Giovedì, Febbraio 14th, 2008
Potrei dire che il trailer del nuovo Indiana Jones mi ha emozionato tantissimo, ma non per il film in sè.
Potrei dire che passerò questo week-end ad Amsterdam e dintorni.
Potrei dire che il prossimo week-end poi (speriamo) sarà on the road per il resto dell’Olanda.
Potrei dire che sono senza energie a causa di una strana ed atipica influenza.
Potrei dire che il season finale della terza stagione di Desperate Housewives mi ha lasciato sorpreso.
Potrei dire che pian piano sto sistemando i dettagli del nuovo template, ma ho paura che sarà un processo infinito.
Potrei dire che dopo una settimana fantasticamente primaverile -anche troppo per i locali- è tornato il tempo di merda.
Potrei dire che non esiste più L’Efferalgan, e io sono tristissimo.
Potrei dire che mi hanno ciulato il sugo, ’sti stronzi.
Potrei dire che ho mandato una valigia a casa, ma si sono rotti un sacco di bicchieri in essa contenuti, ed ho bestemmiato molto.
Potrei dire che sto aspettando una risposta che non arriva, e non ne capisco il vero motivo.
Potrei dire che il 2008 sarà sicuramente un anno pieno di viaggi(etti).
Potrei dire che ancora non so quando tornerò con precisione, ma già mi sta venendo un po’ di tristezza.
Potrei dire che sto facendo e pensando a un po’ troppe cose.
Potrei dire che, comunque, ho ottimistiche prospettive per il futuro. Oggi.
Potrei dire che se ordino un cappuccino voglio un cappuccino, non una schifezza con la panna sopra.
Ma l’unica cosa che vorrei veramente saltare è proprio un qualsiasi riferimento a San Valentino.
Peccato che non ci sia riuscito anche questa volta.
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Lunedì, Settembre 3rd, 2007
Oggi passando dalle parti di Verona NORD, e quindi vicino all’aeroporto, mi è capitato di vedere - ma và? - un aereo in decollo. Non vi dico che razza di angoscia m’è venuta vedendolo lì che saliva potente e, soprattutto, circondato dal nulla. Ancorato al niente. Tenuto su da sè stesso. Il terrore, veramente. Pensavo di aver passato quei giorni in cui ero impaurito come un bambino al solo pensiero, invece mi ritrovo qui che ancora me la faccio sotto. E sì che è un’ora e mezzo di volo.. ma quanto sto piagnucolando? E non mi posso neanche drogare pesantemente, che all’arrivo devo essere bello sveglio, pimpante, con un inglese di base da masticare agevolmente, e con fiato e gamba per girare in ogni dove. Si vede che non ho mai volato eh? Chi mi conosce lo sa, soffro di vertigini anche su una scala a pioli di dieci gradini, o a volte anche su un balcone di primo piano. Sto proprio male e sento un buco nero nello stomaco. E pensare che se fosse per me proverei anche deltaplano o paracadutismo, è uno dei miei più grandi desideri: solo che a pensarci quasi svengo. Mi chiedo veramente cosa mi sia successo da bambino per soffrire di tutte ’ste paranoie..
21 anni per un cazzo.
Comunque sia, ormai ci siamo: domani è l’ultimo giorno in Italia. Fra poche ore aggiornerò definitivamente il countdown a 0. A pensarci mi gira la testa. Il momento tanto agognato è arrivato. Già sento la canzone “Costruire” di Niccolò Fabi che fa da colonna sonora a questi momenti.
In queste ultime ore prima della partenza però sento una strana sensazione, come da.. boh, non so definirla. Come se (quasi) non volessi più partire; perché il periodo di attesa per la partenza per un viaggio così speciale regala veramente un casino di emozioni e di carica, ed è stato piacevolissimo. Come dicevo in qualche post fa, infatti, il pensare che “tanto poi parto e mi diverto come un deficiente” era un appiglio pazzesco per il morale di fronte a tutte le problematiche quotidiane. Ora, ci sarà sì il divertimento e la goduria dell’essere in viaggio perenne o comunque in Erasmus, ma giornalmente si verificheranno tanti tanti casini. E, per carità , questo è il bello. Però non so, ripeto, la sensazione è strana. Forse è normale, forse è un po’ di tristezza nel lasciare amici, parenti e conoscenti, forse è che mi sento impotente perché nelle valigie non riesco a mettere tutto ciò che voglio, forse questo, forse quello. Resta il fatto che I’m feeling this. Ma sono anche inebriato al solo pensiero. Quindi vabbè. Definire tutto questo come un’avventura sembra banale, ma penso che sia il termine più adatto per rendere l’idea. Perché di avventura vera si tratta: mistica, ardua e coinvolgente.
Mi sento come Indiana Jones, il mio vecchio idolo, in The Last Crusade: di fronte a tanta, tanta azione. Adoro.
Ti ho già detto di non chiamarmi più Junior!
(Indy)
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