Fenomenologia di un nORgE

Martedì, Luglio 15th, 2008

Ma che cos’è un “nORgE? Cosa rende nORgE un nORge? Cosa rappresenta un esemplare di nORgE? Cosa si prova ad essere un nORgE? Cosa significa (essere un) nORgE? Ma soprattutto, un nORgE, di solito, si droga? Se avete la pazienza di seguirmi lo andiamo a scoprire insieme..

Prima di tutto è bene sapere che un nORgE è un essere che recentemente, causa social networks, ha iniziato proficuamente a parlare di sè stesso in terza persona con il risultato di auto-compiacersi molto -cosa peraltro molto preoccupante. In seconda istanza un nORgE ama definirsi un essere vivente atipico, o meglio atipicamente tipico nel suo genere. Ne potremmo trarre che neanche lui quindi sa cosa/chi è, ma sarebbe un errore peccare di superficialità quando si parla di un nORgE.

Un nORgE si è auto-definito tale, ma questo forse era di facile intuizione. Il perché però è da tempo motivo di discussione fra gli studiosi, i quali si interrogavano sulle possibilità che la sua personale auto-proclamazione potesse derivare dal nome del noto dirigibile o dalla denominazione dell’altrettanto noto modello di motociclette. Studi recenti però paiono confermare la veridicità di una terza ipotesi notevolmente più banale ed insignificante -e per questo da sempre scartata a priori conoscendo il soggetto- secondo la quale la five letters word in questione sarebbe da ricondurre semplicemente al toponimo che indica lo stato europeo della Norvegia, appunto in norvegese. Le motivazioni di codesta bizzarra nomencaltura, sempre secondo gli ultimi ed approfonditi studi, sono da attribuire al significato intrinseco del termine nella sua versione inglese (”norway”, ovvero via del nord) associato al profetico movimento (e)migratorio del nostro: le presunte origini calabresi si sono infatti mutate in adozioni e domiciliazioni venete prima e trentine poi, andando addirittura a sfociare semestralmente in terre fiamminghe delineando quindi un evidente tendenza di avvicinamento al Polo Nord terrestre.
Non è poi ancora dato sapere se, in caso di raggiungimento dell’obiettivo, il soggetto proseguirà con la transumanza lungo il meridiano opposto a quello di riferimento o se il pelo di cui è generosamente ricoperto non sarà sufficiente per mantenere un dignitoso livello di omeostasi epidermico-cellulare causandone quindi una prematura morte. In questo caso sarà però di fondamentale importanza constatare l’eventuale esistenza di una prole dal corredo genetico adeguato (tanto dipende infatti dalla compagna con cui esso intenderebbe accoppiarsi) (che poi: compagnA, compagnO o riproduzione autonoma?) a perpetrare l’evoluzione la specie.

Ma con chi/cosa si accoppia un nORgE? O meglio, con chi/cosa vorrebbe/dovrebbe farlo? Ma in fin dei conti, un nORgE, ogni tanto, si accoppia.. o va in bianco da numerose stagioni? Con che frequenza è fertile un’ipotetica femmina di nORgE? Esistono (disponibili) femmine di nORgE in habitat naturale o anche solo in cattività? Siamo sicuri che un nORgE sia un esemplare da branco? Come viene allevato un cucciolo di nORgE? Quali sono i rituali di corteggiamento di/per un esemplare di nORgE? E’ un predatore o l’ultimo anello della catena alimentare? Qual’è il suo ciclo vitale?

Queste e tante altre domande, con altrettante risposte (associate in modo random), vi aspettano.. sempre e solo qui -con periodicità incerta- su POSITIVE Channel. Un nORgE è per sempre.

[fine puntata]

