Amori in (con)corso

Martedì, Aprile 22nd, 2008

Allora allora allora. La settimana dello Schermi d’Amore è finita.
E’ stata una settimana molto interessante, sotto tanti punti di vista. E’ stata una settimana molto intensa e faticosa dal punto di vista fisico e mentale. E’ stata una settimana dedicata totalmente a cinema e derivati. E’ stata una settimana di scoperte, conoscenze, auto, orari sfasati, cene saltate, chiacchiere allegre e divertenti, lavoro tra virgolette, illuminazioni artistiche, critiche, e caramelle e cioccolatini.

E’ stata una settimana stancante comunque. Tutti i giorni andare e tornare da Verona, tutti i giorni con pomeriggi e sere occupati. E’ stata una settimana nella quale non ho fatto altro che dormire e stare lì al Cinema Filarmonico. Ma è anche stata una settimana che rifarei volentierissimo e subito, anche se ieri e oggi mi sento uno straccio.

Avendo il pass dell’organizzazione mi sono visto molti film, ovviamente. Ho già un post preparato, con alcune righe di commento personale per ogni film che ho visto, e lo pubblicherò a breve. Devo dire che ci sono state tante scoperte, alcune delusioni, molti dubbi e tante nuove certezze. Da Ozon ad Hallam Foe.

Stando all’Info-Point sono stato anche molto a contatto con la gente, e forse una delle cose più interessanti della settimana è proprio questa. E’ interessante considerare le persone che si vedono durante una manifestazione di questo tipo: chi ci lavora, chi organizza, chi è spettatore, chi è invitato, chi è giurato, eccetera. E’ tutto molto, molto interessante. In questi giorni mi sono preso del tempo per molte considerazioni e riflessioni su queste cose
Inoltre ho conosciuto i “colleghi”, ovvero le nuove persone con cui ho passato questa settimana. Persone che poi alla fine il caso ha voluto che fossero praticamente tutte ragazze, di cui un paio di notevole interesse personale. E qui, volendo, ce ne sarebbe da dire..

In fin dei conti comunque ottima esperienza: divertente ed interessante più che a sufficienza, fonte di numerosi stimoli, e probabile spunto per futuri avvenimenti.
Oggi sono particolarmente poco propenso a fare le solite critiche, quindi risparmio a tutti le mille constatazioni su persone, fatti, eventi e organizzazioni varie. Ce ne sarebbe da parlare e discutere per ore volendo. Comunque sia voglio dare merito e risalto a tutte le sfumature positive della cosa oggi, per le polemiche faccio sempre tempo a scrivere qualche spaginata di stronzate.

Schermi d’Amore 2008: se non siete venuti non sapete che vi siete persi.

Io che non vivo più di un’ora senza Lost

Sabato, Marzo 22nd, 2008

E con la puntata 4×08 denominata “Meet Kevin Johnsonsi è concluso questo primo stralcio di quarta stagione di Lost. Stagione che riprenderà dopo una fastidiosissima pausa di sei settimane (fine aprile) con altre -solo- cinque puntate anziché sette, tutto a causa del famigerato sciopero degli sceneggiatori finito recentemente.
Non ne avevo ancora parlato perché ero, e sono ancora, molto combattuto sul giudizio da dare a queste puntate. Quindi ho aspettato questa ottava, per vedere, sperando, e poter fare i primi commenti.

Come ho già accennato a qualche persona vicina, e a qualche compare con dipendenza, fin’ora questa stagione non mi sta piacendo per niente. Dirò di più, sotto certi aspetti sono molto deluso. Un po’ perché forse mi aspettavo troppo (mea culpa) pensando ad incredibili fuochi d’artificio, ma un po’ anche a causa del fatto che effettivamente queste puntate andate in onda -comparate con le precedenti stagioni- sono di qualità inferiore.
Tra l’altro sono arrivato alla conclusione che forse questa stagione non mi sta piacendo perché, semplicemente, stanno iniziando a spiegare le cose. E il discorso è questo: o le stanno spiegando veramente di merda (cosa che è comunque vera, perché dopo mille puntate di misteri irrisolti su misteri più irrisolti dei precedenti, non si può svelare una cosa ruttando nel mezzo di un discorso completamente differente), o come temevo le spiegazioni sono al di sotto delle aspettative e sono molto banali rispetto alle possibili meravigliose alternative.

