Dicotomia portami via
Giovedì, Luglio 31st, 2008Faccio fatica a trovare una via di mezzo.
Gli italiani sono di due tipi: o sono dei fottuti geni e meritano tutta la stima del mondo, o non capiscono un emerito un cazzo e peste li colga.
Faccio fatica a trovare una via di mezzo.
Gli italiani sono di due tipi: o sono dei fottuti geni e meritano tutta la stima del mondo, o non capiscono un emerito un cazzo e peste li colga.
Italia razzista? Italia stereotipata? Italia allo sbando? Italia xenofoba?
Non c’è da offendersi, quindi non rompete il cazzo.
“Ti dovresti sentire offeso, in quanto italiano e veronese, per quello che stanno dicendo dell’Italia e di Verona, del razzismo eccetera. Non siamo mica tutti così, Verona non è razzista, i tifosi dell’Hellas non sono tutti naziskin!”. Così dice (anche) un mio amico. Io dico invece che no, non mi offendo manco per niente. Primo perché difficilmente la gente si inventerebbe affermazioni di questo tipo senza un riscontro sotto. Secondo perché, porca troia è innegabile, oltre che una solida base queste affermazioni praticamente le offriamo noi su un piatto d’argento. Siamo noi che siamo così e che ce le andiamo a cercare, quindi è da pagliacci negare l’evidenza. E’ come essere un riccio e negare di avere gli aculei. Dai.
E non mi offendo nemmeno per le generalizzazioni. Perché per quanto le generalizzazioni debbano sempre essere prese e fatte con cautela, è indubbio che sono frutto di tendenze evidenti e di induzioni che si basano sui fatti. Quindi dicendo che Verona è razzista, che i terroni sono tamarri, che gli italiani sono xenofobi, che quella certa tifoseria è nazifascista, che siamo mafiosi, che qua che la.. non facciamo altro che fotografare una situazione che c’è, che è reale, che esiste e non è cambiata nel tempo. E dicendo questo è sottinteso che non mi azzardo ad affermare che il 100% della popolazione veronese/italiana/gruppo-di-riferimento si così, quindi smettiamola per una volta col personalismo o col ce l’ha con me o col che cazzo ne sai tu. Perché vi fa comodo quando vi sentite dire che gli italiani sono tutti dei dongiovanni, o tutti artisti, o simpatici eccetera vero? Eh, cari miei, sentiamo solo quello che vogliamo noi.
Io non mi offendo perché sono cosciente della situazione, ma soprattutto sono cosciente di chi sono io e di chi sono le persone che ho intorno. Io so chi e cosa sono, so quello che penso dico e faccio - e il tutto volto anche al passato. Ho la coscienza pulita, e non prendo la cosa sul personale perché so perfettamente che non è rivolta a me e che io stesso non ho nulla da dimostrare. Con questo però non dico nemmeno che sono contento o sereno, perché è evidente che essendo (volente o nolente) parte di una comunità mi debba sentir almeno un po’ responsabile per non aver agito sufficientemente per affrontare e migliorare la situazione. Io con altri, s’intende, perché uno si rende anche conto che qui si parla di vincoli e possibilità umane su intelletto e ragione d’altri nonché si è anche consci che il mondo purtroppo non è né sarà mai perfettamente come si vuole.
Dunque non mi offendo io, no. Perché ci sono dei fatti che io non nego. Potrei anche farlo, sì, si potrebbe anche fare e c’è chi lo fa. Ma poi questi si sentono offesi, e a me non piace sentirmi offeso. Io mi offendo quando mi si accredita/addebita qualcosa di falso, non quando mi si critica una verità. E la strumentalizzazione in questo caso non è la generalizzazione, bensì la negazione della stessa per vittimismo.
Ieri sera è andato in onda uno degli spettacoli più raccapriccianti ed allo stesso tempo imbarazzanti che io ricordi. Verrebbe quasi da pensare che non c’è limite al peggio, e forse è proprio così. Il tutto in appena un’ora -scarsa- di diretta, in cui il candidato premier per il Partito delle Libertà se l’è fatta e se l’è detta da solo.
Dopo una notevole -onestamente c’è da dire che non ha sfigurato assolutamente- performance di Veltroni, che tra parentesi se fossi uno che ignora la gente che c’è nel PD potrei anche votarlo perché ispira veramente fiducia e sembrerebbe anche serio, è andato in onda uno dei peggiori teatrini di Berlusconi. Cose veramente incredibili. Scene epiche, discorsi ai limiti dell’assurdo e del paradossale, e battute dal gusto talmente pessimo da farti dimenticare anche che non sono per niente divertenti. Giuro che come sto vedendo in questi giorni Berlusconi non lo vedo da tempo. E’ andato, sta sclerando, non sa più che fare o cosa dire. E’ proprio a passi. Forse non l’abbiamo mai visto così: evidentemente invecchia anche lui cazzo.
