Lunedì, Luglio 7th, 2008
“Se non lo faccio adesso, quando lo faccio?”
La frase doc buona per tutte le occasioni. L’ideale per pararsi il culo. La giustificazione classica, specie se sei un finto meta-adolescente. No ma usala eh, fai pure, e nasconditici. Anzi guarda, issala e sventolala che tanto fanno tutti finta di non rendersi conto del suo sdoganamento. Tu puoi, sei (anzi, “sentiti”) legittimato da una società che sull’onda dell’inseguimento alla modernità si permette di fare quel che gli pare, ovvero matematicamente fare l’esatto opposto di ciò che dovrebbe. Nutriti pure del contrario di ciò che credi. Tu sei un meta-ragazzo, meta-giovane, meta-adulto, meta-uomo, meta-crisidimezzaetà.. fallo, vai tranquillo. E’ tutto moralmente consentito, sei compreso. Meglio ora che in futuro, no? Se non ora, quando?
Carpe diem? Originalone che non sei altro.. ti tiri solo la zappa sui piedi, come al solito.
Peccato non accorgersi della sostanziale differenza tra le parole PERDERE e PRENDERE. Tra il concetto di buttare il tempo o invece appropriarsene. Tra lo sprecare e lo sfruttare. Tra il subire o l’agire. Tra il credere e seguire, o il pensare e capire. Tra il dire, e il fare.
Peccato.
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Martedì, Aprile 22nd, 2008
Angel - La vita, il romanzo (”Angel“, 2007):
il primo aggettivo che mi viene in mente è pittoresco. Estremamente teatrale e fiabesco.. anche troppo. Colori ed occhi letteralmente accesi per tutta la durata del film. La Garai emana un’essenza di fascino difficilmente descrivibile così come tutti gli altri attori principali. Scenari ovviamente curati a dovere in pieno -l’aggettivo adatto è proprio pieno- stile primo Novecento. Trama a dir poco femminile, ma veramente troppo ostentata ed in linea con l’ambientazione. Perde tutto nell’ultima mezz’ora.
Voto: 6+.
Criminal Lovers (”Les Amants Criminels“, 1999):
Non idiota come sembra, ma nemmeno sufficientemente pregnante come dovrebbe essere. Intimamente francese, ma nel modo sbagliato. Non convince e risulta a tratti banale. Prospettiva e topic molto interessanti, ma a mio parere non trattati a dovere. Non riesce a far emergere appieno la tematica e stalla su elementi devianti non tanto per la narrazione quanto per il senso ultimo. Sospeso.
Voto: 5.
Sotto la sabbia (”Sous le sable“, 2000):
Un film che, come si direbbe qua tra amici, è un po un package. Nel senso che comunque ti devi sforzare per tirare avanti a guardarlo. Intimista ed essenziale quanto vuoi, ma i dialoghi non sono mica da evitare in quel modo per dio.. Sinceramente poco coinvolgente ed emozionante, senza tante pretese di trama o quant’altro. Fatto benissimo però, regia fotografia eccetera. E lo stile è il suo. Scena principe -quella della locandina per capirsi- favolosa.
Voto: 5–.
Canciones de amor en Lolita’s Club (”Canciones de amor en Lolita’s Club“, 2007):
Perfettibile, sicuramente. E gli attori, purtroppo, sono quelli che sono. Però ci sta, e ci sta molto. Peccato per la prevedibilità di un avvenimento focale, ma per il resto non è niente male. Me lo immaginavo diverso. Mi fanno inoltre notare che forse ci sono state un po’ troppe scene di sesso gratuito, ed effettivamente è vero. Ciò non toglie che mi è piaciuto, pur con tutti quei dettagli evitabilissimi. Fatto malissimo, ma a me è piaciuto.
Voto: 7+.
Chouga (”Shuga“, 2007):
Ragazzi, io c’ho provato. C’ho provato con tutto il cuore a trovare un senso a questo film, davvero. Ve lo giuro. Magari sono io che non capisco il linguaggio kazako, magari sono io che non colgo e non percepisco la poesia i sentimenti il dolore la drammaticità l’amore eccetera. Però verso la fine non vedevo l’ora che finisse, giuro. E non finiva mai..
Voto: 4.
Cinqueperdue (”5×2“, 2004):
Beh, che dire, il flashback -seppur a pezzi- fa sempre sangue, poi qui nel raccontare una relazione tra due persone diventa ancora più interessante. Film tristino dall’inizio, e con sensazione che resta lì implacabile. Fatto bene, come ormai vedo Ozon è solito fare, ha poche cose su cui obiettare e ancora meno da descrivere se non si vuol rovinare il film stesso. Ha un suo grande perché, anche se credo sia molto limitativo per i non amanti del genere.
Voto: 6,5.
Hallam Foe (”Hallam Foe“, 2007):
Tralasciando i sanguigni commenti sulla donna tra le più femmine del mondo (Claire Forlani) e l’altra coprotagonista molto molto interessante, devo dire che questo film mi è molto molto molto piaciuto. Semplicemente. Per varie ragioni, per l’insieme, per l’ambiente (musica eccetera), per il punto focale della trama, per la regia, per la semplicità. Per l’amalgama, il tutto. Forse a causa della vena sicuramente più commerciale, forse per l’abitudine ad un certo tipo di film. Forse. Ma molto molto bello.
Voto: 8+.