Detto questo c’è da dire che comunque non è, ovviamente, tutto da buttare. Ci mancherebbe. Alcune perle si sono viste [NO SPOILER], ed un paio di puntate decenti ci sono state come ad esempio la 4×03 (mi pare) e quella su Desmond. Tra parentesi si sta confermando una volta di più il fatto che i personaggi principali del telefilm sono anche quelli più banali (colpa degli attori?) mentre la vera figata sta nei personaggi “secondari” come, manco a dirlo, il fantastico Benjamin Linus.
Molti dei misteri più pazzeschi e sconvolgenti sono stati momentaneamente accantonati, deludendo ulteriormente i fan della tipologia del sottoscritto, procedendo invece nello svolgimento -ed in alcuni casi anche praticamente concludendo e spiegando “definitivamente”- di alcune tematiche prettamente più “logistiche” e generali. Circoscrivendo e limitando molto alcune questioni, tra l’altro.

Insomma, tralasciando il fatto che tra flashback, flashforward, flashforward che in realtà sono flashback eccetera, non si capisce più un cazzo, questo mio Lost mi sta già cadendo in rovina. Ed è un peccato, un gran peccato.
Ma non tutto è perduto, perché ci sono le prossime cinque puntate che possono risollevare le sorti del telefilm (e l’ultimo finale promette abbastanza bene) nonché altre due stagioni da -altri scioperi permettendo- sedici puntate. Dopotutto è anche probabile che questo momento di flessione fosse necessario: per la trama, per il proseguo, per tutto. Quindi lo posso accettare.
Però dai eh. Dai.

Life is wine

Mercoledì, Gennaio 2nd, 2008

E siamo ancora qui. Sopravvissuti.

Siamo ancora qui, vivi, che possiamo raccontare di aver passato incolumi (chi più chi meno) un altro anno. Siamo ancora qui, magari ancora un po’ malandati per i bagordi della notte appena passata, che ci ritroviamo senza nemmeno essercene resi conto di fronte all’ennesimo ciclo di 365 giorni -Anzi, 366 in questo caso: ventiquattro ore in più quest’anno per cazzeggiare alla grande.

Siamo ancora qui che pensiamo a cosa stracazzo abbiamo festeggiato ieri, visto che -tanto per essere allegri e gioiosi- possiamo considerarci solo un anno più vicini al nostro trapasso. Siamo qua che ci chiediamo cosa avesse di tanto speciale quella mezzanotte, visto che stamattina il sole è sorto come al solito e noi si ù dovuto mangiare qualcosa lo stesso per sopravvivere, oggi come settantacinque o quanti-volete anni fa.

Siamo ancora qui che comunque ringraziamo che non sia stato come per il natale o le altre ricorrenze religiose che ora sono solo dei fenomeni commerciali. Siamo ancora qui che, tutto sommato, meglio che niente. Siamo ancora qui che, se avessi lavorato, forse almeno ci guadagnavo qualcosa. Siamo ancora qui, vivi, dopo che abbiamo pensato di restarci secchi per quella che alla fine ricorderemo come una “sbornia colossale”.

Siamo ancora qui che sbuffiamo per aver passato una nottata noiosa, o siamo felici che alla fine tutto quanto si era organizzato è andato a buon fine e ci siamo divertiti. Siamo ancora qui che pensiamo che ci faremo il mazzo anche l’anno prossimo perché ne è valsa la pena, o stiamo giurando di non fare mai più un ultimo dell’anno , o con loro.

Siamo ancora qui che cerchiamo di ricordare i nostri propositi per l’anno nuovo dichiarati solo qualche ora fa, e nel caso riusciamo a ricordarne qualcuno ridiamo sotto i baffi perché sappiamo che non riusciremo mai nell’intento. Siamo ancora qui che però continuiamo a dire no ma dall’anno prossimo.. quando sappiamo di ingannare solo noi stessi. Siamo ancora qui che giuriamo e spergiuriamo sul nulla.

Siamo ancora qui e continuiamo a sperare, o pregare qualcuno o qualcosa. Siamo ancora qui che ci crediamo.
Siamo ancora qui. E non l’avremmo mai immaginato.

Die, die, die my darling

Lunedì, Dicembre 3rd, 2007

Mi ha appena sfiorato questa riflessione:

Ad essere gay sarebbe tutto, paradossalmente, molto più semplice.

Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perchè si ha voglia di dire qualcosa

Mercoledì, Novembre 21st, 2007

[sclero di qualche sera fa..]

