Sabato, Agosto 16th, 2008
E Ferragosto arrivò, insieme ad una piccola pausa di riflessione e ricapitolazione. O meglio, con il coraggio, la pazienza e la volontà di fare questa pausa.
Per questo aiuta senz’altro il fatto di essersi resi conto di stare passando tutto agosto, e quindi il giorno nella sua metà, a casa e non come di consueto in terra natia con tutto ciò che ne consegue. La cosa è abbastanza importante dato che non ho ricordi di un agosto passato interamente nel mio comune di residenza: la cosa infatti è rara, e credo di dover andare indietro di dieci anni circa per poter quantificare una frequenza di questo avvenimento. Insomma niente, quest’anno niente mare, niente parenti, niente fuochi, niente autostrada. Anche se a conti fatti la situazione, pur considerando il fatto di non aver avuto scelta, non mi risulta del tutto negativa.. anzi. La motivazione è data da una serie di ragioni che adesso, scrivendo, mi vengono in mente a tonnellate, in ogni caso non credo siano elencabili.
Agosto con la sua estrema essenza di, come dire, nulla, mi è sempre stato fatale in fatto di tempo per riflettere. Vuoi perché me ne fornisce molto, vuoi perché ne sono costretto dagli eventi, vuoi perché ormai mi è entrato dentro quasi come una tradizione o un’abitudine. Fossero un po’ più serene queste riflessioni agostane sarebbe anche meglio eh, ma lasciamo perdere. Fattostà che alla fine mi ritrovo sempre nelle stesse condizioni, e sempre con le stesse considerazioni e somme da tirare. Dei punti fermi insomma, anche in un anno come questo nel quale le rivelazioni sono all’ordine del giorno e le novità (leggi anche botte di vita) sono diventate una consuetudine -ricercata. Quindi forse si potrebbe dire che non è proprio vero che siamo sempre agli stessi passi visto che si viaggia su marciapiedi/strade diverse, anche se i piedi sono bene o male sempre quelli. Si può invece dire con fermezza che di questi tempi questi esempi a mo’ di similitudine vengono molto male.
Nel frattempo sorge il sempre più serio problema di incapacità alla concentrazione per innumerevoli attività quali lo studio e lo scrivere post.
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Domenica, Giugno 15th, 2008
Per la serie cose che non ti saresti mai sognato di poter dire sul serio, soprattutto dopo angoscianti ed obbligatorie corse campestri delle scuole medie nelle quali arrivavi sempre orgogliosamente tra gli ultimi.. degli ultimi. Cose che non pensavi di poter dire in vita tua visto che non hai mai avuto il cosiddetto fiato, o tanto meno propensione alla corsa, o meno che meno un fisico esile minuto e leggero da corridore.
E invece.
Dopo un paio di settimane di “riscaldamento” nelle quali, un giorno sì e un giorno no, corricchiavo per mezz’ora o poco più facendo non più di 3 km, stamattina sono andato a correre quasi seriamente ad una corsa podistica non competitiva (il nome era una cosa simile). Località: ridente e sperduto paesino di campagna della bassa veronese/mantovana orientale. Distanza percorsa, un abisso: 10 km. Sicuramente una puttanata per tanti amatori, ma per il sottoscritto -vuoi anche per effetto della doppia cifra- rappresenta una maratona lunghissima. Tempo di percorrenza altissimo (tipo un’ora e venti), ma per me è già tanto considerando che sono stati ben più di 70 minuti di corsa ininterrotta: in sostanza mi sono fermato per camminare un paio di minuti solo due volte. Ritmo molto lento, ma costante. Testa alta, due bicchieri d’acqua, e sono arrivato. Ovazione dei miei mitocondri.
La cosa più sconvolgente poi, cosa a cui tra l’altro nessuno (io incluso) credeva, mi sono alzato addirittura alle 6.30 (!) per tutta ’sta faticata. E ricordo che sto parlando di una domenica mattina. Un mostro.
Insomma, grande impresa per lui.
