Lunedì, Novembre 5th, 2007
Ed è con in sottofondo (casualmente) “All You Need Is Love” dei Beatles che mi accingo a scrivere alcune riflessioni a mente e ruota libera. Ragionamenti dovuti anche ad alcune considerazioni di pochi minuti fa.
Il succo del discorso è che probabilmente sono troppo figo per questo mondo. A volte credo profondamente in questa cosa. Altre volte invece ne sono estremamente convinto. E man mano che proseguo nel mio cammino di vita questa considerazione non fa che consolidarsi. Solo raramente mi sfiora la mente che non ho capito un cazzo e che in realtà sono l’ultimo dei cretini sulla faccia della terra, per questo motivo tendo a etichettare questo pensiero come fasullo e dettato dallo stress, per cui lo scarto immediatamente.
La verità è che veramente la gente non è a posto con la testa. Ok, non lo è nessuno e io sono il primo degli psicopatici leggermente spostati. Però dai.. come si fa? Voglio dire: essere un po’ spostati ci rende a posto, è normale. Ma c’è chi è più che spostato, direi traslato completamente, della media; e chi non lo è affatto, il che forse è peggio ancora.
Ho un male al collo allucinante. Ma questo non c’entra niente.
Ho capito finalmente che il modo corretto per scrivere c’entra è proprio c’entra. Con l’apostrofo.
Sono un figo perché, in fin dei conti, io capisco quello che c’è da capire. Gli altri non capiscono un cazzo.
Mi rendo conto che il tutto suoni molto arrogante, supponente e presuntuoso, ma non ho scelto io di essere un figo. A volte veramente non vorrei capire le cose. Qualcuno disse che l’ignoranza è un bene. Quanto c’ha preso! A volte veramente non vorrei rendermi conto delle cose, non sapere, non capire, non sentire e vedere. Ma niente. Non c’è verso. Certe volte credo che il mio problema sia proprio essere troppo cosciente delle cose. Non ho detto, e dico, “sveglio”. Non sono sveglio. Sono probabilmente una delle persone meno sveglie che conosca. Però in qualche modo ci arrivo, e ci arrivo sempre. E’ un cazzo di problema.
Con figo, comunque, intendo ovviamente intelligente in modo interessante. Una mia nuova grande definizione.
In questi ultimi anni sto cambiando molto. Sto cambiando profondamente. E, come mi piace dire spesso, mi sto evolvendo. Sto cambiando interiormente, sto cambiando mentalità , carattere, attitudine. Forse non proprio nel meglio che potessi, ma sono comunque molto contento dei risultati che sto raggiungendo. A livello personale proprio.. sono orgoglioso del nuovo me che nasce ogni giorno.
Sto diventando (o lo sono già?) molto più “cattivo” e cinico. E devo ammettere che ci sto prendendo gusto. Dopotutto me lo merito. So di meritarmelo. Lo so. C’è però da dire che sono contento di quello che sto quotidianamente diventando, ma non quello che sto facendo. Perché sotto quel profilo non sono contento di me stesso, e a dire il vero forse mi sto anche auto-delundendo molto. Sulla forza di volontà infatti ci sto ancora lavorando, e sarà un lungo e faticoso processo.
Resta il fatto che comunque mi ritengo un grande, sotto certi aspetti. E ‘fanculo la modestia. Sono sempre stato umile e modesto. Il giusto. E giustamente. Non me lo potevo permettere, ma era anche doveroso che lo fossi. Ora invece no. Se mi riconosco in un certo tipo di profilo non vedo perché dovrei negarlo. Non vedo il perché dovrei negare molte cose, a dirla tutta. E a dirne ancora di più non vedo assolutamente il perché la gente debba negare ciò che è.
E’ la redenzione del me non-figo-ma-figo. E mi preferisco, rispetto ai fighi-ma-non-fighi. Chi capisce capisce. Chi non capisce se lo faccia spiegare. A quel punto cominciate a stare all’erta: arriverà il giorno.
E saranno cazzi per tutti. Grossi cazzi amari.
Il profeta nORgE ha parlato.
Andate in pace e prosperità: che la forza sia con voi.