C’è che le persone mi deludono.
Spesso, le persone mi deludono. Anzi, quasi sempre.

Ho realizzato questa cosa da qualche tempo a questa parte. E ora che l’ho capito, quasi me lo aspetto. Son lì che attendo fra un po’. Ci manca solo che chieda a voce alta beh, a quando la delusione?. Perché poi ho visto che alla fine è solo questione di tempo: c’è chi ci impiega meno, c’è chi ci impiega di più. Varia anche a seconda del sottoscritto, ovviamente. Dipende da quanto mi impegno per conoscere la persona in questione, quando mi interessa o mi interessa scoprire di questa. Oddio, a volte capita anche per caso. Infatti forse non è nemmeno questione di “scoprire”, è questione di “accadere”. Quando succederà?

Perché succederà . Oh, se succederà . Le persone ti deludono; sta solo a te capire perché, come, e se è una delusione “normale” -comprensibile e/o giustificabile- ed accettabile o una delusione che cambia veramente il tuo modo di vedere quella persona. Sta a te capire e decidere se passarci sopra, o no. Se ti va, vuoi, te la senti, di passarci sopra. O no.
Perché per quanto una cosa può sembrare piccola ed insignificante, per quanto una cosa a te personalmente non cambia niente del mondo fisico e nella tua realtà, per quanto una cosa è un’inezia rispetto ad altre alle quali passeresti su, per quanto possa essere comune o assolutamente normale.. se una persona.. se una certa persona.. se quella specifica persona.. la fa.. ti delude. Se quella persona si rivela tale, ti delude.

Ovviamente più a questa persona tieni, più questa delusione si fa insopportabile. Cocente, ingiustificabile, imperdonabile, incomprensibile. Più pensi di conoscere questa persona, più questo piccolo dettaglio ti smerda. Ti lascia completamente esterrefatto. Ti lascia tradito. Ti lascia dubbioso. Ti lascia senza sapere più che fare.
Che poi la cosa fastidiosa è che la delusione deriva o da un tuo errore di valutazione, o da un tuo ingenuo eccesso di buona fede, o da semplice incoerenza altrui; che se viene (o è stata) negata o nascosta, amplifica la sua magnitudo.
Spesso sono cazzate, sì. Ma cazzate che per te hanno un senso. Un grande, grandissimo senso. Senso che l’altra persona evidentemente non ha capito, e da qui la delusione. Un senso e un significato che per te magari è tutto, e che tu prendi come campione rappresentativo per il “generale”. Anche perché poi sembra quasi un affronto. No, forse un affronto no.. ma qualcosa che ti è stato fatto apposta. Prendi la cosa come personale. Non riesci a fare altrimenti.
Se non dici niente vai contro la natura, la tua natura, vivi peggio il rapporto e lo stesso ne risente non restando più come prima. Se ne parli con la persona direttamente interessata il rapporto ovviamente cambia e non torna più come prima. Di conseguenza una delusione, in quanto tale, ha una nascita ma vive in eterno. Resterà sempre lì. Qualsiasi cosa tu faccia. A seconda dei casi è rimediabile nei suoi effetti, ma la causa c’è o c’è stata e quindi ne rimane traccia indelebile.
La cosa tragicomica poi è quando si viene accusati di aver a propria volta deluso e di non essersi accorti di qualcosa di immensamente significativo per gli altri, quando invece ce n’eravamo accorti eccome e si era agito di conseguenza proprio per evitare malintesi ed incomprensioni. Ma si sa, più si cerca di fare del bene più si viene presi per malfattori. Cosa che tra l’altro fa riflettere, visto che la malafede ha radici nella propria auto-coscienza.
Alché sorge quindi la Lubranesca domanda spontanea: ma non è che a tua volta hai deluso qualcuno? O magari hai deluso te stesso? E perché? Te ne sei accorto almeno?, l’hai fatto di proposito? Come puoi giustificare te stesso o il tuo accanimento contro la delusione?
La domanda allora potrebbe diventare: è giusto e sensato il tuo risentimento? Ti ritieni deluso e parte offesa con cognizione? Chi sei tu per sentirti deluso?

Ma soprattutto, as usual: che cazzo hai appena scritto?

Edit:
..minchia cos’ho trovato..