Poi beh, è stato anche abbastanza figo. La location è senza dubbio adeguata e notevole, con tutte le avversità del caso (fango, ghiaia, dislivelli, odori molesti) ma soprattutto molte e stupende caratteristiche peculiari come orizzonte verde e piatto, sovrastante cielo azzurro e limpido (incredibile giornata), contorno di campi e piantagioni in stile pubblicitario, aria fresca e galvanizzante, e sole magnanimo e rinvigorente. Tutto ottimo, specialmente il ristoro finale con il mondo agroalimentare a disposizione.
Inoltre come al solito sono state tante le osservazioni e le considerazioni fatte durante, tipo: oh ma, cazzo, son tutti vecchi?; fighe nemmeno a parlarne; minchia, bello però il completo di quel gruppo; ah no, è più figo quello di questi qua; no ’spetta, quelli rossi là davanti sono il top; questo fra trenta secondi si accascia, sviene e muore; ehi, figa questa bio.. oddio, schifo, vecchia; questo non so se è lui a tirare il figlio o il contrario; cazzo questi viaggiano; sì vabbè ciao tu chi cazzo sei, il fratello di Baldini?; ‘fanculo sto sudando come un facocero della Thailandia; questi due ottantenni sono più freschi di un neonato; 15 km un cazzo, datemi da bere!; una figa, una figa! Dio c’è!; domani mi compro la maglia di Forrest Gump; questi che mi hanno sorpassato ai quaranta all’ora sono sponsorizzati più delle tv locali; aiuto muoio; un rene a chi mi accende un irrigatore in faccia!; signora forza, cammina più veloce una formica zoppa; il traguardo, eccolo eccolo!; IO sono Leggenda.
Poi anche tanti altri pensieri un po’ più profondi e significativi (sulla corsa ad esempio?), tipo ad esempio una variante alla risposta definitiva sulla vita l’universo e tutto quanto (cit.), ma non le posto che tanto so già che non vi interessano.
Morale della storia domenica mattina prossima se tutto va bene e non piove lo rifaccio. In un altro paese ovviamente, e spero più o meno la stessa distanza, ma lo rifaccio. E in settimana continuo il mio finto allenamento.
Verso l’infinito, e oltre.
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Venerdì, Giugno 13th, 2008
Ho un po’ la testa che fa quel cazzo che vuole ultimamente. C’è, non c’è, va, torna, non mi dice quanto sta via, non chiama e non mi avvisa, non risponde ai messaggi, non si fa vedere in giro. Fa quel che gli pare. Non mi da punti di riferimento. E’ un po’ come il tempo da fine maggio a questa parte.. indefinito. Tipo la scena di Contact in cui Ellie è nel tunnel spazio-temporale.
Magari è il periodo di esami, cosa che non riesco ad assimilare come reale e degna di importanza. Forse è il sentore inconscio della depressione causa compleanno (lunedì), come da qualche anno mi accade. Forse è perché dopo ormai tre mesi dal ritorno sto vivendo un periodo di leggero stallo, che poi stallo non è ma è semplicemente normalità che risulta essere stallo perché viene inevitabilmente comparata ai meravigliosi ed intensi otto mesi precedenti. Forse è che sto aspettando fine luglio per immergermi nuovamente in viaggi o viaggettini letterali o mentali, o tuffarmi in nuove avventure occasioni scoperte sensazioni. O forse è che so, ma non voglio ammettere, che non si ripeterà a breve quanto appena sperato. Forse ancora è la solita situazione altalenante e frustrante con una certa persona che (probabilmente) giustamente non sa come rispondere alla mia incapacità di risposta stessa. Forse è l’attestazione di alcuni cambiamenti sociali indipendenti e non dal sottoscritto, con relativi cambiamenti di equilibrio e sbilanciamenti con altri relazioni sociali. Forse è la continua ed infruttuosa ricerca di qualcosa che non c’è, o di agua sempre troppo distante ed irraggiungibile.
Pensieri che ci sono e non ci sono, che tornano o arrivano, che partono e non finiscono di andare, che si affacciano su orizzonti diversi a volte più annebbiati o a volte più limpidi. Pensieri che corrono, credendo di snellirsi e rafforzarsi, ma si ritrovano sempre sotto le intemperie o in balia di strade che per forza di cose devono essere percorse anche al contrario per tornare a casa.. in attesa di un pezzo mancante che congiunga l’anello e che permetta di coprire più e nuovi giri.