Il dialogo interiore è fondamentale per una vita serena ed armoniosa

Domenica, Febbraio 10th, 2008

Senti, ma tu poi che volevi scrivere su ’sto blog oggi?
Eh non so sai, sono un paio giorni che tra una cosa e l’altra mi ritrovo in difficoltà nello scrivere qualcosa. E sì che di cose ne sto facendo eh. Secondo te cosa posso dire?
Mah, scrivi ad esempio che stai finendo di vedere la terza stagione di Desperate Housewives e che ti ci stai appassionando..
No, meglio di no, che poi pensano che non faccio altro tutto il giorno. E poi lo sanno già che ci sono rimasto sotto dai telefilm, non c’è bisogno che li convinca ancora di più che ho bisogno di cure. E comunque poi son già belli che stufi di sentirmene parlare, già solo con Lost gli scartavetro i coglioni ogni volta.. lasciamo stare va.
Okok, era solo un’idea. Che ne dici di raccontare che alla fine Hasselt non era neanche male?
Sì, si potrebbe anche fare, dopotutto anche la giornata primaverile che ho trovato sarebbe da raccontare. Però adesso che ci penso che cavolo posso dire di Hasselt? Non mi ha fatto schifo, ma cosa c’era di interessante? Niente.. solo negozi, tanti negozi, e macchinoni per strada. Naa.. non ha senso.
Eh vabbè, che sarà mai, inventati qualcosa!
Ma non dire stronzate. Non ne sarei neanche capace.. anche volendo..
Sì, volando!
Eh appunto.
Ok, va bene.. lasciamo stare Hasselt. Però sei difficile eh.

Ecco aspetta, ci sono: digli che stai per aggiornare Wordpress!
Ah, bello, e poi quando arrivo alla parte in cui devo raccontare che non riesco nemmeno a cominciare perché non-si-sa-come ma non mi fa accedere a phpMyAdmin per fare il backup del database.. che je scrivo?
Eh ma sei un incapace allora!
Mica è colpa mia!
Ah no, e allora di chi è la colpa scusa, di TopHost? ..no ’spetta, niente, ritiro tutto. Vabbè pensiamo ad altro. In ’sti giorni che hai fatto il quel cazzo di paese belga di merda?
Ho bevuto come una merda.
E poi?
Eh, ho bevuto come una merda e sono andato a feste di fine esami/addii/eccetera.
E basta?
Bevuto, feste e mangiato schifezze inenarrabili in quantità esagerate. Ti basta adesso o ti devo dire anche quante volte sono andato a cagare e a che ora è sorto il sole in questa settimana?
Nono, va bene.. rilassati. Sto solo cercando di aiutarti!
Non ci stai riuscendo.
Aò, belli capelli, con chi cazzo credi di parlare? Sono te, ricordi? Se non lo sai tu cosa scrivere, lo posso sapere io che sono sempre te?!?
Questa in effetti è una buona osservazione..
Grazie!
Prego prego.. figurati. Quando c’hai ragione c’hai ragione. Chi sono io per contraddirti? Peccato solo che siamo ancora al punto di partenza.. che facciamo? Anzi, che faccio?
Senti, facciamo così. Dai retta a me: sbattitene. Sai quanto gliene frega a quegli altri? Se salti un giorno mica chiamano il consolato italiano. E poi è domenica, chi vuoi che legga ’sto blog di merda che ti ritrovi?
Woh woh.. piano con le parole eh. Poco offendere.
Ok scusa, era per farti capire. Hai capito cosa intendo.
Sì, credo di sì.
Bon, bravo. Allora restiamo così: tu non postare niente.. al massimo torni fra un paio di giorni e dici che scusate scusate, sono stato impegnatissimo in questi giorni, sapete com’è, tutte ’ste belghe da soddisfare e io sono solo uno.. e cose così.
Grande, è vero! Funziona sempre. Sìsì.. farò così, deciso. Cazzo oh, grazie.. un’idea fantastica!
Già ..
Un figo oh, veramente. Cosa farei senza di te?
Meglio che non ti risponda guarda..
Vabbè dai, grazie ancora eh. Mi guardo l’ultima di Desperate e poi vado..
Solo una eh, non fare come ieri!
Okok.. ciao!
Ciao.

Anonymous Writings

Domenica, Novembre 4th, 2007

Con questo post potrebbe partire una piccola “rubrica” periodica. Ma anche no.
Qui di seguito una cosa che scrissi tempo fa. 2003 mi pare.

Come al solito.
E’ lì sotto le lenzuola da tre ore, e non ha nessunissima voglia di uscire da quel letto così affettuoso. Non che abbia ancora sonno, ma la pennichella del pomeriggio è per lui qualcosa di straordinariamente assuefante. Una volta dentro, uscire è sempre un’impresa degna del miglior Indiana Jones. Se ne deve inventare una sempre diversa ogni volta per riuscire a svincolarsi da quell’agglomerato di soffice e deliziosa comodità . L’unica via di scampo sarebbe quella di trovare una motivazione pseudo-seria per alzarsi e, a volte, anche se c’è vale la pena restare sdraiati ancora, apposta, perché è una motivazione veramente indegna. Tipo il doversi mettere a studiare. O meglio, alzarsi per poter in teoria studiare. Sono anni infatti che non lo fa più. Non ne trova più lo stimolo, la pazienza, la voglia. Non ci riesce più. Non ne è più capace. E’ più forte di lui.