Posted in Considerazioni, Sproloqui Vari | No Comments »
Domenica, Novembre 4th, 2007
Con questo post potrebbe partire una piccola “rubrica” periodica. Ma anche no.
Qui di seguito una cosa che scrissi tempo fa. 2003 mi pare.
Come al solito.
E’ lì sotto le lenzuola da tre ore, e non ha nessunissima voglia di uscire da quel letto così affettuoso. Non che abbia ancora sonno, ma la pennichella del pomeriggio è per lui qualcosa di straordinariamente assuefante. Una volta dentro, uscire è sempre un’impresa degna del miglior Indiana Jones. Se ne deve inventare una sempre diversa ogni volta per riuscire a svincolarsi da quell’agglomerato di soffice e deliziosa comodità . L’unica via di scampo sarebbe quella di trovare una motivazione pseudo-seria per alzarsi e, a volte, anche se c’è vale la pena restare sdraiati ancora, apposta, perché è una motivazione veramente indegna. Tipo il doversi mettere a studiare. O meglio, alzarsi per poter in teoria studiare. Sono anni infatti che non lo fa più. Non ne trova più lo stimolo, la pazienza, la voglia. Non ci riesce più. Non ne è più capace. E’ più forte di lui.
Le 19. Le 19 e qualcosa. Si deve alzare, dai. Ormai non riesce neanche più a star lì. E allora, tra lo stordimento più che generale, si alza e muove passi scoordinati stile barca in balia di una tempesta. Barcollando e rimbalzando di qua e di là nella stanza e attraversando il corridoio affidandosi alla sua buona stella, eccolo naufragare nella spiaggia a lui più congeniale. Comoda, larga, verde, con strumenti di intrattenimento e generi di prima necessità a portata di mano. Il divano. Quella stupenda oasi felice dove svegliarsi con calma e piacere, sgranocchiando qualcosa, sorseggiano qualcos’altro di compatibile e aggiornandosi tramite quella scatola nera di ventotto pollici posta lì di fronte, a portata di telecomando. Che anche se si cenerà tra un’oretta barra oretta e mezza, uno spuntino non fa mica male.
La mente è sgombra. Forse, anzi sicuramente, totalmente rincoglionita. Indubbiamente off-line, sconnessa dal mondo esterno. Lo sbalzo di temperatura dalla bedroom al soggiorno è rilevante, ma c’è tempo per abituarsi. Fuori da questo microcosmo rappresentato da lui e dagli oggetti inanimati che con lui stesso interagiscono c’è il nulla. Il nulla capace di non impensierirlo. Il cellulare è lì, di fianco alle sue oziose natiche, acceso e pronto all’uso; ma tanto si sa che non lo userà se non per guardare l’ora. Fino a sera. Non ha uno straccio di ragazza che gli telefoni o mandi un SMS e nessuna spasimante apparente. Gli amici di simil-avventure son sempre occupati, e i compagni di classe non lo chiamano per chiedergli i compiti o cose del genere, che tanto sanno che-lui-non-sa. Quindi figuriamoci.
Stasera niente allenamento, e se ci fosse stato forse non ci sarebbe andato lo stesso. Non per qualcosa, la pallavolo gli piace e gli è sempre piaciuta, ma è la solita instancabile pigrizia che lo frega. Cena veloce con uno sguardo alla televisione, ed intanto il pc è già bello che acceso e connesso alla rete. Non sta facendo niente, nessun processo in corso, ma è connesso. Forse c’è qualche canzone in coda sul programma P2P, ma comunque siamo sempre lì. Probabilmente c’è qualche butèl che sta cercando di contattarlo con MSN per far due chiacchiere, ma lui è di là stravaccato sul divano e non sente neanche il plin del pop-up microsoftiano.
Guarda qualcosa alla tv, un film, un telefilm, Quark, una partita, MTV, qualcosa. Finita la prima serata eccolo che si trasferisce trascinandosi in ufficio. Controlla la casella di posta elettronica, dà uno sguardo al suo blog, nota che non l’ha cagato nessuno come al solito, legge una decina di post tra quelli dei i suoi blogger preferiti, forse posta qualcosa anche lui. Se gli va. Se si ricorda cosa gli viene in mente durante la giornata, o più semplicemente se trova qualcosa da dire.