  • La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione.
  • Di norma, gli uomini aspettano la delusione: sanno che non devono spazientirsi, che presto o tardi verrà, che accorderà loro la dilazione necessaria perché possano dedicarsi alle occupazioni del momento. Diverso è il caso del disingannato: per lui la delusione sopraggiunge contemporaneamente all’atto; non ha bisogno di spiarne l’arrivo, essa è presente. Affrancandosi dalla successione, egli ha divorato il possibile e reso superfluo il futuro. “Non posso incontrarvi nel vostro futuro” dice agli altri. “Non abbiamo un solo istante che ci sia comune”. Perché per lui l’insieme del futuro è già qui.
  • Quando si scorge la fine nel principio si va più in fretta del tempo. L’illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato.Emile Cioran

Mah. Boh. Tranqui. Non so.

Sabato, Novembre 10th, 2007

Hanno tirato su un supermercato in tre mesi.
Hanno messo sensi unici a tradimento.
Chiudono il bar principale in piazza.
Chiudono forse anche il bar vicino alla stazione.
(se prima c’era il niente, ora ci sarà il nulla)
C’è un freddo puttana.
La televisione è in-guar-da-bi-le.
Le notizie arrivano con settimane di ritardo.
I butei sono sempre i butei.
La gente fa sempre il contrario di quello che dovrebbe.
Death Proof lo pensavo meglio. Ma che fighe.
Un futuro da allenatore di teenagers?
Soldi soldi soldi.
Aria.
Cielo stellato.

Le considerazioni a tiepido

Venerdì, Novembre 9th, 2007

..di rientro in patria e nelle umide pianure della bassa veronese:

  • Mi sa che c’è più freddo qua che non su in territorio belga.
  • Camera mia è meravigliosamente accogliente.
  • Quasi mi mancavano i meeting di gente anziana che urla sotto la mia finestra.
  • L’ADSL di Alice è parecchio lenta.. me l’ero scordato. Dai con ’sti 7 mega Telecom.. dai!
  • Telefilm, serie, fumetti: a me.

Per quanto riguarda il volo di ieri: se non mi fanno cagare in braghe i signori della Transavia non sono contenti.
Il primo volo della mia vita era partito con un’ora e tre quarti di ritardo ed era appunto il primo volo della mia vita. Ma vabbè.
Il secondo volo della mia vita (quello di ieri appunto) è partito con tre quarti d’ora di ritardo dall’aeroporto di Amsterdam Schiphol, ma il problema più grosso è che quei quarantacinque minuti li abbiamo aspettati seduti in aereo mentre riavviavano più e più volte tutto il sistema dell’aereo (o quello che è) a causa di non meglio specificati problemi tecnici. Il tutto mentre fuori imperversava acqua e vento in quantità da far muovere l’aereo. Di sera. Se non precipitavamo ieri non precipitavamo più.
E infatti non siamo precipitati, e io vi sto raccontando tutto ciò.
O forse siamo precipitati, e io sono morto a causa di un attacco cardiaco fulminante ordinato dal mio subconscio, ancor prima di rendermi conto del tutto, per non farmi morire nel terrore più straziante. E quindi, oltre a rendere merito al mio mitico subconscio, ora vi sto scrivendo da un non precisato internet cafè di una non precisata dimensione in un non precisato tempo e spazio.

Fattostà che non ricordo quale parte della frase “un posto NON vicino all’ala” dev’essere sfuggita al tipo dell’aeroporto. Forse la negazione. E sì che l’avevo detta in stampatello e mi pareva che lui mi avesse capito. In ogni caso lo perdono, il butèl lì, per avermi fatto lo sconto sui chili in eccesso del mio voluminoso bagaglio. Quindi pace.
Un generoso grazie va anche a quelle due graziose donzelle che in aeroporto mi hanno onorato di non uno ma ben due pomposi gadget della Fortis, vale a dire dei simpatici e comodi poggia testa gonfiabili rossi con su scritto “dream^2″, mentre infine una doverosa annusata di rispetto va anche a quel bel cane della Guardia di Finanza di Verona che non mi ha particolarmente cagato mentre passavo il posto di blocco. Non che avessi niente, ma l’angoscia in quelle situazioni ti prende sempre. Tipo che magari eri seduto di fianco ad uno che si era fatto scorta e che nel mentre tu eri un pelo distratto ti ha messo le sue provviste per l’inverno in tasca. Che le figure di merda si fa presto a farle eh.

