Chiedimi se sono felice
Giovedì, Marzo 6th, 2008Tornato in Italia. Mi fa tutto molto effetto.
La cosa strana però è un’altra.
Chiedetemi come sto. Perché sto meravigliosamente.
Tornato in Italia. Mi fa tutto molto effetto.
La cosa strana però è un’altra.
Chiedetemi come sto. Perché sto meravigliosamente.
Il volo di ritorno è stato selezionato, scelto, e il biglietto è prenotato, aquistato. E’ ufficiale quindi: l’erasmus è finito. O meglio, il mio erasmus finirà giovedì 6 marzo 2008, quando quell’aereo decollerà da Amsterdam.
Oggi è il 20 febbraio. Questo 6 marzo è tanto, tanto vicino. Solo ora mi fermo un attimo e riesco a rendermi conto di quanto sia ormai praticamente tutto finito. Solo ora mi rendo conto di quanto poco manca alla mia partenza definitiva. Definitiva. Definitiva. Ripeterlo magari aiuta a farmelo entrare nella testa.
La tristezza nell’aria già c’era: fine gennaio e primi di febbraio sono stati periodi di ritorni in massa. Ho salutato (forse per sempre) tanta gente, ma altrettante persone non le ho potute salutare di persona. Ed in alcuni casi me ne dispiace molto.
I restanti del primo semestre partiranno pure nel mio stesso periodo, alché sarà veramente finita. Quei pochi che staranno qua per tutto l’anno li vedi subito, li vedi in faccia. Probabilmente anche loro hanno di che pensare: sono a metà, devono rifarsi un sacco di amicizie, sentono il clima comunque un po’ triste, eccetera. Chissà come la stanno prendendo. E chissà come la stanno prendendo i nuovi arrivati, visti di sfuggita un paio di volte in massa. Sembra esserci più gente, e le motivazioni potrebbero essere semplici, ma a parte qualche eccezione pare che la tipologia sia un po’ quella. Avvistati anche alcuni elementi notevoli che potrebbero dare molte soddisfazioni, e questo è uno dei motivi per cui dispiace molto andare via proprio ora.
Che poi, “proprio ora”.. un “proprio ora” forse manco esiste. Perché a pensarci bene non so quale, e se esista, un momento buono per finire un erasmus, per andarsene. No, probabilmente non c’è. E’ sempre un cattivo momento. E’ sempre un “proprio ora”. E’ sempre un sul più bello.
Mi mancano esattamente due settimane. E credo che saranno due delle settimane più strane della mia vita. Anche perché adesso mi aspetta un week-end (questo che arriva) on the road tra le dighe e i mulini a vento olandesi. Quindi tra una cosa e l’altra parte una settimana senza accorgersene. Resta una settimana. Una settimana. Sette giorni in cui tra l’altro vorrò fare (e probabilmente farò) di tutto. Una settimana nella quale mi verranno in mente tutte le cose che non ho fatto e che avrei potuto fare, una settimana nella quale sarà già triste e disperato, una settimana in cui mi maledirò per aver fatto o non fatto questo o quest’altro, una settimana che finirà molto presto, una settimana che forse sarà proprio una merda.
Una settimana che, massì, potrebbe anche essere la più bella.
Ok, si torna su.
Inizia il secondo tempo di questo meraviglioso film chiamato Erasmus.
E’ stata una settimana di rimpatrio abbastanza intensa. Molto da fare ed organizzare, con avvistamento del “limite sclero”. Molti spostamenti. Tanta gente rivista, tanta altra gente sfortunatamente non rivista, altra gente ancora vista a sorpresa, e infine anche gente che sarebbe stato meglio non vedere ma che alla fine è andata meno meno peggio di quanto temessi.
Insomma di tutto un po’. Sono riuscito a fare poco di quanto programmato, eccetto il recupero essenziale di documentazione video importantissima (vedi qualche post precedente), ma alla fine forse sono comunque a posto.
