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Chiedimi se sono felice

6 marzo 2008  |  4 Commenti  |  in Quotidiano  |  

Tornato in Italia. Mi fa tutto molto effetto.
La cosa strana però è un’altra.

Chiedetemi come sto. Perché sto meravigliosamente.

Game over

6 marzo 2008  |  0 Commenti  |  in Erasmus  |  

Titolo alternativo: L’ultimo wafel.
Titolo alternativo #2: E’ finita.

Il gioco è finito, è proprio il caso di dirlo. Fra poche ore prenderò il treno per Amsterdam e da lì un aereo per Verona. Lascio Leuven, lascio il Belgio, lascio la vita da studente erasmus. Torno a casa.
Torno a casa accompagnato da sensazioni ed emozioni intense, contrastanti, ed impossibili da spiegare. Da qualche giorno a questa parte un senso di fatalismo mi avvolge e mi fa pensare. Ma mi fa anche capire, ed apprezzare meglio. Il momento, come il periodo appena passato.

Banale da dire, ma il giorno che sono arrivato mi sembra ieri. Lo sento proprio come ieri, è una percezione realistica. Si dice che quando ci si diverte il tempo vola: cazzo, questi sei mesi sono passati in un lampo. Ma che lampo ragazzi, che lampo. Una scossa, una saetta, un fulmine di pura vita.. di pura energia. Un lampo che come è apparso è svanito, apparentemente nel nulla, lasciando attorno a sé un bagliore maestoso.
Ma questo lampo, questo tempo, questa energia, non è svanita nel nulla. Non è solo finito. E’ dentro di me. E il bagliore sono io, io che risplendo dall’interno, io che ho assorbito ciò che dovevo ed io che ora lo emano.

La tristezza nel concepire la fine c’è, ed è tanta. Tantissima. E’ una tristezza che prende forza anche e soprattutto dal distacco che sta per avvenire (ed è avvenuto) tra me ed alcune persone. Un distacco che in principio non pensavo potesse essere di tale entità, e che si è rivelato nella sua magnitudo solo alla fine, d’improvviso.
Ma la tristezza a guardarla bene non è niente. Fa solo scena. E’ normale, e ci sta, ma non è niente. Non è niente rispetto a tutto il resto. A quello che sarà.

Non piangere perché è finito, sorridi perché è avvenuto.

C’è anche però la felicità del ritorno a casa, che per certi versi è tanta.. inutile nasconderlo. Per tutti gli aspetti negativi del ritorno lascio tempo al tempo, ci sarà modo ed occasioni per lamentarsi di tutto ciò che non va e che rimpiangerò dell’estero e di questa esperienza. Occasioni che sono e saranno sicuramente maggiori che in passato, poiché è con luce nuova che illuminerò la strada del mio cammino. Ma chissà, non è detto che questa strada principale che mi riappresto a seguire sarà di sole buche e cunette scivolose.

Da questa nuova angolazione (altitudine) l’orizzonte è limpido e luminoso. Ed è oltremodo splendido. Dovreste vederlo.
Do you want to play (again)?

— Pensavo che avrei chiuso la categoria di post “Erasmus” con questi ultimi pensieri. Prima. Solo ora mi rendo veramente conto di quanto questo capitolo sia solo appena iniziato. —

Degli addii

5 marzo 2008  |  0 Commenti  |  in Erasmus  |  

Poi dici che uno si commuove.. mi han fatto il quadretto, la cartolina e la torta. Sant’iddio. Ma quanto ci vogghio bbene a questa gente qua?

Come cazzo si fa a dire “goodbye” o “see you” in queste situazioni?
Serata a sprazzi molto triste quella di ieri, proprio per questa incapacità di dire addio. Fortunatamente comune. Però tanta gente, e serenità. E la convinzione che veramente un giorno ci si rivedrà: magari non tutti insieme nello stesso momento, ma poco importa. E il sollievo di Facebook, Messenger, e-mail e quant’altro. Alla faccia di chi denigra internet.

Giorni molto strani questi. Non so che pensare, dire, scrivere.
Oggi è praticamente l’ultimo giorno, domani si parte. Si torna a casa.
Fa effetto.

Impotente

1 marzo 2008  |  1 Commento  |  in Erasmus  |  

Cazzo cazzo cazzo, mi sta finendo l’Erasmus.
Mi sta finendo davanti agli occhi senza che io possa fare niente.
Come lo blocco, come lo blocco?

Belgi, gente unita

27 febbraio 2008  |  2 Commenti  |  in Erasmus  |  

Cioè, questi fanno l’Erasmus dalla Vallonia alle Fiandre.. e viceversa.
Lo ripeto perché sembra incredibile: esiste un programma erasmus infra-Belgio.

Che se fosse una differenza tipo Ragusa-Trento, più di milleduecento chilometri, capiresti anche. Ma questi sono capaci di giustificare una distanza di TRENTA chilometri tra due università che, tra l’altro, sono la stessa/identica cosa.
Folli.

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BOX2


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