In questa vacanza sto notando che.

Mercoledì, Agosto 29th, 2007

[il post seguente è stato scritto una sera del periodo di ferragosto. Quindi circa due settimane fa. Ora va meglio.. ]

In questa “vacanza” sto notando, e riflettendo su, un sacco di cose. Vuoi perché non ho molto da fare quando non sono a tavola, a letto o in spiaggia -che poi sono anche le uniche tre cose che bisognerebbe fare in una vacanza al mare- vuoi perché negli ultimi anni è tradizione che io mi angosci e deprima in questo periodo. Ah, ovviamente anche perché il luogo mi offre, come dire, un fottìo di ottimi spunti.

D’altra parte, seppur queste riflessioni per me siano molto interessanti e profonde -sostanzialmente me la faccio e me la dico-, resta il fatto che, fondamentalmente, continuo ad angosciarmi con le solite cose e con i soliti pensieri. Probabilmente mi stresso la vita da solo. Anzi no, togliamo pure il probabilmente. I pensieri sono diretti, o al massimo dirottati, sempre ed esclusivamente verso una sola situazione/persona. Persona che tra l’altro legge (credo) (e sicuramente si incazza anche) e alla quale vorrei spesso indirizzare messaggi diretti ed espliciti.. ma non ci riesco mai. Le cose sono sempre quelle, dette stradette e lamentate. Ciò che mi circonda poi non mi aiuta di certo, la musica è (letteralmente) sempre quella, le circostanze, gli ambienti, le situazioni, le persone e tutte le altre cose sembrano costruite e posizionate apposta per me, per angosciarmi, per farmici pensare. E dire che sono cosciente di tutta una serie di cose: sono cosciente del fatto che non posso dar colpe, che è una cosa normale, che gli do così peso per mancanza di esperienze alternative, che qui, che là , che su, che giù. Ringrazio veramente il dio in cui non credo per avermi dato forse l’unico appiglio psicologico che potesse reggere al confronto di tutte queste seghe mentali: l’Erasmus. Sapere di partire fra poco (anche a febbraio, già dai primi giorni che ho avuto la conferma, era “fra poco”) mi da una forza incredibile e riesce a farmi superare un casino di avversità , soprattutto mentali. <<Beh, fanculo, tanto vado in Erasmus!>> la frase buona per tutte le occasioni. Veramente. Aiuta un botto. Giuro. Infatti anche grazie a questa cosa sto imparando ad avere sempre un obiettivo, una meta, un traguardo, uno scopo. Perché più ci si pensa, più a volte non si sa per cosa vale la pena vivere, o meglio, non si riesce a capire il senso. Il senso di tutto. Il senso di noi.

E’ per quello che mi incazzo quando vedo che razza di gente c’è in giro, e che razza di gioventù mi vedo a frequentare. Al contrario di loro, io ho degli interessi. Sono alla ricerca di stimoli. Che cazzo di vita è una vita senza curiosità , voglia, stimoli ed interessi? Tutto questo poi è un altro discorso, per carità , ma pensateci un po’ lo stesso va . Nelle prossime puntate poi critico con calma e sputo un po’ in faccia a tutti, e mi lamenterò di ogni cosa. Ce n’è per tutti veramente. Un po’ alla volta però.

Ognuno ha bisogno di un suo “Esci gratis di prigione” personale

Lunedì, Luglio 16th, 2007

Ieri sera chiacchierando mi hanno fatto pensare a quanto veloce sia passato l’ultimo periodo. Classica riflessione. Non riesco però a dare una risposta a questa riflessione: mi sono passati velocemente o no questi ultimi sei mesi? La prima parte di questo 2007 com’è stata?

Ne sono successe di cose da dicembre-gennaio in poi. Una in particolare, ovviamente, in prossimità di capodanno. Da lì ho deciso di fare qualcosa. Di reagire. Di provare a fare qualcosa di concreto, per me stesso. Per non ’soffrire’ più. “Bella cazzata!”, si potrebbe pensare. Ma col senno di poi devo dire che mi ringrazio molto per avere fatto quella scelta. Era il primo passo da fare, senza dubbio. Un passo importante per cercare di oltrepassare quel dato momento e quella data situazione in cui mi sono veramente inchiodato e fatto del male, un po’ come quando in un gioco in scatola ti blocchi in una casella e per qualche ragione non riesci più ad avanzare. Anzi no, è proprio come col Monopoli quando si va in prigione: ci capiti per caso o per sfortuna, e se non riesci più ad uscirne regolarmente devi pagare un caro prezzo. Poi magari ci vuoi tornare, ma non riesci o non puoi. E altre volte ancora con un po’ di fortuna ci vai apposta e cerchi di restarci il più possibile. Cazzo, devo dire che è proprio azzeccato come accostamento mentale.

Con gennaio e l’anno nuovo è stata quindi la volta dell’operazione Ragnarök, con la quale ho cercato di dare un po’ una svolta ad alcune cose. E dopo sei mesi devo dire che qualche buon risultato c’è stato. Ci sono molte cose di me di cui vado molto fiero ed orgoglioso: alcune mie evoluzioni anche caratteriali forse. Ma qui la lista è lunga.
Gennaio è passato, e a febbraio s’è ripresentata un po’ troppo celermente la vita nella sua più cruda e triste realtà. Una visita della quale devo dire facevo volentieri a meno. Si sono ripresentate situazioni, ricordi e pensieri molto intensi. Difficoltà, problemi, avvenimenti non felici. Tutto comunque più che sopportabile, ci tengo a specificarlo. Questo resoconto sembra triste e sciagurato, ma è sottinteso che in realtà la vita mi sta riservando, e mi ha sempre riservato, tanta fortuna e serenità nonostante tutto. Se credessi ancora in qualche entità superiore la ringrazierei ogni secondo per ogni cosa e ogni possibilità straordinaria.

