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26 dicembre 2008  |  2 Commenti  |  in Considerazioni  |  

Vento, acqua, freddo. Forse neve. Ci sta, è anche la notte di Natale.. siamo a fine dicembre, e ci sta quindi anche che la corrente continui ad andare e venire questa notte. Più andare che venire a dire il vero, ma in fondo è notte e non dovrebbe dar fastidio a tanti. In più avere un router spento ma un portatile acceso finché la batteria permette, fa di questo momento quello giusto –quello perfetto– per mettersi a scrivere qualche riga.

Imposto il risparmio energetico, sia per salvaguardare la batteria se mai mi venga la vena di scrivere fino alla noia, sia per abbassare la luminosità dello schermo che, in quanto unica luce in casa, splende fin troppo affaticando gli stanchi occhi che mi ritrovo. Questo gesto di diminuzione della luce emanata dal monitor è in fondo paragonabile a questo momento/periodo dell’anno in cui (non so, forse solo io) imposto al minimo gli sprechi di energie, la frenesia, gli impegni. Sì, è festa, ci si rilassa. Sì, si mangia come bestie all’ingrasso e il contraccolpo fisico è prevedibile. Sì, l’abbiocco causato dal freddo e la conseguente voglia di stare in casa forse è pure normale.. anche per chi come me non è che sia la persona più indaffarata ed attiva del solito –anche se.
Imposto il quiete mode, e inizializzo una fase quasi di letargo.. di assopimento. Forse un po’ per indisposizione, un po’ per staccare dal periodo molto intenso (ma positivissimo) appena trascorso, e forse anche un po’ per recuperare l’annuale momento nostalgico/triste autunnale che quest’anno (e magari era pure un bene) ho solo sfiorato e non vissuto appieno. Particolare e contorto come bisogno, ma probabilmente ho ciclicamente bisogno anche di tragicità emotiva.

Siamo, più che altro per convenzione, arrivati anche questa volta alla resa dei conti, alla fine dell’anno, alla matassa da sbrogliare, eccetera eccetera. Siamo arrivati al recap, come si suol dire. I vari Babbi Natale, Sante Lucie, Befane e quant’altro non sono altro che personificazioni delle nostre coscienze che ci chiedono ora che l’anno solare è finito: cosa cazzo hai combinato quest’anno? E i doni che ci facciamo/scambiamo potrebbero non esser altro che auto premiazioni per esser stati bravi, o compensazioni per ciò che non abbiamo ottenuto negli ultimi 365/6 giorni. I propensi per l’anno nuovo sono ovviamente ipocrite menzogne a noi stessi che ci permettono di tralasciare quello che in realtà sarebbe il nostro ultimo compito personale, anche se sarebbe qualcosa da fare tendenzialmente molto più spesso a mio modo di vedere, e cioè il temibilissimo esame di coscienza. Quella cosa talmente sensata che è consigliata anche da quei personaggi religiosi a cui dite sempre di credere quando vi fa comodo. Sì sì, quella cosa lì.
E io come al solito non mi tiro indietro all’ingrato compito.

Caro 2008, come sei stato? Come siamo andati? Io direi bene, decisamente bene, ma tu che ne pensi? Non mi sembra né ieri né l’anno scorso che sei iniziato, ti dico la verità, anzi che abbiamo iniziato; è qualcosa di diverso questa volta. Forse perché sono successe tante e tante cose, e allora non riesco onestamente a sentirlo come se fosse ieri, ma nemmeno posso oggettivamente considerare o accettare che sia passato già un intero anno tanta è l’intensità con cui ricordo alcuni momenti. Da quel capodanno, ancora in Belgio ancora a Leuven, quando iniziavo a rendermi conto che stavo ormai intraprendendo il finale di quel meraviglioso Erasmus, ma al tempo stesso ero più pimpante che mai e convinto che non sarebbe finita mai. Come poi effettivamente è stato ora che ci penso, ma tutto questo a tempo debito.  Con quei primi giorni dell’anno c’era anche una nuova e strana confidenza con me stesso e col mondo, sicurezza che non mi avrebbe mai più lasciato e che sarebbe diventata il leit motiv di questo duezerozerootto. Serenità, e presa di coscienza dei propri mezzi. Cosa eufemisticamente non da poco.

Poi di corsa le ultime conoscenze, i primi saluti, i primi rimpatri, gli ultimi viaggi, la leggera tristezza. L’Olanda, il trasloco, i contatti, un tatuaggio, la consapevolezza, il compimento, la realizzazione, l’illuminazione. Poi un essenza che non andava via, una presenza nuova ed evoluta scoperta dentro; e con essa il ritorno, con un nuovo inizio. Un nuovo inizio fatto di più certezze e meno contraddizioni, di vecchi limiti e ostacoli che anche a distanza di un anno non sono stati superati ma che potrebbero essere sicuramente qualcosa –se non LA cosa– da cui riprendere. Un periodo confuso e frenetico con mille e ancora mille questioni da riprendere, riconsiderare, ricapire, ritrovare, dissotterrare. L’arrivo all’estate senza concludere ed aver concluso niente purtroppo ancora con quegli esami tanto pensati ma mai preparati a causa di tanta voglia, di tanto entusiasmo, di tanta vitalità. Con essa (l’estate) il saluto di una delle primavere più accuratamente seminate che ricordi e allo stesso tempo fulminee e non assaporate al massimo; e poi le piccole scoperte condite da chiarimenti, considerazioni e confutazioni  in una dieci giorni in terra catalana dal sapore puramente “personale”.