E naviga. Naviga senza meta in quella fitta rete di informazioni, immagini, notizie e curiosità che da qualche anno a questa parte lo ha stregato e ridotto dipendente. Internet per lui è come una droga. Non riesce a staccarsene. Nonostante che l’80% del tempo passato in rete è completamente perso e senza motivo. Ma a lui piace saltellare qua e là, di sito in sito (spesso sempre lo stesso, in loop), cazzeggiando.
Dopotutto è una bella cosa cazzeggiare. Il non far niente è qualcosa di estremamente liberatorio. Anzi no, liberatorio è qualcosa di diverso. Il non far niente, e il rendersene conto, provoca in lui una sensazione molto strana. Bisogna esserne capaci però. Di non far niente, si intende. Qualcuno diceva “Non fare niente è la cosa più difficile del mondo”. Ed è vero. Lui sta affinando l’arte. Ormai sente di essere diventato una via di mezzo tra l’apprendista e il guru del cazzeggio. Con ampi margini di miglioramento, un futuro roseo all’orizzonte, sotto quel punto di vista. Ci terrebbe diventare un maestro del non far niente, ma farlo bene. Sa che c’è gente che non ne è assolutamente capace. Sa che c’è gente che non riesce a stare un secondo ferma. A dir la verità certa gente gli sta anche un po’ sul cazzo. O per lo meno gli da fastidio.
Il non riuscire ad estraniarsi per un momento dal mondo esterno lo renderebbe pazzo. Lui ha bisogno del suo spazio, della sua tranquillità , del suo tempo. E’ essenziale. Ha bisogno del suo momento di relax. Ha bisogno del suo angolo di mondo, riparato e comodo, dove giacere e pensare. Pensare. Concetto strano da comprendere per molta gente al giorno d’oggi. Viviamo in una società in cui non si pensa, si fa è basta. E il perché non è dato saperlo. Pensare e rendersi conto di cosa si sta facendo, capire il perché lo si sta facendo son cose strane. Per tanti. Lui deve pensare. Lui necessita di quel riassunto mentale. Sa di aver bisogno di rendersi conto di ciò che ha fatto, sta facendo, vuol fare, deve fare, e farà . Senò sclera, signori.
Gli basta una poltrona, abbastanza comoda possibilmente, e della musica. Musica adatta la momento. Adatta al periodo. E adatta lui. Questa musica ovviamente cambia col tempo. Ma resta sempre e comunque la sua musica. Ne dovrebbe andare più orgoglioso. E’ l’unica certezza della sua vita, la musica. L’unica sicurezza e convinzione, l’unica verità. Cosa sarebbe per lui un mondo senza musica? Senza suono, senza ritmo. Senza comunicazione. Senza emozioni, sensazioni, percezioni, scoperte, invenzioni, condivisioni, scambi, interazioni, confronti, stimoli, vita. Meno male che non è immaginabile una cosa simile. Il vuoto e l’assenza, a volte, è di un annichilimento sconcertante.
Nonostante questo, comunque, si è reso conto che sa stare nel silenzio. Non dico che riesca a dominarlo, ma in ogni caso riesce a crearselo, mantenerselo e goderselo. Quasi una forma di rispetto. A volte ha bisogno anche del silenzio. Non sempre inteso come totale assenza di suono, sia chiaro. A volte il silenzio più bello è quello rappresentato dal solo fruscio del vento fra le foglie degli alberi, alti alberi che permettono di sdraiarsi sotto un’ombra paradisiaca in una splendida e tiepida giornata di sole.
Posted in Sproloqui Vari | No Comments »
Sabato, Luglio 28th, 2007
Credo che ci voglia un dio ed anche un bar. Ma in realtà anche no.
Credo che alla fine serva solo una speranza, e magari un luogo. Un cosa, e un dove. Forse solo questo. Perché il quando pare che sia abbastanza relativo. Il perché invece è soggettivo, ma non indispensabile, e spesso ci si auto convince che non serva o che sia esclusivamente superfluo. Il come invece.. Ecco, il come. Beh, il come cambia tutto. Il come è quell’elemento extra, quello a cui non pensi o quello che non consideri, quello che però poi alla fine risulta fondamentale. E significa tutto. Giustifica tutto. E’ tutto.