Comunque, per la cronaca, mi sa che ci sto prendendo gusto a volare. Giuro. ‘Sto giro mi è quasi piaciuto. Perché poi è una figata guardare fuori dal finestrino mentre atterri o appena ti stabilizzi all’inizio.
A parte la partenza però. Che lì son cazzi, e i primi 10 minuti te ne devi stare bello dritto e sorridente guardando davanti a te nel vuoto sperando che quelle strane cose che senti siano del tutto normali. Consigliatissimo poi, per aumentare notevolmente la sensazione di apocalisse adrenalinica durante il movimentato decollo, l’ascolto di “Isacco Nucleare” dei Verdena sparato a più non posso nelle orecchie.

Prima lettera ai Pippalonicesi

Lunedì, Novembre 5th, 2007

Ed è con in sottofondo (casualmente) “All You Need Is Love” dei Beatles che mi accingo a scrivere alcune riflessioni a mente e ruota libera. Ragionamenti dovuti anche ad alcune considerazioni di pochi minuti fa.

Il succo del discorso è che probabilmente sono troppo figo per questo mondo. A volte credo profondamente in questa cosa. Altre volte invece ne sono estremamente convinto. E man mano che proseguo nel mio cammino di vita questa considerazione non fa che consolidarsi. Solo raramente mi sfiora la mente che non ho capito un cazzo e che in realtà sono l’ultimo dei cretini sulla faccia della terra, per questo motivo tendo a etichettare questo pensiero come fasullo e dettato dallo stress, per cui lo scarto immediatamente.

La verità è che veramente la gente non è a posto con la testa. Ok, non lo è nessuno e io sono il primo degli psicopatici leggermente spostati. Però dai.. come si fa? Voglio dire: essere un po’ spostati ci rende a posto, è normale. Ma c’è chi è più che spostato, direi traslato completamente, della media; e chi non lo è affatto, il che forse è peggio ancora.

Ho un male al collo allucinante. Ma questo non c’entra niente.
Ho capito finalmente che il modo corretto per scrivere c’entra è proprio c’entra. Con l’apostrofo.

Sono un figo perché, in fin dei conti, io capisco quello che c’è da capire. Gli altri non capiscono un cazzo.
Mi rendo conto che il tutto suoni molto arrogante, supponente e presuntuoso, ma non ho scelto io di essere un figo. A volte veramente non vorrei capire le cose. Qualcuno disse che l’ignoranza è un bene. Quanto c’ha preso! A volte veramente non vorrei rendermi conto delle cose, non sapere, non capire, non sentire e vedere. Ma niente. Non c’è verso. Certe volte credo che il mio problema sia proprio essere troppo cosciente delle cose. Non ho detto, e dico, “sveglio”. Non sono sveglio. Sono probabilmente una delle persone meno sveglie che conosca. Però in qualche modo ci arrivo, e ci arrivo sempre. E’ un cazzo di problema.

Con figo, comunque, intendo ovviamente intelligente in modo interessante. Una mia nuova grande definizione.

In questi ultimi anni sto cambiando molto. Sto cambiando profondamente. E, come mi piace dire spesso, mi sto evolvendo. Sto cambiando interiormente, sto cambiando mentalità , carattere, attitudine. Forse non proprio nel meglio che potessi, ma sono comunque molto contento dei risultati che sto raggiungendo. A livello personale proprio.. sono orgoglioso del nuovo me che nasce ogni giorno.
Sto diventando (o lo sono già?) molto più “cattivo” e cinico. E devo ammettere che ci sto prendendo gusto. Dopotutto me lo merito. So di meritarmelo. Lo so. C’è però da dire che sono contento di quello che sto quotidianamente diventando, ma non quello che sto facendo. Perché sotto quel profilo non sono contento di me stesso, e a dire il vero forse mi sto anche auto-delundendo molto. Sulla forza di volontà infatti ci sto ancora lavorando, e sarà un lungo e faticoso processo.

Resta il fatto che comunque mi ritengo un grande, sotto certi aspetti. E ‘fanculo la modestia. Sono sempre stato umile e modesto. Il giusto. E giustamente. Non me lo potevo permettere, ma era anche doveroso che lo fossi. Ora invece no. Se mi riconosco in un certo tipo di profilo non vedo perché dovrei negarlo. Non vedo il perché dovrei negare molte cose, a dirla tutta. E a dirne ancora di più non vedo assolutamente il perché la gente debba negare ciò che è.

