passare il tempo. Mi è molto utile e distensivo quando guardo puntate di serie tv, che quando sono indietro e devo guardarne molte di fila non mi passa più e rischio di ingozzarmi con tutte le porcate che trovo in casa. Poi ho scoperto che è terapeutico farsi liste, elenchi e cose del genere. E poi almeno, anche se ho una calligrafia di merda almeno rischio meno di dimenticarmi come si scrive in modo tradiszionale. Tante ottime piccole cose insomma.. spero solo di durare un po’. Che già con l’estate la vedo dura.

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