Ultimi aggiornamenti: erasmus RSS

  • Strane vibrazioni mi accompagnano

    postato da nORgE alle 23:08 del 25 luglio 2009 | 2 commenti Permalink | Rispondi
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    Succede che poi all’improvviso, delle volte, ti capitano delle piccole e divertenti occasioni del tipo: a settembre andiamo in Erasmus proprio dove sei stato tu; ci daresti una mano per trovare casa accompagnandoci per qualche giorno la prossima settimana?
    Ehm, ok.

    Torno a Leuven, by car, per alcuni giorni. D’estate.
    Non so se le sto tenendo a bada ora, ma so che le emozioni sgorgheranno a cascate.. durante il viaggio, e appena arrivato lì. Tornato. Dopo due anni. Dopo tante occasioni, tante promesse, tanta voglia, tanti rimandi. Questa volta succede davvero, e probabilmente non poteva essere per un’avventura migliore. Breve, intenso, nostalgico.
    Così, tutto di colpo. In preda a me stesso.

     
  • It's not about coming back. It's about looking forward

    postato da nORgE alle 12:08 del 25 marzo 2009 | ancora nessun commento Permalink | Rispondi
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    È già passato un anno e rotti giorni, dal mio ritorno in Italia dopo i sei mesi di Erasmus in Belgio. Ed è da un po’ che penso a questa cosa, a questa specie di anniversario.
    A settembre era un anno che ero partito, ora è un anno che sono tornato. Differenze, letteralmente, sottili e al contempo infinite. È da un po’ che ci penso, ed è da un po’ che penso a cosa è successo: come è andata, come è stato, e/o come è andato quel particolare periodo e questo particolare anno. Sono successe tante cose, ne ho capite tante altre, ne ho fatte altre ancora. E il bilancio, in fin dei conti, è decisamente positivo; come del resto posso dire per il resto del 2008 e per questo inizio 2009. Decisamente positivo, sottolineato con decisione, fierezza, e serenità. Senza timori.

     
  • Italians

    postato da nORgE alle 16:48 del 3 gennaio 2009 | ancora nessun commento Permalink | Rispondi
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    Forse, e nemmeno tanto inconsciamente, ho comprato questo libro solo per leggere qualcosa come questo.

    [...] Ragazze e ragazzi italiano sono mescolati a tedeschi colti, spanole sorridenti, greci scuri che studiano olandesi bionde. Milano e Roma, Catania e Padova, Pescara e Pavia: l’Italia che in Italia litiga, qui capisce di somigliarsi molto. Diversi vengono da un Erasmus –un programma europeo introdotto nel 1987, che prevede un periodo di studi in un altro Paese. Tutti sembrano contenti di essere lontani, liberi, con le chiavi di casa in tasca, il sabato mattina davanti e un lavoro che li aspetta il lunedì.
    Li capisco, ma non glielo posso dire. Li invidio, ma è meglio che lo tenga per me. Li ammiro, in qualche modo: hanno una bella luce negli occhio, più chiara dei lampioni umidi di Bruxelles. Arrivano qui e sono italiani, svedesi, inglesi e polacchi: vanno via e saranno europei. So che può sembrare orribilmente retorico, ma è vero. State sicuri che questi ragazzi non diranno stupidaggini su altri popoli, non voceranno risentimenti nazionali. Vedranno le differenze, che ci sono: ma le apprezzeranno e ci giocheranno, sapendo che insaporiscono la torta dell’Europa.
    Gli stages alla Commissione Europea e il programma Erasmus sono  i soldi meglio spesi dall’Unione Europea. Sono un modo di costruire consuetudini, e reti di conoscenze: vent’anni dopo, i miei migliori amici in Europa sono quelli delle serate di Bruxelles. Erasmus e stages sono formidabili strumenti contro lìintolleranza. Sono convinto che, davanti a certe affermazioni xenofobe, non serve protestare. Bisogna mettere in mano allo sciocco di turno una Samsonite e un biglietto aereo. Vada, veda. Quando torna, non ripeterà le stesse stupidaggini.
    Dico queste cose per me e per voi, naturalmente. I ragazzi di Bruxelles le sanno già, e le tengono nel cuore.

