Venerdì, Agosto 22nd, 2008
La nostalgia post Erasmus che non ho avuto in cinque mesi mi sta venendo tutta adesso, tutta insieme. A causa sicuramente di molte coincidenze, ma soprattutto a causa del mese che sta arrivando: infatti con settembre arriva il momento di partire per i nuovi avventurieri portatori sani di borsa di studio LLP (adesso si chiama così).
Il parlarne con loro, e farlo in modo del tutto diverso e particolare rispetto al passato, acutizza in maniera impressionante il riaffiorare di pensieri, ricordi e sensazioni che non avevi ancora visto sotto quel sottile velo di nostalgia misto tristezza misto cazzo è stata una figata. Cose da musichetta struggente, cose da videoclip su YouTube con le foto che si susseguono con effetti di dissolvenza bruttissimi tipo filmini dei matrimoni. Cose bruttine insomma.
Giusto l’altro giorno ho scambiato due parole con una dei due nostri sostituti in quel di Leuven per il primo semestre accademico 08/09 della ormai cara Katholieke Universiteit. Diceva che erano appena tornati dalla settimana di sopralluogo in terra fiamminga, e che nella stessa aveva trovato casa in Vesaliusstraat eccetera eccetera. Da lì ovviamente nell’automatico inizio di miei consigli, suggerimenti e simili, mi son reso conto di quanto ormai mi manchi il posto, la situazione e tutto ciò che è stato. Come è immaginabile il primo e più intenso desiderio è quello di poter ripartire, ripetere, riesplorare e riassaporare quell’esperienza. Non c’è niente da fare, se c’è una cosa che in questo momento vorrei provare è senza dubbio quell’eccitazione del pre-partenza: pura adrenalina, voglia di spaccare letteralmente il mondo, di vivere di scoprire.. con intrinseca una naturale sensazione quasi di timore reverenziale verso qualcosa che in certi momenti sembra più grande di te. Quel turbinio di pensieri, progetti, aspettative, speranze; quella miriade di intense scosse di ottimismo e felicità che ti rasserena pur non essendo tranquillo manco per niente; quella capacità di pensare ad ogni cosa in prospettiva e di attendere con trepidazione gli istanti in cui l’avventura inizierà. E, come un’altra conoscente mi ha fatto tornare in mente proprio ieri, quella specie di paranoia che ti assale di colpo il giorno prima di partire, quando in teoria dovresti essere in estasi non vedendo l’ora di salire sull’aereo, e invece paradossalmente sei lì che speri che quel momento non arrivi mai perché sei talmente felice al solo pensiero che vorresti manterere quella condizione psicofisica per sempre.
Poi infine credo ci sia dall’altra parte una sorta di consapevolezza interiore che ti fa desiderare di “tornare indietro”, o meglio di poterlo rifare, perché ti rendi conto dell’evoluzione -di te stesso e della tua vita- che tutta la faccenda Erasmus ha comportato: un’evoluzione che in ogni caso, nel bene o nel male, è stata qualcosa di assolutamente positivo, se si riesce a coglierne l’essenza. Per cui aspiri automaticamente a volerne ancora di questa evoluzione, a voler ancora fare passi avanti, e desideri ancora un’altra dose di tutto quello: perché sai perfettamente quanto clamorosa sarebbe quella botta di [qualsiasi cosa] assunta per una seconda volta, soprattutto con l’esperienza ed il senno di poi.
Discorsi che si perdono, ma sensazioni che restano. E per quanto uno si sforzi di descriverli, i momenti prima/mentre/dopo, sono pure emozioni e zero parole. Quelle classiche cose per le quali ti incazzi perché non riesci a spiegarle come vorresti, tipo con un post del genere. Alché ad un certo punto cedi anche, e lasci parlare alcuni versi di una canzone che in pratica poi riassume il tutto molto più velocemente e meglio.
Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia,
molto probabilmente
penseresti a una partenza.
Ah si vivesse solo di inizi,
di eccitazioni da prima volta,
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora.
