25/26
Vento, acqua, freddo. Forse neve. Ci sta, è anche la notte di Natale.. siamo a fine dicembre, e ci sta quindi anche che la corrente continui ad andare e venire questa notte. Più andare che venire a dire il vero, ma in fondo è notte e non dovrebbe dar fastidio a tanti. In più avere un router spento ma un portatile acceso finché la batteria permette, fa di questo momento quello giusto –quello perfetto– per mettersi a scrivere qualche riga.
Imposto il risparmio energetico, sia per salvaguardare la batteria se mai mi venga la vena di scrivere fino alla noia, sia per abbassare la luminosità dello schermo che, in quanto unica luce in casa, splende fin troppo affaticando gli stanchi occhi che mi ritrovo. Questo gesto di diminuzione della luce emanata dal monitor è in fondo paragonabile a questo momento/periodo dell’anno in cui (non so, forse solo io) imposto al minimo gli sprechi di energie, la frenesia, gli impegni. Sì, è festa, ci si rilassa. Sì, si mangia come bestie all’ingrasso e il contraccolpo fisico è prevedibile. Sì, l’abbiocco causato dal freddo e la conseguente voglia di stare in casa forse è pure normale.. anche per chi come me non è che sia la persona più indaffarata ed attiva del solito –anche se.
Imposto il quiete mode, e inizializzo una fase quasi di letargo.. di assopimento. Forse un po’ per indisposizione, un po’ per staccare dal periodo molto intenso (ma positivissimo) appena trascorso, e forse anche un po’ per recuperare l’annuale momento nostalgico/triste autunnale che quest’anno (e magari era pure un bene) ho solo sfiorato e non vissuto appieno. Particolare e contorto come bisogno, ma probabilmente ho ciclicamente bisogno anche di tragicità emotiva.
Siamo, più che altro per convenzione, arrivati anche questa volta alla resa dei conti, alla fine dell’anno, alla matassa da sbrogliare, eccetera eccetera. Siamo arrivati al recap, come si suol dire. I vari Babbi Natale, Sante Lucie, Befane e quant’altro non sono altro che personificazioni delle nostre coscienze che ci chiedono ora che l’anno solare è finito: cosa cazzo hai combinato quest’anno? E i doni che ci facciamo/scambiamo potrebbero non esser altro che auto premiazioni per esser stati bravi, o compensazioni per ciò che non abbiamo ottenuto negli ultimi 365/6 giorni. I propensi per l’anno nuovo sono ovviamente ipocrite menzogne a noi stessi che ci permettono di tralasciare quello che in realtà sarebbe il nostro ultimo compito personale, anche se sarebbe qualcosa da fare tendenzialmente molto più spesso a mio modo di vedere, e cioè il temibilissimo esame di coscienza. Quella cosa talmente sensata che è consigliata anche da quei personaggi religiosi a cui dite sempre di credere quando vi fa comodo. Sì sì, quella cosa lì.
E io come al solito non mi tiro indietro all’ingrato compito.
Caro 2008, come sei stato? Come siamo andati? Io direi bene, decisamente bene, ma tu che ne pensi? Non mi sembra né ieri né l’anno scorso che sei iniziato, ti dico la verità, anzi che abbiamo iniziato; è qualcosa di diverso questa volta. Forse perché sono successe tante e tante cose, e allora non riesco onestamente a sentirlo come se fosse ieri, ma nemmeno posso oggettivamente considerare o accettare che sia passato già un intero anno tanta è l’intensità con cui ricordo alcuni momenti. Da quel capodanno, ancora in Belgio ancora a Leuven, quando iniziavo a rendermi conto che stavo ormai intraprendendo il finale di quel meraviglioso Erasmus, ma al tempo stesso ero più pimpante che mai e convinto che non sarebbe finita mai. Come poi effettivamente è stato ora che ci penso, ma tutto questo a tempo debito. Con quei primi giorni dell’anno c’era anche una nuova e strana confidenza con me stesso e col mondo, sicurezza che non mi avrebbe mai più lasciato e che sarebbe diventata il leit motiv di questo duezerozerootto. Serenità, e presa di coscienza dei propri mezzi. Cosa eufemisticamente non da poco.
Poi di corsa le ultime conoscenze, i primi saluti, i primi rimpatri, gli ultimi viaggi, la leggera tristezza. L’Olanda, il trasloco, i contatti, un tatuaggio, la consapevolezza, il compimento, la realizzazione, l’illuminazione. Poi un essenza che non andava via, una presenza nuova ed evoluta scoperta dentro; e con essa il ritorno, con un nuovo inizio. Un nuovo inizio fatto di più certezze e meno contraddizioni, di vecchi limiti e ostacoli che anche a distanza di un anno non sono stati superati ma che potrebbero essere sicuramente qualcosa –se non LA cosa– da cui riprendere. Un periodo confuso e frenetico con mille e ancora mille questioni da riprendere, riconsiderare, ricapire, ritrovare, dissotterrare. L’arrivo all’estate senza concludere ed aver concluso niente purtroppo ancora con quegli esami tanto pensati ma mai preparati a causa di tanta voglia, di tanto entusiasmo, di tanta vitalità. Con essa (l’estate) il saluto di una delle primavere più accuratamente seminate che ricordi e allo stesso tempo fulminee e non assaporate al massimo; e poi le piccole scoperte condite da chiarimenti, considerazioni e confutazioni in una dieci giorni in terra catalana dal sapore puramente “personale”.
[continua..]






