    3a Pizza Bruxelles, 9 febbraio 2000

    Beppe Severgnini – Italians, il giro del mondo in 80 pizze.

    Non è Joyce o Moravia, ma come lettura leggera per un viaggio di ritorno in treno è ottimo.

     
  • 25/26

    postato da nORgE alle 02:28 del 26 dicembre 2008 | 3 commenti Permalink | Rispondi
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    Vento, acqua, freddo. Forse neve. Ci sta, è anche la notte di Natale.. siamo a fine dicembre, e ci sta quindi anche che la corrente continui ad andare e venire questa notte. Più andare che venire a dire il vero, ma in fondo è notte e non dovrebbe dar fastidio a tanti. In più avere un router spento ma un portatile acceso finché la batteria permette, fa di questo momento quello giusto — quello perfetto — per mettersi a scrivere qualche riga.

    Imposto il risparmio energetico, sia per salvaguardare la batteria se mai mi venga la vena di scrivere fino alla noia, sia per abbassare la luminosità dello schermo che, in quanto unica luce in casa, splende fin troppo affaticando gli stanchi occhi che mi ritrovo. Questo gesto di diminuzione della luce emanata dal monitor è in fondo paragonabile a questo momento/periodo dell’anno in cui (non so, forse solo io) imposto al minimo gli sprechi di energie, la frenesia, gli impegni. Sì, è festa, ci si rilassa. Sì, si mangia come bestie all’ingrasso e il contraccolpo fisico è prevedibile. Sì, l’abbiocco causato dal freddo e la conseguente voglia di stare in casa forse è pure normale… anche per chi come me non è che sia la persona più indaffarata ed attiva del solito — anche se.
    Imposto il quiete mode, e inizializzo una fase quasi di letargo, di assopimento. Forse un po’ per indisposizione, un po’ per staccare dal periodo molto intenso (ma positivissimo) appena trascorso, e forse anche un po’ per recuperare l’annuale momento nostalgico/triste autunnale che quest’anno (e magari era pure un bene) ho solo sfiorato e non vissuto appieno. Particolare e contorto come bisogno, ma probabilmente ho ciclicamente bisogno anche di tragicità emotiva.

    Siamo, più che altro per convenzione, arrivati anche questa volta alla resa dei conti, alla fine dell’anno, alla matassa da sbrogliare, eccetera eccetera. Siamo arrivati al recap, come si suol dire. I vari Babbi Natale, Sante Lucie, Befane e quant’altro non sono altro che personificazioni delle nostre coscienze che ci chiedono ora che l’anno solare è finito: cosa cazzo hai combinato quest’anno? E i doni che ci facciamo/scambiamo potrebbero non esser altro che auto premiazioni per esser stati bravi, o compensazioni per ciò che non abbiamo ottenuto negli ultimi 365/6 giorni. I propensi per l’anno nuovo sono ovviamente ipocrite menzogne a noi stessi che ci permettono di tralasciare quello che in realtà sarebbe il nostro ultimo compito personale, anche se sarebbe qualcosa da fare tendenzialmente molto più spesso a mio modo di vedere: cioè il temibilissimo esame di coscienza. Quella cosa talmente sensata che è consigliata anche da quei personaggi religiosi a cui dite sempre di credere quando vi fa comodo. Sì sì, quella cosa lì.
    E io come al solito non mi tiro indietro all’ingrato compito.