[continua..]

L’infallibile profeta

17 giugno 2008  |  1 Commento  |  in Considerazioni  |  

Sarò anche un coglione, un somaro, un cretino eccetera. Tutto quello che volete, ci sto. Però alla fine, guarda caso, viene sempre fuori che c’ho ragione io e che va a finire come avevo pronosticato immaginato pensato o predetto. Ma fatalità eh.
Come la mettiamo?

Siamo così, tremendamente ipocriti

28 maggio 2008  |  1 Commento  |  in Attualità  |  

Italia razzista? Italia stereotipata? Italia allo sbando? Italia xenofoba?
Non c’è da offendersi, quindi non rompete il cazzo.

“Ti dovresti sentire offeso, in quanto italiano e veronese, per quello che stanno dicendo dell’Italia e di Verona, del razzismo eccetera. Non siamo mica tutti così, Verona non è razzista, i tifosi dell’Hellas non sono tutti naziskin!”. Così dice (anche) un mio amico. Io dico invece che no, non mi offendo manco per niente. Primo perché difficilmente la gente si inventerebbe affermazioni di questo tipo senza un riscontro sotto. Secondo perché, porca troia è innegabile, oltre che una solida base queste affermazioni praticamente le offriamo noi su un piatto d’argento. Siamo noi che siamo così e che ce le andiamo a cercare, quindi è da pagliacci negare l’evidenza. E’ come essere un riccio e negare di avere gli aculei. Dai.

E non mi offendo nemmeno per le generalizzazioni. Perché per quanto le generalizzazioni debbano sempre essere prese e fatte con cautela, è indubbio che sono frutto di tendenze evidenti e di induzioni che si basano sui fatti. Quindi dicendo che Verona è razzista, che i terroni sono tamarri, che gli italiani sono xenofobi, che quella certa tifoseria è nazifascista, che siamo mafiosi, che qua che la.. non facciamo altro che fotografare una situazione che c’è, che è reale, che esiste e non è cambiata nel tempo. E dicendo questo è sottinteso che non mi azzardo ad affermare che il 100% della popolazione veronese/italiana/gruppo-di-riferimento si così, quindi smettiamola per una volta col personalismo o col ce l’ha con me o col che cazzo ne sai tu. Perché vi fa comodo quando vi sentite dire che gli italiani sono tutti dei dongiovanni, o tutti artisti, o simpatici eccetera vero? Eh, cari miei, sentiamo solo quello che vogliamo noi.

Io non mi offendo perché sono cosciente della situazione, ma soprattutto sono cosciente di chi sono io e di chi sono le persone che ho intorno. Io so chi e cosa sono, so quello che penso dico e faccio - e il tutto volto anche al passato. Ho la coscienza pulita, e non prendo la cosa sul personale perché so perfettamente che non è rivolta a me e che io stesso non ho nulla da dimostrare. Con questo però non dico nemmeno che sono contento o sereno, perché è evidente che essendo (volente o nolente) parte di una comunità mi debba sentir almeno un po’ responsabile per non aver agito sufficientemente per affrontare e migliorare la situazione. Io con altri, s’intende, perché uno si rende anche conto che qui si parla di vincoli e possibilità umane su intelletto e ragione d’altri nonché si è anche consci che il mondo purtroppo non è né sarà mai perfettamente come si vuole.

Dunque non mi offendo io, no. Perché ci sono dei fatti che io non nego. Potrei anche farlo, sì, si potrebbe anche fare e c’è chi lo fa. Ma poi questi si sentono offesi, e a me non piace sentirmi offeso. Io mi offendo quando mi si accredita/addebita qualcosa di falso, non quando mi si critica una verità. E la strumentalizzazione in questo caso non è la generalizzazione, bensì la negazione della stessa per vittimismo.

Prego mille

20 novembre 2007  |  0 Commenti  |  in Sproloqui Vari  |  

Essere coscienti di. Essere coscienti di ciò che si è, si è fatto, si vuole, si sogna.. e non si ottiene. Essere coscienti del presente, del passato, del cambiamento, del futuro.. del perché. Essere coscienti della tenacia, della sfiga, della lealtà , dei principi.. del come.

Essere coscienti di. Essere coscienti di ciò che non si è, non si è fatto, non si vuole, non si sogna.. e si ottiene. Essere coscienti dello stallo, della perpetuazione, del peggioramento, del rischio di.. del perché. Essere coscienti della pigrizia, dell’incapacità , dell’ingenuità , dell’inutile.. del come.

E non esserne coscienti.
.. dunque?

E’ la dura legge del gol
gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi

Che vergogna però citare Max Pezzali.

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BOX2


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