[…]
Costruire - Niccolò Fabi
Posted in Erasmus life | No Comments »
Venerdì, Giugno 13th, 2008
Ho un po’ la testa che fa quel cazzo che vuole ultimamente. C’è, non c’è, va, torna, non mi dice quanto sta via, non chiama e non mi avvisa, non risponde ai messaggi, non si fa vedere in giro. Fa quel che gli pare. Non mi da punti di riferimento. E’ un po’ come il tempo da fine maggio a questa parte.. indefinito. Tipo la scena di Contact in cui Ellie è nel tunnel spazio-temporale.
Magari è il periodo di esami, cosa che non riesco ad assimilare come reale e degna di importanza. Forse è il sentore inconscio della depressione causa compleanno (lunedì), come da qualche anno mi accade. Forse è perché dopo ormai tre mesi dal ritorno sto vivendo un periodo di leggero stallo, che poi stallo non è ma è semplicemente normalità che risulta essere stallo perché viene inevitabilmente comparata ai meravigliosi ed intensi otto mesi precedenti. Forse è che sto aspettando fine luglio per immergermi nuovamente in viaggi o viaggettini letterali o mentali, o tuffarmi in nuove avventure occasioni scoperte sensazioni. O forse è che so, ma non voglio ammettere, che non si ripeterà a breve quanto appena sperato. Forse ancora è la solita situazione altalenante e frustrante con una certa persona che (probabilmente) giustamente non sa come rispondere alla mia incapacità di risposta stessa. Forse è l’attestazione di alcuni cambiamenti sociali indipendenti e non dal sottoscritto, con relativi cambiamenti di equilibrio e sbilanciamenti con altri relazioni sociali. Forse è la continua ed infruttuosa ricerca di qualcosa che non c’è, o di agua sempre troppo distante ed irraggiungibile.
Pensieri che ci sono e non ci sono, che tornano o arrivano, che partono e non finiscono di andare, che si affacciano su orizzonti diversi a volte più annebbiati o a volte più limpidi. Pensieri che corrono, credendo di snellirsi e rafforzarsi, ma si ritrovano sempre sotto le intemperie o in balia di strade che per forza di cose devono essere percorse anche al contrario per tornare a casa.. in attesa di un pezzo mancante che congiunga l’anello e che permetta di coprire più e nuovi giri.
Posted in Sproloqui Vari | 1 Comment »
Lunedì, Maggio 12th, 2008
Ed è mentre rifletto sul/sui fatto/i che:
- pur con la tristezza nel cuore, sarà meglio che con l’estate che arriva finisca qualche serial (e con qualche intendo molti) perché non so quanto reggo a seguire tutta quella roba;
- domattina è meglio che vada dal medico perché continuare a non-dormire in questo modo non mi fa bene di certo;
- potrei riscoprire Montale;
- il bagno di sangue profetizzato per giugno potrebbe trasformarsi in un vero e proprio lago;
- sono clamorosamente regredito a minigolf;
- pian piano -che significa ormai tre anni- sto riuscendo a spiegare in modo quasi umano (ma ancora non comprensibile) che razza di facoltà frequento;
- sto riascoltando un casino alcune (mie) vecchie glorie musicali, e quindi album che ascoltavo dieci/cinque anni fa, ed è strano ma piacevolissimo riassaporare alcuni ricordi e alcune sensazioni (magari non del tutto svanite) confermando ancora oggi quanto belle sono alcune canzoni;
- rimango sempre letteralmente affascinato e rapito dalla pioggia sui vetri, specie quando se ne può godere appieno in un tiepido autobus con eclettici rivoli d’acqua su vetri generosi;
- il matrimonio dell’altra sera era decisamente migliore del precedente, come soprattutto il vino presente a cena, ed io ero letteralmente un figo della madonna;
- adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera adoro la primavera, e adoro la cadenza periodica -ed ancora incredibilmente puntuale- con cui compaiono prima alcuni fiori, poi altri, poi alcuni prati ed ancora fioriture;
- forse non imparerò mai a non mettermi dentro alle organizzazioni di gruppi e cose simili, perché se c’è una cosa impossibile ed inumana è proprio quella di organizzare delle persone;
- pian piano sto riuscendo a riprendere i percorsi narrativi dell’imbarazzante universo Marvel;
- non ho resistito, e complici continui rimandi, mi sono rovinato/giocato un buon 75% di possibilità in media su due fronti;
- stanno tornando un po’ i momenti di disperazione interiore conditi di rosicamento ed invidia estrema;
- non so cosa potrei fare per festeggiare se l’Inter non riesce a vincere lo scudetto;
- ho buttato l’esca per un esperimento, anche se l’ho fatto male, non l’ho programmato ed organizzato, e sembra che il momento non sia il migliore;
- vorrei prenotare i voli per Valencia, ma non so ancora tante cose e non riesco a programmarle;
- è meglio che mi trovi un lavoretto del menga;
- sono un inguaribile romantico (leggi ingenuo);
..che capisco che è una vita che non scrivo qualcosa di dignitoso su questo povero blog.