    Caro 2008, come sei stato? Come siamo andati? Io direi bene, decisamente bene, ma tu che ne pensi? Non mi sembra né ieri né l’anno scorso che sei iniziato, ti dico la verità, anzi che abbiamo iniziato; è qualcosa di diverso questa volta. Forse perché sono successe tante e tante cose, e allora non riesco onestamente a sentirlo come se fosse ieri, ma nemmeno posso oggettivamente considerare o accettare che sia passato già un intero anno tanta è l’intensità con cui ricordo alcuni momenti. Da quel capodanno, ancora in Belgio ancora a Leuven, quando iniziavo a rendermi conto che stavo ormai intraprendendo il finale di quel meraviglioso Erasmus, ma al tempo stesso ero più pimpante che mai e convinto che non sarebbe finita mai. Come poi effettivamente è stato ora che ci penso, ma tutto questo a tempo debito.  Con quei primi giorni dell’anno c’era anche una nuova e strana confidenza con me stesso e col mondo, sicurezza che non mi avrebbe mai più lasciato e che sarebbe diventata il leit motiv di questo duezerozerootto. Serenità, e presa di coscienza dei propri mezzi. Cosa eufemisticamente non da poco.

    Poi di corsa le ultime conoscenze, i primi saluti, i primi rimpatri, gli ultimi viaggi, la leggera tristezza. L’Olanda, il trasloco, i contatti, un tatuaggio, la consapevolezza, il compimento, la realizzazione, l’illuminazione. Poi un essenza che non andava via, una presenza nuova ed evoluta scoperta dentro; e con essa il ritorno, con un nuovo inizio. Un nuovo inizio fatto di più certezze e meno contraddizioni, di vecchi limiti e ostacoli che anche a distanza di un anno non sono stati superati ma che potrebbero essere sicuramente qualcosa — se non LA cosa — da cui riprendere. Un periodo confuso e frenetico con mille e ancora mille questioni da riprendere, riconsiderare, ricapire, ritrovare, dissotterrare. L’arrivo all’estate senza concludere ed aver concluso niente purtroppo ancora con quegli esami tanto pensati ma mai preparati a causa di tanta voglia, di tanto entusiasmo, di tanta vitalità. Con essa (l’estate) il saluto di una delle primavere più accuratamente seminate che ricordi e allo stesso tempo fulminee e non assaporate al massimo; e poi le piccole scoperte condite da chiarimenti, considerazioni e confutazioni  in una dieci giorni in terra catalana dal sapore puramente “personale”.

    [continua..]

     
  • Nostalgia portami via (3)

    postato da nORgE alle 13:37 del 7 settembre 2008 | 1 commento Permalink | Rispondi
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    L’anno scorso in questi giorni ero felicemente giunto in quel di Leuven, orgoglioso ed eccitato per la nuova avventura che stava iniziando. Ero felice di essere arrivato sano e salvo, felice pensando alle incognite, felice delle novità, felice delle opportunità, felice delle bestemmie per trovare casa, felice del tempo di merda, felice del freddo, felice del rottame di bici noleggiato (però bella), felice del poco cibo sano presente in zona, felice del costo della birra, felice della gente e delle nuove conoscenze, felice delle belghe, felice della comodità, felice della scelta fatta, felice dei viaggi e di quel tipo di vita, felice delle scoperte, felice del sundea e dei wafels pomeridiani, felice della Westmalle, felice di non guardare la televisione e sentire delle miserie italiane, felice di notare che al mondo c’è ancora qualcosa e qualcuno che si salva, felice dell’Erasmus,.. felice del Belgio.
    Oggi sono felice di tutto questo e di tutto ciò che ho fatto. E sono felice di ricordarlo.