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Lunedì, Maggio 12th, 2008
Ed è mentre rifletto sul/sui fatto/i che:
- pur con la tristezza nel cuore, sarà meglio che con l’estate che arriva finisca qualche serial (e con qualche intendo molti) perché non so quanto reggo a seguire tutta quella roba;
- domattina è meglio che vada dal medico perché continuare a non-dormire in questo modo non mi fa bene di certo;
- potrei riscoprire Montale;
- il bagno di sangue profetizzato per giugno potrebbe trasformarsi in un vero e proprio lago;
- sono clamorosamente regredito a minigolf;
- pian piano -che significa ormai tre anni- sto riuscendo a spiegare in modo quasi umano (ma ancora non comprensibile) che razza di facoltà frequento;
- sto riascoltando un casino alcune (mie) vecchie glorie musicali, e quindi album che ascoltavo dieci/cinque anni fa, ed è strano ma piacevolissimo riassaporare alcuni ricordi e alcune sensazioni (magari non del tutto svanite) confermando ancora oggi quanto belle sono alcune canzoni;
- rimango sempre letteralmente affascinato e rapito dalla pioggia sui vetri, specie quando se ne può godere appieno in un tiepido autobus con eclettici rivoli d’acqua su vetri generosi;
- il matrimonio dell’altra sera era decisamente migliore del precedente, come soprattutto il vino presente a cena, ed io ero letteralmente un figo della madonna;
- adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera, e adoro la cadenza periodica -ed ancora incredibilmente puntuale- con cui compaiono prima alcuni fiori, poi altri, poi alcuni prati ed ancora fioriture;
- forse non imparerò mai a non mettermi dentro alle organizzazioni di gruppi e cose simili, perché se c’è una cosa impossibile ed inumana è proprio quella di organizzare delle persone;
- pian piano sto riuscendo a riprendere i percorsi narrativi dell’imbarazzante universo Marvel;
- non ho resistito, e complici continui rimandi, mi sono rovinato/giocato un buon 75% di possibilità in media su due fronti;
- stanno tornando un po’ i momenti di disperazione interiore conditi di rosicamento ed invidia estrema;
- non so cosa potrei fare per festeggiare se l’Inter non riesce a vincere lo scudetto;
- ho buttato l’esca per un esperimento, anche se l’ho fatto male, non l’ho programmato ed organizzato, e sembra che il momento non sia il migliore;
- vorrei prenotare i voli per Valencia, ma non so ancora tante cose e non riesco a programmarle;
- è meglio che mi trovi un lavoretto del menga;
- sono un inguaribile romantico (leggi ingenuo);
..che capisco che è una vita che non scrivo qualcosa di dignitoso su questo povero blog.
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Mercoledì, Aprile 30th, 2008
Tornato da una cinque giorni in terre meridionali sono provato nel fisico e (forse) anche un po’ nella mente. Nel fisico perché, anche se non ho fatto una mazza, due viaggi di quattordici/quindici ore in autobus in meno di una settimana ti stroncano totalmente l’energia.. soprattutto se non riesci a dormire manco per dieci minuti.
Devo dire comunque che questi viaggi sono sempre spunto di numerose riflessioni per quanto mi riguarda: vuoi perché sei obbligato a star seduto mezza giornata nello stesso posto; vuoi perché la gente in autobus con te spesso è da catalogo; vuoi perché bene o male di fai (e ti guardi) tutta Italia, da nord a sud, da Verona a Cosenza, passando per Vicenza, Padova, Ferrara/Bologna ed altri sperduti paesini sulla costa ionica calabrese.
Poi dipende anche dal film che ti piazzano in serata. All’andata, scendendo, sono caduto seriamente in depressione con Natale sul Nilo (voto: -12); al ritorno, salendo, mi sono goduto -si fa per dire- Mio Fratello è Figlio Unico, (voto: 8 ) film che dovevo ancora (e volevo) vedere.