Domandarsi: come?
Posted in Considerazioni | No Comments »
Lunedì, Luglio 16th, 2007
Ieri sera chiacchierando mi hanno fatto pensare a quanto veloce sia passato l’ultimo periodo. Classica riflessione. Non riesco però a dare una risposta a questa riflessione: mi sono passati velocemente o no questi ultimi sei mesi? La prima parte di questo 2007 com’è stata?
Ne sono successe di cose da dicembre-gennaio in poi. Una in particolare, ovviamente, in prossimità di capodanno. Da lì ho deciso di fare qualcosa. Di reagire. Di provare a fare qualcosa di concreto, per me stesso. Per non ’soffrire’ più. “Bella cazzata!”, si potrebbe pensare. Ma col senno di poi devo dire che mi ringrazio molto per avere fatto quella scelta. Era il primo passo da fare, senza dubbio. Un passo importante per cercare di oltrepassare quel dato momento e quella data situazione in cui mi sono veramente inchiodato e fatto del male, un po’ come quando in un gioco in scatola ti blocchi in una casella e per qualche ragione non riesci più ad avanzare. Anzi no, è proprio come col Monopoli quando si va in prigione: ci capiti per caso o per sfortuna, e se non riesci più ad uscirne regolarmente devi pagare un caro prezzo. Poi magari ci vuoi tornare, ma non riesci o non puoi. E altre volte ancora con un po’ di fortuna ci vai apposta e cerchi di restarci il più possibile. Cazzo, devo dire che è proprio azzeccato come accostamento mentale.
Con gennaio e l’anno nuovo è stata quindi la volta dell’operazione Ragnarök, con la quale ho cercato di dare un po’ una svolta ad alcune cose. E dopo sei mesi devo dire che qualche buon risultato c’è stato. Ci sono molte cose di me di cui vado molto fiero ed orgoglioso: alcune mie evoluzioni anche caratteriali forse. Ma qui la lista è lunga.
Gennaio è passato, e a febbraio s’è ripresentata un po’ troppo celermente la vita nella sua più cruda e triste realtà. Una visita della quale devo dire facevo volentieri a meno. Si sono ripresentate situazioni, ricordi e pensieri molto intensi. Difficoltà, problemi, avvenimenti non felici. Tutto comunque più che sopportabile, ci tengo a specificarlo. Questo resoconto sembra triste e sciagurato, ma è sottinteso che in realtà la vita mi sta riservando, e mi ha sempre riservato, tanta fortuna e serenità nonostante tutto. Se credessi ancora in qualche entità superiore la ringrazierei ogni secondo per ogni cosa e ogni possibilità straordinaria.
Con la primavera sono tornati i momenti un pelo più sereni, nonché mi si sono rivelate numerose verità cosmiche che mi hanno illuminato ed arricchito notevolmente. Poi mi hanno accettato la domanda per l’Erasmus per cui da quei giorni ormai campo con quella felicità addosso, cosa che sembra stupida ma che mi sta tutt’ora e sempre più aiutando nei momenti meno splendidi. Da aprile poi è stato un misto di cose molto strane e dai riflessi molto accesi ed estremamente cangianti. Alti e bassi pazzeschi.
Negli ultimi tempi mi sono preso tante libertà, di vario tipo. Ma tra le più importanti, mi sono preso la libertà di fare quel cazzo che mi pare, di fottermene riguardo ad un sacco di cose, e di dare ordine e senso a quello che dico e faccio. Sono forse diventato ancor più coerente, pragmatico e concreto di quanto non fossi in precedenza, ma con una dose maggiore di consapevolezza riguardo azioni/reazioni miei e altrui. Forse sono anche diventato ulteriormente più schietto, aperto e cattivo allo stesso tempo. Più crudo anche. Grezzo, sotto certi aspetti.
