In principio (in realtà non era esattamente il principio, ma fa niente) fu la maglia con le ascelle pezzate. Ma ci abbiamo vinto il mondiale 2006, quindi siamo riusciti a sopportarla in qualche modo pur avendola vista fino alla nausea — e non è stato un bel vedere.
Poi venne la maglietta dell’oratorio, con degli sfigatissimi bordini dorati e un tessuto che non era tessuto ma due veli di qualcosa bucherellato e impalpabile (oltre che osceno), con in coordinato dei numeri bianchi storti e con i bordi quasi sfumati.
Poi ancora arrivò la nostra prima partecipazione alla Confederations Cup con annessa, ovviamente, una maglia celebrativa che (per certi e discutibilissimi versi) quasi mi piaceva ma che è insensatamente accoppiata a pantaloncini e calzettoni marroni.
Infine, ora, pare avremo questo abominio per i prossimi mondiali in Sud Africa: ci tengo a evidenziare il colletto con tricolore e tagli che formano (con gli altri due sul retro) una stella; l’assurdo cyborg-style con le ombreggiature dei muscoli in rilievo visivo; le striscioline bianche riempitive sulle maniche; e le preoccupantissime appendici colorate che si intravedono sui fianchi e che fanno indubbiamente pensare al peggio.
Ora, dico io: ci rendiamo conto? E abbiamo un contratto di 14 anni con la Puma… minimo. E dire che abbiamo un team di designer “specializzati”, ché le altre nazionali brandate Puma hanno le magliette diverse (ma tutte uguali fra loro).
Ah, per non parlare dei precedenti kit, o delle maglie away.
Edit:
grazie al cielo il segno rosso sul fianco è solo il cerchio del prezzo.











