Dunque, ho appena finito di guardare Fringe. Prima stagione.
Premetto che l’ho visto a pezzi, e in periodi diversi, quindi scriverne una considerazione generale non mi è semplice.
Dunque: carino.
Il pilot, come dissi, mi piacque abbastanza: niente di sconvolgente, ma lasciava buone impressioni e buone speranze. Speranze che però con le prime puntate si sono decisamente affievolite, facendomi restare un po’ così da quell’accozzaglia di indizi, supposizioni, teorie, cose, persone, eccetera. In ogni caso sono andato avanti, sospinto soprattutto dalle buone impressioni di amici e conoscenti (anche virtuali).
Andando avanti, e con l’emergere della “situazione principale” nascosta da ormai banali puntate con trascurabili parti autoconclusive (ok che ci si deve sempre parare il culo e portare nuovi telespettatori alla serie, però si potrebbe finirla di fare le puntatine con 3/4 di roba inutile), si arriva finalmente ad assumere la ricercata e tanto attesa condizione di dipendente. O detto in parole povere, il telefilm comincia a prendere e tu cominci a voler seriamente vedere subito come la storia va avanti guardandoti la puntata successiva. Questa secondo me è una caratteristica fondamentale per serial di questo tipo, e Fringe non fornisce tali emozioni fino a metà della prima stagione.
Con la scoperta della ZFT, e con un un finale chiave di una puntata, a mio modesto parere tutto comincia ad ingranare e a coinvolgere dando un senso alla visione del tutto. E non è poco: una persona poco costante (o poco propensa alla visione di produzioni del genere) ci mette poco/niente a stufarsi e lasciar tutto lì senza sensi di colpa, e potrebbe tranquillamente abbandonare la serie dopo solo poche puntate.
Ad ogni modo, sorretti dal sontuoso personaggio di Walter Bishop meravigliosamente recitato, da un interessantissimo Joshua Jackson, dalla voce del mitico agente Francis, e dalla “divertente” onnipresenza di un Osservatore di fumettosa memoria, la stagione prende a crescere e salire di livello rivelazione (anche se, a mio modo di vedere, un po’ troppo prevedibili) dopo rivelazione.
Infine si arriva, forse un tantino precocemente per certi versi, ad un finale finalmente degno di nota con appunto una ultima puntata che dà l’impulso sperato e la necessità di (aspettare e) guardare anche una seconda stagione: seconda stagione che fino a poco prima delle ultime due puntate non ti verrebbe mai in mente di guardare.
Il season finale come detto è molto interessante, e presenta due (anzi tre) particolari cose che fanno giustamente gridacchiare dall’approvazione. Ovviamente non le scrivo esplicitamente qui per salvaguardare chi ancora non conosce Fringe e/o il suo finale di (prima) stagione; ma se per un avvenimento — durante la puntata — l’epilogo è intuibile, le altre due piccole figate degli ultimi secondi sono qualcosa di genuinamente molto bello [che ho potuto paradossalmente apprezzare meglio avendo guardato la serie in differita: mi sarei altrimenti rovinato una piccola emozione se fossi stato preso nei giusti tempi].
Gli argomenti trattati sono ancora, secondo me, prematuramente discutibili in quanto decisamente ampi e non ancora definiti a dovere; mentre tutti i vari piccoli misteriosi misteri collaterali (segni e non segni, sigla, temi, …) me li andrò a spulciare piano piano nel frattempo che aspetto l’autunno e la seconda parte del viaggio di Oliva Dunham.