Dall’altra parte in questi ultimi sei mesi mi sono letteralmente tuffato e sono stato costantemente immerso in un casino di cose ed esperienze nuove. Mi sono poi apparentemente rinchiuso in certi momenti in una sfilza infinita di serie televisive, film, libri, ecc di una bellezza incredibile, arrivando poi anche a vere e proprie overdose di narrazioni e critiche. Facendo i conti ho fatto caso a quante ore ho speso in tutto questo: ore che alcuni etichetterebbero senza nemmeno pensarci un attimo come “tempo perso”, ma ore che io, anche e soprattutto guardandole a distanza di tempo, non rimpiango e anzi sono più che felice di averle passate in un certo modo. Ma che dico ore, giorni! E mi riferisco anche a cazzate tipo Lost o simili.
Anche perché diciamoci la verità, tra queste cose, soprattutto le cazzate mi hanno permesso di andare avanti e non pensare. Non pensare ad un certo tipo di cose. Poi sì, mi hanno messo un casino di altre paranoie, lo ammetto, però capite bene che si parla di livelli ed intensità nettamente diversi. Perché certe cose, spesso quelle più stupide, sono magari quelle cose che ti aiutano ad andare avanti e ad andare avanti. A continuare con l’evoluzione che è la vita. Un’evoluzione che bisogna cercare di tenere sempre viva, in moto, e costante. Un’evoluzione che i 3/4 della popolazione civilizzata di oggi pare fermare appositamente.
Come sono passati dunque questi sei mesi? Non lo so. E non so nemmeno se sono stati gradevoli o meno. So solo che senza di essi, oggi, non sarei quello che sono. Ed insieme a loro anche gli altri mesi passati straordinariamente felici o impietosamente tragici e tristi.
Concluderei con un “C’est la vie.“, ma mi pare la cosa più scontata e triste dell’universo. Per cui mi sembra cosa migliore finire con l’elogiare uno strumento come il blog, o comunque i vecchi diari di una volta, perché sono uno strumento che per chi non si prende ogni tanto e periodicamente (non è il mio caso, ma questo non è il punto) un momento per riflettere e pensare, può essere molto utile per riordinarsi le idee. Quindi, da blogger ad aspiranti-blogger-che-in-realtà -poi-a-volte-sono-persone-che-vivono-a-caso: provate. Ci potreste guadagnare anche in conoscenze.
Posted in Considerazioni, Quotidiano | No Comments »
Sabato, Ottobre 28th, 2006

Qualche giorno fa è stato presentato il nuovo logo e marchio aziendale in casa Fiat. Sono state inoltre lanciate le prime immagini ufficiali della nuova Bravo, che sarà poi presentata ufficialmente a Roma il 29 genenaio 2007. Tutto questo merita un attimo di riflessione e qualche piccola considerazione.
Partiamo dal logo, quello che sarà applicato su tutte le vetture Fiat, e che identificherà l’azienda automobilistica torinese dal prossimo anno. “Un ritorno alle origini” dicono dal centro stile Fiat. “Mmh.. vabbé..” dico io.
L’ho osservato per un bel po’, e continuo ad osservarlo: mi sto già pentendo di quanto sto per dire, ma.. forse non è poi tanto male. C’è da dire che io comunque resto sempre dell’idea che il logo ideale sarebbe un altro, ben più semplice e più sensato come idea, ma che i designer che lavorano in Fiat pare che non riescano a concepire: la semplice scritta FIAT in stampatello, e con i caratteri vecchi che sono stati reintrodotti negli ultimi anni, con le lettere ben distanziate tra loro, cromate ed in rilievo su cofano anteriore e baule posteriore. Stop. Non mi pare niente di incredibilmente difficile da realizzare, nè tanto meno così stupido o insulso, anche perché alla fin fine il vero marchio dell’azienda è sempre stato la scritta stessa.. senza tanti sfondi, sfondini, colori o righette di sorta. Quello che ho in mente sarebbe una cosa semplice, immediata, intuitiva, pulita, lineare, ed elegante. Oltre che adatta a tutte le esigenze.
Comunque sia, tornando al nuovo logo che -ahimè- non ho creato io, direi che non è poi così malvagio, anche se personalmente avrei ridotto molto il bordo tondo in rilievo attorno. Il ritorno allo scudo con sfondo rosso (con righette verticali che in certe immagini non si vedono) mi sembra abbastanza appropriato.. ed io avrei reso 3D questo stesso scudo anziché il bordo. Bisogna solo vedere come starà, e se stonerà, su carrozzerie con colori differenti dalle sfumature di rosso.