E’ la redenzione del me non-figo-ma-figo. E mi preferisco, rispetto ai fighi-ma-non-fighi. Chi capisce capisce. Chi non capisce se lo faccia spiegare. A quel punto cominciate a stare all’erta: arriverà il giorno.
E saranno cazzi per tutti. Grossi cazzi amari.

Il profeta nORgE ha parlato.
Andate in pace e prosperità: che la forza sia con voi.

Anonymous Writings

Domenica, Novembre 4th, 2007

Con questo post potrebbe partire una piccola “rubrica” periodica. Ma anche no.
Qui di seguito una cosa che scrissi tempo fa. 2003 mi pare.

Come al solito.
E’ lì sotto le lenzuola da tre ore, e non ha nessunissima voglia di uscire da quel letto così affettuoso. Non che abbia ancora sonno, ma la pennichella del pomeriggio è per lui qualcosa di straordinariamente assuefante. Una volta dentro, uscire è sempre un’impresa degna del miglior Indiana Jones. Se ne deve inventare una sempre diversa ogni volta per riuscire a svincolarsi da quell’agglomerato di soffice e deliziosa comodità . L’unica via di scampo sarebbe quella di trovare una motivazione pseudo-seria per alzarsi e, a volte, anche se c’è vale la pena restare sdraiati ancora, apposta, perché è una motivazione veramente indegna. Tipo il doversi mettere a studiare. O meglio, alzarsi per poter in teoria studiare. Sono anni infatti che non lo fa più. Non ne trova più lo stimolo, la pazienza, la voglia. Non ci riesce più. Non ne è più capace. E’ più forte di lui.

Le 19. Le 19 e qualcosa. Si deve alzare, dai. Ormai non riesce neanche più a star lì. E allora, tra lo stordimento più che generale, si alza e muove passi scoordinati stile barca in balia di una tempesta. Barcollando e rimbalzando di qua e di là nella stanza e attraversando il corridoio affidandosi alla sua buona stella, eccolo naufragare nella spiaggia a lui più congeniale. Comoda, larga, verde, con strumenti di intrattenimento e generi di prima necessità a portata di mano. Il divano. Quella stupenda oasi felice dove svegliarsi con calma e piacere, sgranocchiando qualcosa, sorseggiano qualcos’altro di compatibile e aggiornandosi tramite quella scatola nera di ventotto pollici posta lì di fronte, a portata di telecomando. Che anche se si cenerà tra un’oretta barra oretta e mezza, uno spuntino non fa mica male.

La mente è sgombra. Forse, anzi sicuramente, totalmente rincoglionita. Indubbiamente off-line, sconnessa dal mondo esterno. Lo sbalzo di temperatura dalla bedroom al soggiorno è rilevante, ma c’è tempo per abituarsi. Fuori da questo microcosmo rappresentato da lui e dagli oggetti inanimati che con lui stesso interagiscono c’è il nulla. Il nulla capace di non impensierirlo. Il cellulare è lì, di fianco alle sue oziose natiche, acceso e pronto all’uso; ma tanto si sa che non lo userà se non per guardare l’ora. Fino a sera. Non ha uno straccio di ragazza che gli telefoni o mandi un SMS e nessuna spasimante apparente. Gli amici di simil-avventure son sempre occupati, e i compagni di classe non lo chiamano per chiedergli i compiti o cose del genere, che tanto sanno che-lui-non-sa. Quindi figuriamoci.

Stasera niente allenamento, e se ci fosse stato forse non ci sarebbe andato lo stesso. Non per qualcosa, la pallavolo gli piace e gli è sempre piaciuta, ma è la solita instancabile pigrizia che lo frega. Cena veloce con uno sguardo alla televisione, ed intanto il pc è già bello che acceso e connesso alla rete. Non sta facendo niente, nessun processo in corso, ma è connesso. Forse c’è qualche canzone in coda sul programma P2P, ma comunque siamo sempre lì. Probabilmente c’è qualche butèl che sta cercando di contattarlo con MSN per far due chiacchiere, ma lui è di là stravaccato sul divano e non sente neanche il plin del pop-up microsoftiano.

Guarda qualcosa alla tv, un film, un telefilm, Quark, una partita, MTV, qualcosa. Finita la prima serata eccolo che si trasferisce trascinandosi in ufficio. Controlla la casella di posta elettronica, dà uno sguardo al suo blog, nota che non l’ha cagato nessuno come al solito, legge una decina di post tra quelli dei i suoi blogger preferiti, forse posta qualcosa anche lui. Se gli va. Se si ricorda cosa gli viene in mente durante la giornata, o più semplicemente se trova qualcosa da dire.