Matrimonio andato secondo le previsioni, e cioè noioso, ma tutto sommato mi aspettavo qualcosa di peggio. Vestito dello sposo invece oltre ogni più rosea aspettativa: l’abito più tamarro, pacchiano, trash, bianco e argento, scandaloso, splendido, metafisico che io abbia mai visto. Grandi emozioni mi ha regalato quell’abito, insieme al suo degno indossatore. Semplicemente indescrivibile. Ho avuto paura anche di fotografarlo tanto pensavo potesse rovinare la digitale con la sua brillantezza.
Peccato per il vino, di infima e scarsissima qualità. La vera pecca della cena al ristorante. Non si fa. Lodi invece al Gran Galà di frutta e dolci. Solito augurio di morte per il cantante in sala invece: se c’è una cosa che odio dell’esistenza umana è proprio il pianobar/animazione/cantante-napoletano ai matrimoni. Li ammazzerei tutti. Giuro, non li reggo. E poi, Cristo, sempre il volume al massimo. Un giorno sgozzo qualcuno.
Inoltre grandi pranzi e cene dai miei parenti più vicini, as usual. Grandi rumori e voci alte dappertutto che non mi fanno mai dormire decentemente. E solite cose, pur in un momento dell’anno a me non molto familiare.
Nel frattempo ho avuto occasione di riprendere un ritmo di lettura decente, cosa che avevo un po’ abbandonato nei mesi di Erasmus e nel periodo subito seguente. Ho letto Praticamente Innoquo, quinto capitolo della trilogia della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams; e poi Il Giorno in Più, la quarta fatica di Fabio Volo.
Su quest’ultimo libro e su Fabio Volo mi vorrei soffermare un attimo. Perché so che qualcuno nel leggere l’ultima riga si sarà messo a ridere, e so che molti un po’ disprezzano Fabio Volo. Io volevo invece fare presente che a me piace molto, lui, in generale. Come attore lasciamo pur perdere ma come presentatore dei suoi programmini (MTV o ITALIA1 che sia), proprio perché sono suoi programmini, a me piace molto. E mi piace molto anche come scrittore, per quanto azzardato possa essere il sostantivo. Infatti non è tanto il modo di scrivere o lo stile che mi piace, perché non c’è né uno stile particolare né un modo, in quanto è un flusso sempre molto semplice e basilare alla portata di tutti anche da replicare. Ma bene o male mi piace quello che scrive, quello che racconta. Il contenuto, se così lo possiamo chiamare. Ho letto anche i suoi tre precedenti libri, e posso dire che escludendo il penultimo gli altri mi sono piaciuti moltissimo. Perché sono leggeri, sono divertenti e realistici, sono senza patina, sono plausibili, sono terra terra, sono amichevoli, sono senza pretese, sono presentazioni buone di sensazioni pensieri dubbi idee certezze voglie piaceri gusti. E sono parole nelle quali immedesimarsi praticamente sempre, parole dalle quali trarre spunti, parole delle quali incuriosirsi. Insomma, sarà anche qualunquista ma a me suscita quasi un senso di stima.
Per tornare a questo Il Giorno in Più devo dire che mi è piaciuto talmente tanto da esserne invidioso. E quasi incazzato tanto l’ho sentito romantico. Maledettamente e fastidiosamente romantico -in grassetto. Con una storia che competerebbe tranquillamente con i miei classici film mentali (giusto per restare in tema anche di termini utilizzati) e che ti fa venir voglia di creartene una identica. Un libro di cui vorrei parlare molto ma che, mi rendo conto ora che sto scrivendo, è brutto da svelare in questo modo. Un libro che si legge facilissimamente in pochissimo tempo e che quindi vi consiglio a prescindere.
Nel frattempo ancora giornate intense nei miei dintorni, ma il tempo per il mio piccolo punto della situazione vitale l’ho avito. Ne vedremo nei prossimi giorni i risultati.
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Martedì, Gennaio 8th, 2008
00.21, 29.12.06:
mi dispiace che questa cosa tanto bella sia già finita.
E sì, è passato un anno anche da questo.