Insomma, se date un occhio su vari siti di pseudo informazione nazionale o meglio su qualche blog decente troverete sicuramente racconti e narrazioni esaustive, o megari anche qualche video che renda giustizia a quei quarantacinque minuti (e più) di teatro degli orrori. Andate da qualche altra parte quindi, e scusatemi, ma non ho commentato le inenarrabili schifezze degli ultimi tempi dalla caduta del governo per delle precise ragioni, e non mi va di iniziare certo oggi ad un giorno dalle elezioni. Sono talmente disgustato e stanco che veramente non riesco ad esprimere quanto.
Dopotutto chi mi conosce o segue a sufficienza sa che non voterò, e che anzi sto ancora pensando a quale frase ad effetto scrivere sulla scheda elettorale per annullarla (sì lo so che tanto non la legge nessuno e che è anche controproducente, che dovrei rifiutare la scheda, e che bla bla bla. Ma lo faccio per sentirmi a posto con la coscienza, è un atto di rispetto nei miei stessi confronti), quindi credo che già questo sia indice di quanto io non mi senta rappresentato da nessuno e da quanto sia indignato per le condizioni in cui noi e l’Italia ci siamo/si è ridotti/a.
Resta il fatto che io mi senta comunque pallidamente ottimista, nonostante tutto. Non chiedetemi perché e non fatemi pensare che non lo ero neanche nel 2006 quando in teoria sarebbe dovuto essere tutto più facile. Probabilmente l’istinto irrazionale ha preso il sopravvento per non farmi pensare a quello che sarà con molta facilità questa nazione da martedì in poi. Probabilmente è così e la mia mente mi vuole troppo bene e mi risparmia questa atroce coscienza della realtà. Oppure può anche essere che la mia mente sia così sadica da indurmi ottimismo così da farmi restare ancora più di merda quando vincerà ancora il Silvio ed andremo tutti allo sfascio.
O magari ancora è una sagace idea del mio subconscio che mi permetterà di godere ancora di più quando un giorno in un prossimo futuro chiederò cittadinanza verso qualche altro stato.
Insomma, morale della favola: se credete in qualche dio -e non avete ancora iniziato- pregate, altrimenti che qualcuno ci/mi aiuti.
[giuro che tra qualche post finisco di mettere ’sto titolo idiota. Portate pazienza]
Dunque. Ieri, finalmente, s’è iniziato a ragionare. Ovviamente non sto parlando di lezioni - che inizieranno la settimana prossima - ma di incontri, conoscenze, serate. Ieri è iniziata la cosiddetta settimana di orientamento per gli studenti erasmus qui a Leuven. Tra l’altro un inaspettato cielo limpido con sole incluso ha illuso la brulicante ed eterogenea massa di studenti fino alle 2pm, dopodiché ovviamente è tornato il solito grigiore. Nonostante la mezza bella giornata, quando ci siamo recati alla University Hall, in bici alle 9am c’era un freddo fottuto. Un km o poco più di strada e mani e viso erano completamente anestetizzate dal principio di congelamento.
Arrivati a destinazione finalmente, dopo due settimane, abbiamo visto ’sti benedetti nostri colleghi erasmus. Parecchi devo dire, tanti da riempire completamente tutta la sala dove persone/responsabili varie ed eventuali ci hanno accolto e bla bla bla. A primo colpo d’occhio: tanti/e spagnoli/e, italiani/e, cinesi, est-europei/e; poi mille altre etnie. Molto interessante e degno di nota anche la maggiore percentuale di esemplari femminili rispetto ai maschi.
Un’oretta dopo, spostamento verso un atrio pieno di banchetti informativi vari, angoli di ristorazione e di iscrizione a gruppi/viaggi/feste, e zone di intercultural-meeting. Da segnalare:
In questo denso melting-pot di culture, facce, espessioni, sorrisi, dubbi, sguardi storti e sguardi speranzosi, si son fatte le prime conoscenze e i primi ritrovi. Ho ribeccato Evan e Nicholas, con l’americano che spiccava fra tutti (porca puttana se è grosso), e abbiamo pian piano scoperto quasi tutti gli italiani. Fare comunella con gli italiani ovviamente è la cosa più facile e più veloce, perché li senti subito, gli domandi subito, ti aggreghi subito. Da parte mia c’era/c’è un po’ la voglia di non stare troppo con italiani, per vari motivi, ma quando sei lì è anche difficile non chiacchierare un po’ spensieratamente o rifiutare di parlare con qualcuno che magari ha bisogno di una voce con idioma amico dopo un po’ di tempo di totale non-capisco-un-cazzo. Parlando di italiani quindi, con Jack e Carlo (che sembra di sentire Valentino Rossi, ma più simpatico), abbiamo conosciuto:
..e poi altre ragazzi e ragazze che non ricordo di dove sono o tanto meno da dove vengono. In tutto comunque credo che, a occhio e croce, saremo in una trentina. Di italiani intendo.
Poi gli stranieri, e qui a raccontare c’è da divertirsi. Ma non ho più tempo per continuare, e rimando alla prossima puntata che devo uscire e stasera c’è la prima festona: dobbiamo spolpare un cinese a forza di alcol, e approfondire alcune conoscenze. Quindi poi la narrazione forse mi riuscirà più completa ed esauriente. A domani/dopodomani.