Le 19. Le 19 e qualcosa. Si deve alzare, dai. Ormai non riesce neanche più a star lì. E allora, tra lo stordimento più che generale, si alza e muove passi scoordinati stile barca in balia di una tempesta. Barcollando e rimbalzando di qua e di là nella stanza e attraversando il corridoio affidandosi alla sua buona stella, eccolo naufragare nella spiaggia a lui più congeniale. Comoda, larga, verde, con strumenti di intrattenimento e generi di prima necessità a portata di mano. Il divano. Quella stupenda oasi felice dove svegliarsi con calma e piacere, sgranocchiando qualcosa, sorseggiano qualcos’altro di compatibile e aggiornandosi tramite quella scatola nera di ventotto pollici posta lì di fronte, a portata di telecomando. Che anche se si cenerà tra un’oretta barra oretta e mezza, uno spuntino non fa mica male.

La mente è sgombra. Forse, anzi sicuramente, totalmente rincoglionita. Indubbiamente off-line, sconnessa dal mondo esterno. Lo sbalzo di temperatura dalla bedroom al soggiorno è rilevante, ma c’è tempo per abituarsi. Fuori da questo microcosmo rappresentato da lui e dagli oggetti inanimati che con lui stesso interagiscono c’è il nulla. Il nulla capace di non impensierirlo. Il cellulare è lì, di fianco alle sue oziose natiche, acceso e pronto all’uso; ma tanto si sa che non lo userà se non per guardare l’ora. Fino a sera. Non ha uno straccio di ragazza che gli telefoni o mandi un SMS e nessuna spasimante apparente. Gli amici di simil-avventure son sempre occupati, e i compagni di classe non lo chiamano per chiedergli i compiti o cose del genere, che tanto sanno che-lui-non-sa. Quindi figuriamoci.

Stasera niente allenamento, e se ci fosse stato forse non ci sarebbe andato lo stesso. Non per qualcosa, la pallavolo gli piace e gli è sempre piaciuta, ma è la solita instancabile pigrizia che lo frega. Cena veloce con uno sguardo alla televisione, ed intanto il pc è già bello che acceso e connesso alla rete. Non sta facendo niente, nessun processo in corso, ma è connesso. Forse c’è qualche canzone in coda sul programma P2P, ma comunque siamo sempre lì. Probabilmente c’è qualche butèl che sta cercando di contattarlo con MSN per far due chiacchiere, ma lui è di là stravaccato sul divano e non sente neanche il plin del pop-up microsoftiano.

Guarda qualcosa alla tv, un film, un telefilm, Quark, una partita, MTV, qualcosa. Finita la prima serata eccolo che si trasferisce trascinandosi in ufficio. Controlla la casella di posta elettronica, dà uno sguardo al suo blog, nota che non l’ha cagato nessuno come al solito, legge una decina di post tra quelli dei i suoi blogger preferiti, forse posta qualcosa anche lui. Se gli va. Se si ricorda cosa gli viene in mente durante la giornata, o più semplicemente se trova qualcosa da dire.

E naviga. Naviga senza meta in quella fitta rete di informazioni, immagini, notizie e curiosità che da qualche anno a questa parte lo ha stregato e ridotto dipendente. Internet per lui è come una droga. Non riesce a staccarsene. Nonostante che l’80% del tempo passato in rete è completamente perso e senza motivo. Ma a lui piace saltellare qua e là, di sito in sito (spesso sempre lo stesso, in loop), cazzeggiando.

Dopotutto è una bella cosa cazzeggiare. Il non far niente è qualcosa di estremamente liberatorio. Anzi no, liberatorio è qualcosa di diverso. Il non far niente, e il rendersene conto, provoca in lui una sensazione molto strana. Bisogna esserne capaci però. Di non far niente, si intende. Qualcuno diceva “Non fare niente è la cosa più difficile del mondo”. Ed è vero. Lui sta affinando l’arte. Ormai sente di essere diventato una via di mezzo tra l’apprendista e il guru del cazzeggio. Con ampi margini di miglioramento, un futuro roseo all’orizzonte, sotto quel punto di vista. Ci terrebbe diventare un maestro del non far niente, ma farlo bene. Sa che c’è gente che non ne è assolutamente capace. Sa che c’è gente che non riesce a stare un secondo ferma. A dir la verità certa gente gli sta anche un po’ sul cazzo. O per lo meno gli da fastidio.