Come da pronostico poi mi sono ovviamente ammalato nei giorni clou, e sono quindi tre giorni che sto fisicamente di merda a causa di una tosse/influenza/laringite del cazzo che non mi fa respirare serenamente, quindi il volo di domattina si preannuncia a dir poco rumoroso per gli altri passeggeri che avranno la sfortuna di avermi come “compagno”. Se non muoio prima, appena arrivo lunedì vado da un benedetto medico belga, e speriamo che mi dia qualche pozione magica.
Poi studio, forse, ché sarebbe anche ora visto che lunedì 26 ho una maledetta presentazione da fare e devo ancora iniziare. Demenze mentali varie ed eventuali, roba allegra.
Vado a finire di comporre una valigia che per la prima volta nella mia vita sarà mezza vuota. Potenza dell’organizzazione.
Dunque. Domani sarà una giornata intensa. Torno in Italia per una decina di giorni. Unica tappa italiana del mio tour per questo semestre. Arriva a metà di questa avventura abroad, quindi ci sta tutta.
Domani, subito dopo pranzo, bus che mi porta in stazione perché ho la valigia rotta e mi pesa il culo. Poi treno fino a Mechelen, cambio e InterCity per Amsterdam Schiphol. E qui sono cazzi: il volo è alle 19.00. Quindi grande angoscia per lui. Fortuna che l’aeroporto è strafigo e mi distrarrà molto, ma durante la partenza la fifa toccherà altissimi livelli. Pensare poi che volerò nuovamente per tornare su dopo solo dieci giorni mi fa rabbrividire. Non credo entrerò mai in confidenza con gli aerei. Non ce la faccio proprio.. sto male quando si parla di altezze e cose del genere. E la conferma è stata lo scorso week-end a Bruxelles quando sono salito sull’Atomium.
Comunque sia, disastri aerei a parte che vorrei evitare il più possibile, tra una cosa e l’altra dovrei essere a casa per le ventuno/ventidue di domani sera. E ad aspettarmi (lo scopro ora) c’è la meravigliosa sagra del bollito con la pearà . Il che è tutto dire, come potete immaginare. Sarà una settimana favolosa.
Ad aspettarmi, un tour de force di proporzioni bibliche. In una settimana dovrò vedere e fare di tutto. Raccontare le stesse cose qualche milione di volte, eccetera eccetera. Tra parentesi dovrei anche studiare, ma dubito che quest’ultimo avvenimento si possa verificare. Tante persone da vedere, tante cose da fare. Ma non riuscirò mai a fare e vedere tutto/i. Quindi, in caso, a tutti, scusate.
Poco tempo per andare avanti. Alla prossima.
[vediamo chi mi indovina da dove è preso il titolo] [no, senza Google!]
Dunque.
Qua ho appena prenotato i voli di andata e ritorno from e to Amsterdam Schiphol. Sarò in Italia per dieci giorni giusti, dall’8 al 18 novembre. Un rimpatrio formato vacanza. Lo dico subito.
Mangerò con voluttà, parlerò in dialetto ma cercherò di non bestemmiare più di tanto, berrò ma con responsabilità , cercherò di spendere con parsimonia, respirerò un po’ di nebbia ed umidità della bassa veronese che un po’ mi manca, farò tappa in trentino per ammirare la nuova sede universitaria e salutare i presenti, racconterò racconterò racconterò, renderò omaggio alle folle e bacerò i bambini, ritirerò tutti i premi che mi saranno consegnati, … e formatterò il portatile. Ubuntu? Ubuntu.
Cosa fondamentale sarà anche fare scorta di innumerevoli puntate di serie televisive: alcuni miei downloaders di fiducia sono già stati allertati a tempo debito e sono già al lavoro per fornirmi da subito materiale da visionare avidamente. Non faccio l’elenco di tutto quello che mi porterò qua su perché è veramente esagerato e a dir la verità un po’ mi vergogno anche. Detto questo un’avvertenza per tutti: chi spoilera è morto. Il che significa che visto che siete stati abbastanza bravi in questo periodo dovete continuare ad esserlo anche per le prossime settimane, perché altrimenti, se mi spoilerate qualcosa poco prima che io metta le mani sull’argomento/telefilm in questione, vi sgozzo e vi brucio nell’acido ancora agonizzanti. Ci siamo capiti? Bon.