Non era finita allora, non lo è adesso, e probabilmente mai lo sarà . Va solo ad alti (molto alti) e bassi (molto bassi). Soprattutto quando non si è a contatto.
Adesso siamo nel “molto bassi”. Talmente bassi che si fa fatica a quantificare o comparare. Sta di fatto che il molto basso spesso aiuta, almeno una parte, che lo si riesca a concepire o meno.
Siamo ad un punto talmente basso che a colpi questa bassezza rasenta il nulla. L’indifferenza. Il menefreghismo.
Poi non si sa. Cosa sarà non è chiaro. Ironico è il fatto che la situazione sia molto più chiara quando il tutto sembra veramente andato a puttane (e magari se ne è felici). Il futuro invece è oscuro ed indecifrabile, almeno in queste cose e in questi casi.
Resta il fatto che di alcune scelte se ne devono accettare le conseguenze: previste o inaspettate, positive o negative. Aiuta comunque il fatto di essere ogni giorno più convinti che la scelta fatta sia stata giusta e quanto mai doverosa, nonostante sia stata tutto fuorché priva di problemi.
Aiutano le esperienze, il tempo, e la vita. E aiuta il rendersi finalmente conto che qualcosa è/sta cambiando. Finalmente finalmente finalmente. E che bisogna stare attenti a non rovinare i primi raccolti ottenuti lavorando la terra con tanto impegno e fatica. Perché basta un niente, un piccolo cedimento, un massì dai, e tutto salta. Muore il germoglio, e l’erbaccia si fa strada all’istante, come fosse (perché in realtà lo era) lì sotto da sempre.
E’ quindi con rinnovato impegno che si continua a proteggere questa semina e i primi frutti di essa, affinché un giorno sia finalmente raccolto.. e con esso la terra sarà ripulita da impurità e pronta per la nuova varietà di seme che si spera non diventi erba cattiva come in passato.
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Mercoledì, Gennaio 2nd, 2008
E siamo ancora qui. Sopravvissuti.
Siamo ancora qui, vivi, che possiamo raccontare di aver passato incolumi (chi più chi meno) un altro anno. Siamo ancora qui, magari ancora un po’ malandati per i bagordi della notte appena passata, che ci ritroviamo senza nemmeno essercene resi conto di fronte all’ennesimo ciclo di 365 giorni -Anzi, 366 in questo caso: ventiquattro ore in più quest’anno per cazzeggiare alla grande.
Siamo ancora qui che pensiamo a cosa stracazzo abbiamo festeggiato ieri, visto che -tanto per essere allegri e gioiosi- possiamo considerarci solo un anno più vicini al nostro trapasso. Siamo qua che ci chiediamo cosa avesse di tanto speciale quella mezzanotte, visto che stamattina il sole è sorto come al solito e noi si ù dovuto mangiare qualcosa lo stesso per sopravvivere, oggi come settantacinque o quanti-volete anni fa.
Siamo ancora qui che comunque ringraziamo che non sia stato come per il natale o le altre ricorrenze religiose che ora sono solo dei fenomeni commerciali. Siamo ancora qui che, tutto sommato, meglio che niente. Siamo ancora qui che, se avessi lavorato, forse almeno ci guadagnavo qualcosa. Siamo ancora qui, vivi, dopo che abbiamo pensato di restarci secchi per quella che alla fine ricorderemo come una “sbornia colossale”.
Siamo ancora qui che sbuffiamo per aver passato una nottata noiosa, o siamo felici che alla fine tutto quanto si era organizzato è andato a buon fine e ci siamo divertiti. Siamo ancora qui che pensiamo che ci faremo il mazzo anche l’anno prossimo perché ne è valsa la pena, o stiamo giurando di non fare mai più un ultimo dell’anno lì, o con loro.
Siamo ancora qui che cerchiamo di ricordare i nostri propositi per l’anno nuovo dichiarati solo qualche ora fa, e nel caso riusciamo a ricordarne qualcuno ridiamo sotto i baffi perché sappiamo che non riusciremo mai nell’intento. Siamo ancora qui che però continuiamo a dire no ma dall’anno prossimo.. quando sappiamo di ingannare solo noi stessi. Siamo ancora qui che giuriamo e spergiuriamo sul nulla.