     
  • Please, one more time

    postato da nORgE alle 01:00 del 22 agosto 2008 | 1 commento Permalink | Rispondi
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    La nostalgia post Erasmus che non ho avuto in cinque mesi mi sta venendo tutta adesso, tutta insieme. A causa sicuramente di molte coincidenze, ma soprattutto a causa del mese che sta arrivando: infatti con settembre arriva il momento di partire per i nuovi avventurieri portatori sani di borsa di studio LLP (adesso si chiama così).
    Il parlarne con loro, e farlo in modo del tutto diverso e particolare rispetto al passato, acutizza in maniera impressionante il riaffiorare di pensieri, ricordi e sensazioni che non avevi ancora visto sotto quel sottile velo di nostalgia misto tristezza misto cazzo è stata una figata. Cose da musichetta struggente, cose da videoclip su YouTube con le foto che si susseguono con effetti di dissolvenza bruttissimi tipo filmini dei matrimoni. Cose bruttine insomma.

    Giusto l’altro giorno ho scambiato due parole con una dei due nostri sostituti in quel di Leuven per il primo semestre accademico 08/09 della ormai cara Katholieke Universiteit. Diceva che erano appena tornati dalla settimana di sopralluogo in terra fiamminga, e che nella stessa aveva trovato casa in Vesaliusstraat eccetera eccetera. Da lì ovviamente nell’automatico inizio di miei consigli, suggerimenti e simili, mi son reso conto di quanto ormai mi manchi il posto, la situazione e tutto ciò che è stato. Come è immaginabile il primo e più intenso desiderio è quello di poter ripartire, ripetere, riesplorare e riassaporare quell’esperienza. Non c’è niente da fare, se c’è una cosa che in questo momento vorrei provare è senza dubbio quell’eccitazione del pre-partenza: pura adrenalina, voglia di spaccare letteralmente il mondo, di vivere di scoprire.. con intrinseca una naturale sensazione quasi di timore reverenziale verso qualcosa che in certi momenti sembra più grande di te. Quel turbinio di pensieri, progetti, aspettative, speranze; quella miriade di intense scosse di ottimismo e felicità che ti rasserena pur non essendo tranquillo manco per niente; quella capacità di pensare ad ogni cosa in prospettiva e di attendere con trepidazione gli istanti in cui l’avventura inizierà. E, come un’altra conoscente mi ha fatto tornare in mente proprio ieri, quella specie di paranoia che ti assale di colpo il giorno prima di partire, quando in teoria dovresti essere in estasi non vedendo l’ora di salire sull’aereo, e invece paradossalmente sei lì che speri che quel momento non arrivi mai perché sei talmente felice al solo pensiero che vorresti manterere quella condizione psicofisica per sempre.

    Poi infine credo ci sia dall’altra parte una sorta di consapevolezza interiore che ti fa desiderare di “tornare indietro”, o meglio di poterlo rifare, perché ti rendi conto dell’evoluzione -di te stesso e della tua vita- che tutta la faccenda Erasmus ha comportato: un’evoluzione che in ogni caso, nel bene o nel male, è stata qualcosa di assolutamente positivo, se si riesce a coglierne l’essenza. Per cui aspiri automaticamente a volerne ancora di questa evoluzione, a voler ancora fare passi avanti, e desideri ancora un’altra dose di tutto quello: perché sai perfettamente quanto clamorosa sarebbe quella botta di [qualsiasi cosa] assunta per una seconda volta, soprattutto con l’esperienza ed il senno di poi.

    Discorsi che si perdono, ma sensazioni che restano. E per quanto uno si sforzi di descriverli, i momenti prima/mentre/dopo, sono pure emozioni e zero parole. Quelle classiche cose per le quali ti incazzi perché non riesci a spiegarle come vorresti, tipo con un post del genere. Alché ad un certo punto cedi anche, e lasci parlare alcuni versi di una canzone che in pratica poi riassume il tutto molto più velocemente e meglio.

    Chiudi gli occhi
    ed immagina una gioia,
    molto probabilmente
    penseresti a una partenza.

    Ah si vivesse solo di inizi,
    di eccitazioni da prima volta,
    quando tutto ti sorprende
    e nulla ti appartiene ancora.
    [...]

    Costruire – Niccolò Fabi

     
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