Il non riuscire ad estraniarsi per un momento dal mondo esterno lo renderebbe pazzo. Lui ha bisogno del suo spazio, della sua tranquillità , del suo tempo. E’ essenziale. Ha bisogno del suo momento di relax. Ha bisogno del suo angolo di mondo, riparato e comodo, dove giacere e pensare. Pensare. Concetto strano da comprendere per molta gente al giorno d’oggi. Viviamo in una società in cui non si pensa, si fa è basta. E il perché non è dato saperlo. Pensare e rendersi conto di cosa si sta facendo, capire il perché lo si sta facendo son cose strane. Per tanti. Lui deve pensare. Lui necessita di quel riassunto mentale. Sa di aver bisogno di rendersi conto di ciò che ha fatto, sta facendo, vuol fare, deve fare, e farà . Senò sclera, signori.

Gli basta una poltrona, abbastanza comoda possibilmente, e della musica. Musica adatta la momento. Adatta al periodo. E adatta lui. Questa musica ovviamente cambia col tempo. Ma resta sempre e comunque la sua musica. Ne dovrebbe andare più orgoglioso. E’ l’unica certezza della sua vita, la musica. L’unica sicurezza e convinzione, l’unica verità. Cosa sarebbe per lui un mondo senza musica? Senza suono, senza ritmo. Senza comunicazione. Senza emozioni, sensazioni, percezioni, scoperte, invenzioni, condivisioni, scambi, interazioni, confronti, stimoli, vita. Meno male che non è immaginabile una cosa simile. Il vuoto e l’assenza, a volte, è di un annichilimento sconcertante.

Nonostante questo, comunque, si è reso conto che sa stare nel silenzio. Non dico che riesca a dominarlo, ma in ogni caso riesce a crearselo, mantenerselo e goderselo. Quasi una forma di rispetto. A volte ha bisogno anche del silenzio. Non sempre inteso come totale assenza di suono, sia chiaro. A volte il silenzio più bello è quello rappresentato dal solo fruscio del vento fra le foglie degli alberi, alti alberi che permettono di sdraiarsi sotto un’ombra paradisiaca in una splendida e tiepida giornata di sole.

Ci mancherebbe

Giovedì, Agosto 30th, 2007

Che poi devo organizzare sempre tutto io, ovviamente.
Eh, figuriamoci.

Le dicotomie della vita

Giovedì, Luglio 26th, 2007

Una volta in uno di quei ‘test’ con centinaia di domande che girano tra amici via mail, c’era una domanda che che mi ha fatto pensare molto e che tutt’ora mi fa riflettere spesso dato che la risposta che mi sento di dare cambia a seconda del periodo.
L’annosa domanda è: dolce o salato?

Rendiamoci conto che questa domanda solleva dubbi di vitale importanza signori. Voglio dire, dolce.. o salato.. ? Come si fa a scegliere? Riuscireste a fare a meno di una delle due esperienze sensoriali? Sono cazzi eh. Ma ancora più cazzi è decidere quale dei due “gusti” è il più piacevole. Ripeto, la prima volta c’ho pensato un’eternità.. ma alla fine poi ho ceduto e ho scritto uno dei più insulsi ‘tutti e due’ della mia vita.
Recentemente risponderei a fatica, ma risponderei. E risponderei entusiasticamente ‘SALATO’. Perché il sale è vita, il sale è droga, il sale illumina le nostre misere esistenze.

Come avrete capito, invece, quando si deve scegliere tra lo studiare neuroscienze o lo scrivere post idioti, io non ho assolutamente nessun dubbio nel propendere per la seconda opzione. Ma proprio nessuno eh.

Uaz Uaz Uaz

Venerdì, Giugno 29th, 2007

Avvistate cose e/o blog e/o persone interessanti.
Si attendono conferme.

Edit:
Sto giro mi arrestano. Me lo sento.

Cristo santo

Martedì, Febbraio 20th, 2007

A dir poco inquietante il trailer della prossima puntata di Lost, 3×09 - Stranger In A Strange Land (naturalmente sconsiglio caldamente la visione a chi non è in pari con gli USA), in onda domani sera sulla ABC. L’ho visto casualmente con in sottofondo “Hurt” dei Nine Inch Nails: non dico altro.
Porca troia.. mi vogliono far morire. Devo aspettare fino a venerdì per poterla scaricare e vedere.
Qua ci finiamo tutti mentalmente secchi. Lo so io.

        un blog che se fosse nato donna si chiamerebbe Natasha.
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