Canto quindi sono
Ho sempre odiato il karaoke. Sempre.
Non so perché, ma non mi è mai andato a genio. Non ho mai sopportato l’idea che degli scellerati stonati come campane possano trovare il coraggio di salire su qualche palco e, brandendo fieri e disinvolti un microfono, esibirsi a squarciagola manco fossero Placido Domingo. Non sono mai riuscito a capire dove si possa trovare tale insensato coraggio.
Anche perché, diciamocelo, a volte è proprio uno strazio: gente che senza pudore si mette a fare acuti lirici in canzonette, tizi che si cimentato in canzoni vocalmente molto impegnative quando non riescono loro stessi ad ascoltarsi nemmeno sotto la doccia, e personaggi pazzeschi che storpiano l’inglese manco fosse un pezzo di fil di ferro. E poi magari ti rovinano la tua canzone preferita.
No, non l’ho mai sopportato.
Eppure, ieri sera, qualcosa è cambiato. Ieri sera, per non so qual motivo, ci siamo ritrovati in questo strano posto, una birreria/music-bar molto caratteristica nella bassa veronese. Il locale è abbastanza carino: ambiente unico molto grande, due salette più piccole, moltissimi tavoli, e ambientazione tardo-medioevale. Più o meno.
E se non si era capito, non è certo un posto cosiddetto in, o comunque frequentato dall’informe e modaiola massa giovanile. Anzi. E la particolarità è quella di essere appunto un “centro karaoke” a quanto pare molto frequentato. Due proiettori per video e parole, angolo dischi, e una moltitudine di provetti cantanti. E’ la classica birreria alla mano, di paese, piena di gente, birra, urla e schiamazzi. Ma la cosa del karaoke sembra regolare gli animi ed andare parecchio bene. E, più che altro, sembrano esserci buone ugole. Prima fra tutti il proprietario del locale: uomo di stazza e peso non indifferenti, caratterino notevole, predisposizione alla bestemmia/dialettica libera, ma in fin dei conti gran bella voce. Fantastica tra l’altro la versione in dialetto veronese di Bella senz’anima di Cocciante.
Ecco, ieri sera ho rivalutato molto il karaoke. Sarà forse perché lì dentro si cantava tutti come pazzi, sarò che certe canzoni coinvolgono bene o male sempre, sarò che l’ambiente alcolizzato aiuta, sarò che a parte alcuni interpreti scandalosi gli altri si sono comportati degnamente, sarò l’aria l’acqua il caffè… insomma, è scomparso l’odio per questa pratica barbara e per Fiorello che l’aveva portata alla ribalta una decina d’anni fa. L’unico neo, oltre alla codazza da cavallo, che posso rimproverare al fortissimo Rosario nazionale.
Ma non preoccupatevi. Non c’è il minimo pericolo di vedermi o, ancor peggio ascoltarmi, in una di queste sagre dell’orrore. Proprio no. Potrebbe essere la causa di molte e molte disgrazie, oltre che l’origine del vostro futuro ed incurabile danno all’apparato uditivo.






