Però bisogna decidersi una buona volta: scudo, cerchio, sfera, scritta, lingotto, linee… decidiamoci! Non è che ogni cinque anni si cambia tutto. Se il problema è appunto che non si ha un vero logo come in Renault (rombo), AlfaRomeo (croce e biscione), Peugeot (leone), eccetera.. allora tanto vale fare come dico io (ma sono sicuro che non sono l’unico a pensarla così) e puntare sulla scritta vera e propria che è la vera caratteristica.
Il logo del marchio aziendale, invece, secondo me è una gran cagata. Penso, e spero, per loro che sia solo una cosa temporanea. Anche se comunque è una cosa molto secondaria.. per non dire inutile.
Veniamo ora alla Bravo. Perché sono molto combattuto a riguardo.
Per il momento (perché le foto son poche e il filmato esistente non mostra tantissimo) non sembra male, anche se ci sono delle cose che non mi tornato. Ed ovviamente aspetto di vederla dal vivo.
La linea e il profilo sono le cose che mi lasciano più perplesso per adesso. Mi ricordano troppo la vecchia Honda Civic: che mi piaceva, che non mi si fraintenda, però boh.. questa è più stondata. In generale comunque affiorano parecchi retrogusti nipponici, o comunque tipici delle automobili asiatiche. Soprattutto muso e fanali anteriori, anche se teoricamente dovrebbero richiamare l’ultima Punto. Mentre per la presa d’aria anteriore per me hanno fatto una vaccata e l’hanno addomesticata troppo per poterci piazzare il logo nuovo.
I gruppi ottici posteriori (i fanali dietro) non so se mi piacciono o no ancora, anche se è evidente la ricerca di evoluzione dei vecchi sulla Bravo precedente, non vedo bellezza o bruttezza: diciamo solo che ci stanno con la forma dell’auto. Forma che per quanto riguarda tagli e nervature non è niente male a occhio, a parte il paraurti posteriore.. lo spoiler un peletto troppo curvo.. e il taglio del cofano anteriore.
Per quanto riguarda i particolari mi piacciono molto le maniglie delle portiere, molto Alfa-style, e gli specchietti retrovisori nonostante il taglio nero in materiale plastico che ricorda molto il vecchio modello. I cerchioni visti mi piacciono o meno a seconda dell’inquadratura invece.. il che vuol dire che mi sa che fanno schifo.
Tutto questa naturalmente riguarda il design esterno. Gli interni ancora non è dato sapere come saranno. Vedremo.
Morale della storia: in complesso non sembra male come auto questa nuova Bravo. Non emoziona granché da queste prime immagini, ma spero che possa dare una buona spinta alla società torinese. E lo dico da anti-Fiat che sono diventato negli ultimi anni. C’è da dire comunque che serve altro alla Fiat per riprendersi un posto nel panorama mondiale automobilistico: e cioè non una sola macchina carina o le join-venture con l’India. O Lapo.
Posted in Design | 2 Comments »
Domenica, Giugno 22nd, 2003
Ed è con la mia fidata amica Primula (bottiglia d’acqua minerale naturale OLIGOMINERALE) al mio fianco che mi accingo a scrivere questo post.
ARGOMENTO: televisione
CONSIDERAZIONI: In tv non fanno più un cazzo. Di serio, intendo. Perché di puttanate ne vedi fino alla nausea.
Posted in Considerazioni | No Comments »
Giovedì, Giugno 12th, 2003
A me non piace essere cattivo, permaloso, rompicoglioni o chissà che altro, ma quando vedo certe cose non mi trattengo. Vi riporto qui il link di un post (dal blog cialdagrassa.splinder.it) di qualche minuto fa. Sono senza parole. Non me ne voglia chi la scritto, non voglio offendere nessuno, tanto meno fare il “superiore” e giudicare i gusti degli altri, però lasciatemi dire una cosa: “Che tristezza…”. Penso che non ci sia nulla da aggiungere.
Ciao butei!
Posted in Web e Blogosfera | No Comments »