Con la primavera sono tornati i momenti un pelo più sereni, nonché mi si sono rivelate numerose verità cosmiche che mi hanno illuminato ed arricchito notevolmente. Poi mi hanno accettato la domanda per l’Erasmus per cui da quei giorni ormai campo con quella felicità addosso, cosa che sembra stupida ma che mi sta tutt’ora e sempre più aiutando nei momenti meno splendidi. Da aprile poi è stato un misto di cose molto strane e dai riflessi molto accesi ed estremamente cangianti. Alti e bassi pazzeschi.

Negli ultimi tempi mi sono preso tante libertà, di vario tipo. Ma tra le più importanti, mi sono preso la libertà di fare quel cazzo che mi pare, di fottermene riguardo ad un sacco di cose, e di dare ordine e senso a quello che dico e faccio. Sono forse diventato ancor più coerente, pragmatico e concreto di quanto non fossi in precedenza, ma con una dose maggiore di consapevolezza riguardo azioni/reazioni miei e altrui. Forse sono anche diventato ulteriormente più schietto, aperto e cattivo allo stesso tempo. Più crudo anche. Grezzo, sotto certi aspetti.

Dall’altra parte in questi ultimi sei mesi mi sono letteralmente tuffato e sono stato costantemente immerso in un casino di cose ed esperienze nuove. Mi sono poi apparentemente rinchiuso in certi momenti in una sfilza infinita di serie televisive, film, libri, ecc di una bellezza incredibile, arrivando poi anche a vere e proprie overdose di narrazioni e critiche. Facendo i conti ho fatto caso a quante ore ho speso in tutto questo: ore che alcuni etichetterebbero senza nemmeno pensarci un attimo come “tempo perso”, ma ore che io, anche e soprattutto guardandole a distanza di tempo, non rimpiango e anzi sono più che felice di averle passate in un certo modo. Ma che dico ore, giorni! E mi riferisco anche a cazzate tipo Lost o simili.
Anche perché diciamoci la verità, tra queste cose, soprattutto le cazzate mi hanno permesso di andare avanti e non pensare. Non pensare ad un certo tipo di cose. Poi sì, mi hanno messo un casino di altre paranoie, lo ammetto, però capite bene che si parla di livelli ed intensità nettamente diversi. Perché certe cose, spesso quelle più stupide, sono magari quelle cose che ti aiutano ad andare avanti e ad andare avanti. A continuare con l’evoluzione che è la vita. Un’evoluzione che bisogna cercare di tenere sempre viva, in moto, e costante. Un’evoluzione che i 3/4 della popolazione civilizzata di oggi pare fermare appositamente.

Come sono passati dunque questi sei mesi? Non lo so. E non so nemmeno se sono stati gradevoli o meno. So solo che senza di essi, oggi, non sarei quello che sono. Ed insieme a loro anche gli altri mesi passati straordinariamente felici o impietosamente tragici e tristi.
Concluderei con un “C’est la vie.“, ma mi pare la cosa più scontata e triste dell’universo. Per cui mi sembra cosa migliore finire con l’elogiare uno strumento come il blog, o comunque i vecchi diari di una volta, perché sono uno strumento che per chi non si prende ogni tanto e periodicamente (non è il mio caso, ma questo non è il punto) un momento per riflettere e pensare, può essere molto utile per riordinarsi le idee. Quindi, da blogger ad aspiranti-blogger-che-in-realtà -poi-a-volte-sono-persone-che-vivono-a-caso: provate. Ci potreste guadagnare anche in conoscenze.

Post sorpresa. Non si capisce niente ma c’è un po’ di tutto.

Martedì, Agosto 31st, 2004

Stavo pensando.
Come da tanto tempo non mi capitava di fare. Pensavo a quanto io abbia bisogno di un momento libero nella giornata in cui fermarmi, letteralmente, e pensare. Lasciar correre la mente senza limitazioni, liberamente. Pensare, immaginare, sognare, ricordare. Riflettere. Su quello che sto facendo, che ho fatto e che farò. Stai lì e ti rilassi. Raccogli le idee, ti fai domande e cerchi delle risposte. Sai che ad alcune domande però non potrai risponderti. Semplicemente perché non sai. Nessuno sa. E, chissà perché, forse è meglio così.

Penso che non sia stato un caso il fatto di aver riscoperto questo “momento di relax” proprio adesso. Estate finita, periodo finito, stagione nuova che senti arrivare, anno nuovo che sta cominciando. Ci si riprova, anche quest’anno, a ricominciare. In qualche modo, forse. O impegnandosi veramente. Immagino (e spero) che questo nuovo anno, inteso come nuova stagione nuovo periodo, segni finalmente un cambiamento semi-radicale per certi versi. Immagino che l’anno che verrà (sì lo so, sembra un post da 30/31 dicembre) sarà pieno di novità e soddisfazioni, ma sarà anche un anno molto impegnativo. Stressante anche.

Ecco, adesso mi è anche sparita la voglia di scrivere. Per stasera basta. Ho assecondato l’impulso di scrivere qualcosa. Mi rendo conto anche che quasi mai scrivo qualcosa di personale. Forse perché mi rendo conto, come in questo caso, che scrivendo poi degenero nei discorsi, che si fanno confusi. E poi nessuno capisce quello che voglio dire. E torniamo al punto di partenza.
Che cazzo ho scritto?

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