Uomo avvistato. [cit.]
Nel frattempo qua è ancora, e sempre più, emergenza denaro.
Unitienne dove seeeiiii??
Dai però. Mi avevate promesso (?) che facevate i bravi finché ero via, poi torno e scopro che ne son successe di tutti i colori. Non si fa, su. Che poi a raccapezzarmi ci metto un casino.
Son tornato a casa nella notte tra giovedì 23 e venerdì 24, accompagnato (da Modena in su) da una nebbia che manco a novembre e da un freschetto mica da scherzi. Considerato anche che nei tre giorni precedenti al ritorno ho assistito alle giornate di caldo afoso peggiori della mia vita, in luoghi in cui di solito l’umidità non sanno nemmeno come si scriva, tornare a casa in un cumulo di evanescente vapore acqueo mi ha regalato strane sensazioni. Ancora non ho capito se piacevoli o meno.
Detto questo, le due settimane scarse di trasferta vacanziera in riva allo Jonio settentrionale, sono state a momenti di una noiosità inenarrabile. Aggiungici poi che m’è venuta pure un’influenza da cortei nei primi giorni, e capisci che anche di spiaggia ne ho vista poca. In compenso, di antibiotici e medicinali vari, ne ho visti un bel po’. In questi 15 giorni ho però avuto ben modo di riflettere e pensare, ponderare ed osservare. Anche e spesso contro la mia volontà . In effetti per certi versi la tristezza l’ha fatta da padrona, a causa di pensieri e ricordi vari. Mi è capitato di scoprirmi ancora una volta critico a livelli inimmaginabili, ma devo ammettere che il più delle volte m’è anche garbato molto.
All’andata, in autostrada, credo di aver vissuto una delle serate più sconvolgenti se non della mia vita almeno dell’ultimo lustro. Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare: non dico navi stellari in fiamme ai bastioni di Orione, ma gente con ogni varietà di follia concepibile pare che si sia ritrovata la notte dell’11 agosto nel tratto Ancona-Taranto. Ne ho viste veramente di ogni sorta. La gente non è ne capace ne tanto meno è mentalmente a posto, perché ho visto certe evoluzioni su quelle corsie che manco Alonso quando si incazza con Hamilton. Mi chiedo una volta di più come faccia certa gente a racimolare una patente di guida. Anzi, come facciano a concedergliela. Cose da pazzi. Per non parlare poi del degenero collettivo e dell’anarchia generale che regna quotidianamente tra le strade di certe località . Perché, oltre al fatto che caschi e cinture di sicurezza siano ancora considerati veri e propri optionals, si vede proprio un’arroganza automobilistica da far spavento.
Cazzo devo uscire. Poi vado avanti.
In soli 14 giorni.
Anzi, adesso son già 880.
Feeds di merda.
No dai, ce la posso fare.
Intanto, bentornato a me. Non vedevo l’ora.
Incredibile. Non riesco a credere si essere stato sconnesso per due intere settimane. Non credevo di esserne capace. Ora si torna alla “dura” e quotidiana realtà. In teoria.
Comincio a pensare che non riuscirò a scrivere molto sulla gita a Praga appena finita. Non perché non ci sia niente da dire, anzi. E’ che non ne ho moltissima voglia, forse perché l’ho già raccontata a tanta gente..
Boh, vediamo domani pomeriggio.
Ora come ora mi viene solo da dire due cose: “Ma quanto basso è Costanzo?” e “Ma quanto esoso è il basso della tipa dei Verdena?”. Così, due flash nella mente..
C’è da dire che in questi due giorni ho proprio le scosse al cervello. Sarà stato il pinguino al 12esimo piano, tant’è che ho il cervello collegato a massa e delle sòle/bergamasche che girano ancora nello spazio lasciato vuoto dai neuroni persi in questi 5 giorni.
Ah sì, sono tornato. E forse era meglio che ci restavo a Praga và ..
E domani si ricomincia.
Che culo.