Siamo ancora qui e continuiamo a sperare, o pregare qualcuno o qualcosa. Siamo ancora qui che ci crediamo.
Siamo ancora qui. E non l’avremmo mai immaginato.
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Lunedì, Dicembre 3rd, 2007
Mi ha appena sfiorato questa riflessione:
Ad essere gay sarebbe tutto, paradossalmente, molto più semplice.
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Lunedì, Novembre 5th, 2007
Ed è con in sottofondo (casualmente) “All You Need Is Love” dei Beatles che mi accingo a scrivere alcune riflessioni a mente e ruota libera. Ragionamenti dovuti anche ad alcune considerazioni di pochi minuti fa.
Il succo del discorso è che probabilmente sono troppo figo per questo mondo. A volte credo profondamente in questa cosa. Altre volte invece ne sono estremamente convinto. E man mano che proseguo nel mio cammino di vita questa considerazione non fa che consolidarsi. Solo raramente mi sfiora la mente che non ho capito un cazzo e che in realtà sono l’ultimo dei cretini sulla faccia della terra, per questo motivo tendo a etichettare questo pensiero come fasullo e dettato dallo stress, per cui lo scarto immediatamente.
La verità è che veramente la gente non è a posto con la testa. Ok, non lo è nessuno e io sono il primo degli psicopatici leggermente spostati. Però dai.. come si fa? Voglio dire: essere un po’ spostati ci rende a posto, è normale. Ma c’è chi è più che spostato, direi traslato completamente, della media; e chi non lo è affatto, il che forse è peggio ancora.
Ho un male al collo allucinante. Ma questo non c’entra niente.
Ho capito finalmente che il modo corretto per scrivere c’entra è proprio c’entra. Con l’apostrofo.
Sono un figo perché, in fin dei conti, io capisco quello che c’è da capire. Gli altri non capiscono un cazzo.
Mi rendo conto che il tutto suoni molto arrogante, supponente e presuntuoso, ma non ho scelto io di essere un figo. A volte veramente non vorrei capire le cose. Qualcuno disse che l’ignoranza è un bene. Quanto c’ha preso! A volte veramente non vorrei rendermi conto delle cose, non sapere, non capire, non sentire e vedere. Ma niente. Non c’è verso. Certe volte credo che il mio problema sia proprio essere troppo cosciente delle cose. Non ho detto, e dico, “sveglio”. Non sono sveglio. Sono probabilmente una delle persone meno sveglie che conosca. Però in qualche modo ci arrivo, e ci arrivo sempre. E’ un cazzo di problema.
Con figo, comunque, intendo ovviamente intelligente in modo interessante. Una mia nuova grande definizione.
In questi ultimi anni sto cambiando molto. Sto cambiando profondamente. E, come mi piace dire spesso, mi sto evolvendo. Sto cambiando interiormente, sto cambiando mentalità , carattere, attitudine. Forse non proprio nel meglio che potessi, ma sono comunque molto contento dei risultati che sto raggiungendo. A livello personale proprio.. sono orgoglioso del nuovo me che nasce ogni giorno.
Sto diventando (o lo sono già?) molto più “cattivo” e cinico. E devo ammettere che ci sto prendendo gusto. Dopotutto me lo merito. So di meritarmelo. Lo so. C’è però da dire che sono contento di quello che sto quotidianamente diventando, ma non quello che sto facendo. Perché sotto quel profilo non sono contento di me stesso, e a dire il vero forse mi sto anche auto-delundendo molto. Sulla forza di volontà infatti ci sto ancora lavorando, e sarà un lungo e faticoso processo.
Resta il fatto che comunque mi ritengo un grande, sotto certi aspetti. E ‘fanculo la modestia. Sono sempre stato umile e modesto. Il giusto. E giustamente. Non me lo potevo permettere, ma era anche doveroso che lo fossi. Ora invece no. Se mi riconosco in un certo tipo di profilo non vedo perché dovrei negarlo. Non vedo il perché dovrei negare molte cose, a dirla tutta. E a dirne ancora di più non vedo assolutamente il perché la gente debba negare ciò che è.