E naviga. Naviga senza meta in quella fitta rete di informazioni, immagini, notizie e curiosità che da qualche anno a questa parte lo ha stregato e ridotto dipendente. Internet per lui è come una droga. Non riesce a staccarsene. Nonostante che l’80% del tempo passato in rete è completamente perso e senza motivo. Ma a lui piace saltellare qua e là, di sito in sito (spesso sempre lo stesso, in loop), cazzeggiando.

Dopotutto è una bella cosa cazzeggiare. Il non far niente è qualcosa di estremamente liberatorio. Anzi no, liberatorio è qualcosa di diverso. Il non far niente, e il rendersene conto, provoca in lui una sensazione molto strana. Bisogna esserne capaci però. Di non far niente, si intende. Qualcuno diceva “Non fare niente è la cosa più difficile del mondo”. Ed è vero. Lui sta affinando l’arte. Ormai sente di essere diventato una via di mezzo tra l’apprendista e il guru del cazzeggio. Con ampi margini di miglioramento, un futuro roseo all’orizzonte, sotto quel punto di vista. Ci terrebbe diventare un maestro del non far niente, ma farlo bene. Sa che c’è gente che non ne è assolutamente capace. Sa che c’è gente che non riesce a stare un secondo ferma. A dir la verità certa gente gli sta anche un po’ sul cazzo. O per lo meno gli da fastidio.

Il non riuscire ad estraniarsi per un momento dal mondo esterno lo renderebbe pazzo. Lui ha bisogno del suo spazio, della sua tranquillità , del suo tempo. E’ essenziale. Ha bisogno del suo momento di relax. Ha bisogno del suo angolo di mondo, riparato e comodo, dove giacere e pensare. Pensare. Concetto strano da comprendere per molta gente al giorno d’oggi. Viviamo in una società in cui non si pensa, si fa è basta. E il perché non è dato saperlo. Pensare e rendersi conto di cosa si sta facendo, capire il perché lo si sta facendo son cose strane. Per tanti. Lui deve pensare. Lui necessita di quel riassunto mentale. Sa di aver bisogno di rendersi conto di ciò che ha fatto, sta facendo, vuol fare, deve fare, e farà . Senò sclera, signori.

Gli basta una poltrona, abbastanza comoda possibilmente, e della musica. Musica adatta la momento. Adatta al periodo. E adatta lui. Questa musica ovviamente cambia col tempo. Ma resta sempre e comunque la sua musica. Ne dovrebbe andare più orgoglioso. E’ l’unica certezza della sua vita, la musica. L’unica sicurezza e convinzione, l’unica verità. Cosa sarebbe per lui un mondo senza musica? Senza suono, senza ritmo. Senza comunicazione. Senza emozioni, sensazioni, percezioni, scoperte, invenzioni, condivisioni, scambi, interazioni, confronti, stimoli, vita. Meno male che non è immaginabile una cosa simile. Il vuoto e l’assenza, a volte, è di un annichilimento sconcertante.

Nonostante questo, comunque, si è reso conto che sa stare nel silenzio. Non dico che riesca a dominarlo, ma in ogni caso riesce a crearselo, mantenerselo e goderselo. Quasi una forma di rispetto. A volte ha bisogno anche del silenzio. Non sempre inteso come totale assenza di suono, sia chiaro. A volte il silenzio più bello è quello rappresentato dal solo fruscio del vento fra le foglie degli alberi, alti alberi che permettono di sdraiarsi sotto un’ombra paradisiaca in una splendida e tiepida giornata di sole.

Life is HOW

Sabato, Luglio 28th, 2007

Credo che ci voglia un dio ed anche un bar. Ma in realtà anche no.
Credo che alla fine serva solo una speranza, e magari un luogo. Un cosa, e un dove. Forse solo questo. Perché il quando pare che sia abbastanza relativo. Il perché invece è soggettivo, ma non indispensabile, e spesso ci si auto convince che non serva o che sia esclusivamente superfluo. Il come invece.. Ecco, il come. Beh, il come cambia tutto. Il come è quell’elemento extra, quello a cui non pensi o quello che non consideri, quello che però poi alla fine risulta fondamentale. E significa tutto. Giustifica tutto. E’ tutto.
Domandarsi: come?

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