[giuro che tra qualche post finisco di mettere 'sto titolo idiota. Portate pazienza]
Dunque. Ieri, finalmente, s’è iniziato a ragionare. Ovviamente non sto parlando di lezioni – che inizieranno la settimana prossima – ma di incontri, conoscenze, serate. Ieri è iniziata la cosiddetta settimana di orientamento per gli studenti erasmus qui a Leuven. Tra l’altro un inaspettato cielo limpido con sole incluso ha illuso la brulicante ed eterogenea massa di studenti fino alle 2pm, dopodiché ovviamente è tornato il solito grigiore. Nonostante la mezza bella giornata, quando ci siamo recati alla University Hall, in bici alle 9am c’era un freddo fottuto. Un km o poco più di strada e mani e viso erano completamente anestetizzate dal principio di congelamento.
Arrivati a destinazione finalmente, dopo due settimane, abbiamo visto ’sti benedetti nostri colleghi erasmus. Parecchi devo dire, tanti da riempire completamente tutta la sala dove persone/responsabili varie ed eventuali ci hanno accolto e bla bla bla. A primo colpo d’occhio: tanti/e spagnoli/e, italiani/e, cinesi, est-europei/e; poi mille altre etnie. Molto interessante e degno di nota anche la maggiore percentuale di esemplari femminili rispetto ai maschi.
Un’oretta dopo, spostamento verso un atrio pieno di banchetti informativi vari, angoli di ristorazione e di iscrizione a gruppi/viaggi/feste, e zone di intercultural-meeting. Da segnalare:
- il meraviglioso banchetto in cui potevi prenderti un adesivetto con scritta la tua facoltà , e se volevi il tuo nome, da sfoggiare attaccato ad una zona a piacimento del tuo corpo. Picchi di trash-collegiale-americano altissimi e bellissimi, soprattutto quando ci si guardava ’sto adesivo per capire dal nome la nazionalità ;
- il banchetto della polizia, da cui ho prelevato come primo gadget della giornata una superba penna blu della Politie;
- i banchetti ad hoc solo per israeliani, cinesi, africani, … ;
- il banchetto dove i, suppongo, ciellini del posto cantavano e ti invitavano a cantare cose di dubbio gusto addobbati con sciarpe multicolore supra le t-shirt;
- il banchetto dei fattoni, che non so se vendevano roba usata o ti davano qualche informazione di non so che utilità ;
- il banchetto del Pangaea, che è tipo un posto di ritrovo per gli studenti internazionali, in cui ci si poteva registrare con l’unico scopo (almeno per me) di ricevere la loro tazza meravigliosamente arancione;
- il banchetto del tal gruppo LOKO, che a quanto ho capito son quelli che organizzano le feste alcoliche (di cui una stasera);
- i vari angoli con gente che di diceva/chiedeva cose che non si capivano e che comunque di sicuro non ci interessavano.
In questo denso melting-pot di culture, facce, espessioni, sorrisi, dubbi, sguardi storti e sguardi speranzosi, si son fatte le prime conoscenze e i primi ritrovi. Ho ribeccato Evan e Nicholas, con l’americano che spiccava fra tutti (porca puttana se è grosso), e abbiamo pian piano scoperto quasi tutti gli italiani. Fare comunella con gli italiani ovviamente è la cosa più facile e più veloce, perché li senti subito, gli domandi subito, ti aggreghi subito. Da parte mia c’era/c’è un po’ la voglia di non stare troppo con italiani, per vari motivi, ma quando sei lì è anche difficile non chiacchierare un po’ spensieratamente o rifiutare di parlare con qualcuno che magari ha bisogno di una voce con idioma amico dopo un po’ di tempo di totale non-capisco-un-cazzo. Parlando di italiani quindi, con Jack e Carlo (che sembra di sentire Valentino Rossi, ma più simpatico), abbiamo conosciuto:
- Alessandro da Pavia (memorabile il suo “I’m twentyone.. fresh!”, con cui ho capito la sua nazionalità) (tra l’altro è identico ad un mio amico);
- Giuseppe da Bari (stip-cà-tròv);
- nome-in-codice-Jesus da Torino, tutto figo che snobba tutti gli altri italiani e che s’è già creato il suo gruppone a forza di This is Tizio e She is Caia con cui raccimolava gente a caso. Jesus (giusto per non dire ogni volta il suo nome per intero che è Gesù Cristo) perché fa spudoratamente il leader di questa sua mandria di discepoli, e perché – forse non a caso – a tavola era in mezzo a tutti che spadroneggiava e pareva di vedere L’ultima Cena di DaVinci. Giuro. Poi s’è già accaparrato quasi tutti quelli che volevo farmi amici io, come i due ciccionissimi-obesi-neri-dalla-faccia-simpatica americani e la tipa che gira sempre sorridente e che continua a parlare, che la vedi subito che è quella che la darà via AL MONDO e che quindi tutti si faranno nel momento del bisogno. Per cui mi sta già in culo, e quindi subito grandi occhiatacce tra noi (che lui avrà si è no dieci anni più di me), ma poi magari col tempo mi capita di conoscerlo e diventiamo grandi amici, chi lo sa. Fattostà che un avversario ci vuole sempre, senò non ti diverti.
- Un gruppetto di tipe di Foggia e un ragazzo di Messina, di cui non ricordo il nome;
- Una ragazza di boh, che si chiama Viviana (credo), ma che io chiamerò per sempre Isabella – ma non so perché;
- Nicola da Napoli (credo. O comunque Campania in generale), che però conoscevo già dai primi giorni + alcuni suoi amici;
- due ragazzi di Trento che incredibilmente si conoscono con Jack;
- Sara da Bassano, simpaticissima e carina ragazza che, non si sa come, ha avuto la coincidenza di prendere lo stesso aereo di martedì da Treviso che ha preso Jack;
..e poi altre ragazzi e ragazze che non ricordo di dove sono o tanto meno da dove vengono. In tutto comunque credo che, a occhio e croce, saremo in una trentina. Di italiani intendo.
Poi gli stranieri, e qui a raccontare c’è da divertirsi. Ma non ho più tempo per continuare, e rimando alla prossima puntata che devo uscire e stasera c’è la prima festona: dobbiamo spolpare un cinese a forza di alcol, e approfondire alcune conoscenze. Quindi poi la narrazione forse mi riuscirà più completa ed esauriente. A domani/dopodomani.