E’ la redenzione del me non-figo-ma-figo. E mi preferisco, rispetto ai fighi-ma-non-fighi. Chi capisce capisce. Chi non capisce se lo faccia spiegare. A quel punto cominciate a stare all’erta: arriverà il giorno.
E saranno cazzi per tutti. Grossi cazzi amari.
Il profeta nORgE ha parlato.
Andate in pace e prosperità: che la forza sia con voi.
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Domenica, Novembre 4th, 2007
Con questo post potrebbe partire una piccola “rubrica” periodica. Ma anche no.
Qui di seguito una cosa che scrissi tempo fa. 2003 mi pare.
Come al solito.
E’ lì sotto le lenzuola da tre ore, e non ha nessunissima voglia di uscire da quel letto così affettuoso. Non che abbia ancora sonno, ma la pennichella del pomeriggio è per lui qualcosa di straordinariamente assuefante. Una volta dentro, uscire è sempre un’impresa degna del miglior Indiana Jones. Se ne deve inventare una sempre diversa ogni volta per riuscire a svincolarsi da quell’agglomerato di soffice e deliziosa comodità . L’unica via di scampo sarebbe quella di trovare una motivazione pseudo-seria per alzarsi e, a volte, anche se c’è vale la pena restare sdraiati ancora, apposta, perché è una motivazione veramente indegna. Tipo il doversi mettere a studiare. O meglio, alzarsi per poter in teoria studiare. Sono anni infatti che non lo fa più. Non ne trova più lo stimolo, la pazienza, la voglia. Non ci riesce più. Non ne è più capace. E’ più forte di lui.
Le 19. Le 19 e qualcosa. Si deve alzare, dai. Ormai non riesce neanche più a star lì. E allora, tra lo stordimento più che generale, si alza e muove passi scoordinati stile barca in balia di una tempesta. Barcollando e rimbalzando di qua e di là nella stanza e attraversando il corridoio affidandosi alla sua buona stella, eccolo naufragare nella spiaggia a lui più congeniale. Comoda, larga, verde, con strumenti di intrattenimento e generi di prima necessità a portata di mano. Il divano. Quella stupenda oasi felice dove svegliarsi con calma e piacere, sgranocchiando qualcosa, sorseggiano qualcos’altro di compatibile e aggiornandosi tramite quella scatola nera di ventotto pollici posta lì di fronte, a portata di telecomando. Che anche se si cenerà tra un’oretta barra oretta e mezza, uno spuntino non fa mica male.
La mente è sgombra. Forse, anzi sicuramente, totalmente rincoglionita. Indubbiamente off-line, sconnessa dal mondo esterno. Lo sbalzo di temperatura dalla bedroom al soggiorno è rilevante, ma c’è tempo per abituarsi. Fuori da questo microcosmo rappresentato da lui e dagli oggetti inanimati che con lui stesso interagiscono c’è il nulla. Il nulla capace di non impensierirlo. Il cellulare è lì, di fianco alle sue oziose natiche, acceso e pronto all’uso; ma tanto si sa che non lo userà se non per guardare l’ora. Fino a sera. Non ha uno straccio di ragazza che gli telefoni o mandi un SMS e nessuna spasimante apparente. Gli amici di simil-avventure son sempre occupati, e i compagni di classe non lo chiamano per chiedergli i compiti o cose del genere, che tanto sanno che-lui-non-sa. Quindi figuriamoci.
Stasera niente allenamento, e se ci fosse stato forse non ci sarebbe andato lo stesso. Non per qualcosa, la pallavolo gli piace e gli è sempre piaciuta, ma è la solita instancabile pigrizia che lo frega. Cena veloce con uno sguardo alla televisione, ed intanto il pc è già bello che acceso e connesso alla rete. Non sta facendo niente, nessun processo in corso, ma è connesso. Forse c’è qualche canzone in coda sul programma P2P, ma comunque siamo sempre lì. Probabilmente c’è qualche butèl che sta cercando di contattarlo con MSN per far due chiacchiere, ma lui è di là stravaccato sul divano e non sente neanche il plin del pop-up microsoftiano.