The Tiger’s Tail (”The Tiger’s Tail“, 2006):
Non capendo ancora cosa c’entri con la rassegna di Schermi d’Amore, questa pellicola si presenta in modo molto ambiguo, per certi versi originale, pur conservando un alone di banalità e idea riciclata. Ne esce un film tutto sommato guardabile, ma senza infamia e senza lode. Perde un po’ quando si realizza che l’attore è in realtà Mastella, ma per il resto alterna leggerezza, noir, e chi più ne ha più ne metta. Niente di più e niente di meno della sufficienza.
Voto: 6.
La Disparue de Deauville (”La Disparue de Deauville“, 2007):
Classico film che vorresti ma non puoi. Nel senso che gli daresti anche un buon voto, se non ti avesse fatto così schifo. Perché è proprio il tipo, il genere, il.. film che non ti piace. Però vedi che è fatto bene, che se ti attirasse lo declameresti come molto molto buono. E invece sta lì, fastidioso come pochi, poco sfruttato come pochi altri, e con carte anche intelligenti ed originali ma giocate malissimo e con tempi da galera. E’ un film vorrei ma mi son sbagliato.
Voto: 5-.
Nelle tue mani (”Nelle tue mani“, 2007):
Qua boh. Non so bene che dire. Oltre alla voce meravigliosa dell’attore (che comunque secondo me non si presta moltissimo alla recitazione, o quanto meno a quella parte) e a qualche scena divertente, tralasciando la Smutniak, il film non dice granché. O meglio, dice sempre de quela. Molti dubbi, poche parole.
Voto: 5+.
L’altra donna del Re (”The Other Boleyn Gir“, 2008):
Lo aspettavo, visto che era anche in anteprima nazionale, ma mi ha un po’ deluso. Vuoi forse perché la storia bene o male la sai, vuoi perché si fa sempre fatica a farsi andar giù film in costume, vuoi chissà cos’altro. La Johansson non la sopporto e non mi andrà mai giù, Bana per quel poco che fa va anche bene, la nostra Natalie Portman invece c’ha sempre il suo perché anche se ’sto giro mi ha lasciato un po’ col dubbio. Costumi meravigliosi, ma gente come al solito troppo pulita e perfetta. Hollywoodiano, e ho detto tutto. Quasi sufficiente perché son gentile, peccato che scivola via che manco te ne accorgi.
Voto: 6-.
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Lunedì, Settembre 3rd, 2007
Oggi passando dalle parti di Verona NORD, e quindi vicino all’aeroporto, mi è capitato di vedere - ma và? - un aereo in decollo. Non vi dico che razza di angoscia m’è venuta vedendolo lì che saliva potente e, soprattutto, circondato dal nulla. Ancorato al niente. Tenuto su da sè stesso. Il terrore, veramente. Pensavo di aver passato quei giorni in cui ero impaurito come un bambino al solo pensiero, invece mi ritrovo qui che ancora me la faccio sotto. E sì che è un’ora e mezzo di volo.. ma quanto sto piagnucolando? E non mi posso neanche drogare pesantemente, che all’arrivo devo essere bello sveglio, pimpante, con un inglese di base da masticare agevolmente, e con fiato e gamba per girare in ogni dove. Si vede che non ho mai volato eh? Chi mi conosce lo sa, soffro di vertigini anche su una scala a pioli di dieci gradini, o a volte anche su un balcone di primo piano. Sto proprio male e sento un buco nero nello stomaco. E pensare che se fosse per me proverei anche deltaplano o paracadutismo, è uno dei miei più grandi desideri: solo che a pensarci quasi svengo. Mi chiedo veramente cosa mi sia successo da bambino per soffrire di tutte ’ste paranoie..
21 anni per un cazzo.
Comunque sia, ormai ci siamo: domani è l’ultimo giorno in Italia. Fra poche ore aggiornerò definitivamente il countdown a 0. A pensarci mi gira la testa. Il momento tanto agognato è arrivato. Già sento la canzone “Costruire” di Niccolò Fabi che fa da colonna sonora a questi momenti.
In queste ultime ore prima della partenza però sento una strana sensazione, come da.. boh, non so definirla. Come se (quasi) non volessi più partire; perché il periodo di attesa per la partenza per un viaggio così speciale regala veramente un casino di emozioni e di carica, ed è stato piacevolissimo. Come dicevo in qualche post fa, infatti, il pensare che “tanto poi parto e mi diverto come un deficiente” era un appiglio pazzesco per il morale di fronte a tutte le problematiche quotidiane. Ora, ci sarà sì il divertimento e la goduria dell’essere in viaggio perenne o comunque in Erasmus, ma giornalmente si verificheranno tanti tanti casini. E, per carità , questo è il bello. Però non so, ripeto, la sensazione è strana. Forse è normale, forse è un po’ di tristezza nel lasciare amici, parenti e conoscenti, forse è che mi sento impotente perché nelle valigie non riesco a mettere tutto ciò che voglio, forse questo, forse quello. Resta il fatto che I’m feeling this. Ma sono anche inebriato al solo pensiero. Quindi vabbè. Definire tutto questo come un’avventura sembra banale, ma penso che sia il termine più adatto per rendere l’idea. Perché di avventura vera si tratta: mistica, ardua e coinvolgente.
Mi sento come Indiana Jones, il mio vecchio idolo, in The Last Crusade: di fronte a tanta, tanta azione. Adoro.
Ti ho già detto di non chiamarmi più Junior!
(Indy)
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