Guarda qualcosa alla tv, un film, un telefilm, Quark, una partita, MTV, qualcosa. Finita la prima serata eccolo che si trasferisce trascinandosi in ufficio. Controlla la casella di posta elettronica, dà uno sguardo al suo blog, nota che non l’ha cagato nessuno come al solito, legge una decina di post tra quelli dei i suoi blogger preferiti, forse posta qualcosa anche lui. Se gli va. Se si ricorda cosa gli viene in mente durante la giornata, o più semplicemente se trova qualcosa da dire.
E naviga. Naviga senza meta in quella fitta rete di informazioni, immagini, notizie e curiosità che da qualche anno a questa parte lo ha stregato e ridotto dipendente. Internet per lui è come una droga. Non riesce a staccarsene. Nonostante che l’80% del tempo passato in rete è completamente perso e senza motivo. Ma a lui piace saltellare qua e là, di sito in sito (spesso sempre lo stesso, in loop), cazzeggiando.
Dopotutto è una bella cosa cazzeggiare. Il non far niente è qualcosa di estremamente liberatorio. Anzi no, liberatorio è qualcosa di diverso. Il non far niente, e il rendersene conto, provoca in lui una sensazione molto strana. Bisogna esserne capaci però. Di non far niente, si intende. Qualcuno diceva “Non fare niente è la cosa più difficile del mondo”. Ed è vero. Lui sta affinando l’arte. Ormai sente di essere diventato una via di mezzo tra l’apprendista e il guru del cazzeggio. Con ampi margini di miglioramento, un futuro roseo all’orizzonte, sotto quel punto di vista. Ci terrebbe diventare un maestro del non far niente, ma farlo bene. Sa che c’è gente che non ne è assolutamente capace. Sa che c’è gente che non riesce a stare un secondo ferma. A dir la verità certa gente gli sta anche un po’ sul cazzo. O per lo meno gli da fastidio.
Il non riuscire ad estraniarsi per un momento dal mondo esterno lo renderebbe pazzo. Lui ha bisogno del suo spazio, della sua tranquillità , del suo tempo. E’ essenziale. Ha bisogno del suo momento di relax. Ha bisogno del suo angolo di mondo, riparato e comodo, dove giacere e pensare. Pensare. Concetto strano da comprendere per molta gente al giorno d’oggi. Viviamo in una società in cui non si pensa, si fa è basta. E il perché non è dato saperlo. Pensare e rendersi conto di cosa si sta facendo, capire il perché lo si sta facendo son cose strane. Per tanti. Lui deve pensare. Lui necessita di quel riassunto mentale. Sa di aver bisogno di rendersi conto di ciò che ha fatto, sta facendo, vuol fare, deve fare, e farà . Senò sclera, signori.
Gli basta una poltrona, abbastanza comoda possibilmente, e della musica. Musica adatta la momento. Adatta al periodo. E adatta lui. Questa musica ovviamente cambia col tempo. Ma resta sempre e comunque la sua musica. Ne dovrebbe andare più orgoglioso. E’ l’unica certezza della sua vita, la musica. L’unica sicurezza e convinzione, l’unica verità. Cosa sarebbe per lui un mondo senza musica? Senza suono, senza ritmo. Senza comunicazione. Senza emozioni, sensazioni, percezioni, scoperte, invenzioni, condivisioni, scambi, interazioni, confronti, stimoli, vita. Meno male che non è immaginabile una cosa simile. Il vuoto e l’assenza, a volte, è di un annichilimento sconcertante.
Nonostante questo, comunque, si è reso conto che sa stare nel silenzio. Non dico che riesca a dominarlo, ma in ogni caso riesce a crearselo, mantenerselo e goderselo. Quasi una forma di rispetto. A volte ha bisogno anche del silenzio. Non sempre inteso come totale assenza di suono, sia chiaro. A volte il silenzio più bello è quello rappresentato dal solo fruscio del vento fra le foglie degli alberi, alti alberi che permettono di sdraiarsi sotto un’ombra paradisiaca in una splendida e tiepida giornata di sole.
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