Posted in Quotidiano | No Comments »
Giovedì, Aprile 10th, 2008
E nel mentre che mi accingo a mandare inesorabilmente a puttane una delle poche cose profondamente intense della mia vita, eccomi qua a fare l’ennesimo recap mentale su quello che sto facendo della mia vita ultimamente: sto facendo il manager, sto facendo il fottuto manager arrogante della mia stessa vita.
E’ passato un mese dal mio rimpatrio, e sono ancora qua che vado, giro, esco, faccio, dico, organizzo, preparo, sistemo, finisco, aggiorno, programmo. E non faccio un cazzo. Faccio tutto e niente, come si suol dire. Son qua che faccio di tutto, mi tuffo in tutto, mi inserisco in tutto, scelgo di fare di tutto. E anche nel complesso, sommando tutto, forse non raggiungo uno scopo. Un limite minimo. Una soglia di sufficienza.
Non so nemmeno che cazzo di giorno è, sembro un maledetto psicopatico, mi impegno in cose senza senso e utilità. Ma almeno mi svago, e mi diverto. Il che è forse il vero punto della situazione: mi piace. Non ho tempo per arrivare ad annoiarmi, e mi piace. Non ho tempo per mettermi giù a riflettere e stare un attimo in pace, e mi piace. Non ho nemmeno tempo per vedermi le mie stracazzo di puntate di telefilm di merda, e mi piace. Non ho tempo per aggiornare il blog, e mi piace. Non ho tempo per aiutare i miei amici, e mi piace. Non ho tempo per i lavori che mi sono ripromesso di finire, e mi piace.
Me ne sto fottendo, e mi piace.
C’è che io non mi accontento di essere felice, una volta ogni tanto, e mi devo per forza complicare le cose. E quindi alè, preoccupiamoci che vada quasi tutto bene. Sentiamoci strani perché si è quasi sereni. Roviniamoci i momenti, quei pochi, buoni che abbiamo. Dai, avanti così.
Posted in Sproloqui Vari | No Comments »
Giovedì, Marzo 6th, 2008
Tornato in Italia. Mi fa tutto molto effetto.
La cosa strana però è un’altra.
Chiedetemi come sto. Perché sto meravigliosamente.
Posted in Erasmus life, Quotidiano | 4 Comments »
Lunedì, Settembre 3rd, 2007
Oggi passando dalle parti di Verona NORD, e quindi vicino all’aeroporto, mi è capitato di vedere - ma và? - un aereo in decollo. Non vi dico che razza di angoscia m’è venuta vedendolo lì che saliva potente e, soprattutto, circondato dal nulla. Ancorato al niente. Tenuto su da sè stesso. Il terrore, veramente. Pensavo di aver passato quei giorni in cui ero impaurito come un bambino al solo pensiero, invece mi ritrovo qui che ancora me la faccio sotto. E sì che è un’ora e mezzo di volo.. ma quanto sto piagnucolando? E non mi posso neanche drogare pesantemente, che all’arrivo devo essere bello sveglio, pimpante, con un inglese di base da masticare agevolmente, e con fiato e gamba per girare in ogni dove. Si vede che non ho mai volato eh? Chi mi conosce lo sa, soffro di vertigini anche su una scala a pioli di dieci gradini, o a volte anche su un balcone di primo piano. Sto proprio male e sento un buco nero nello stomaco. E pensare che se fosse per me proverei anche deltaplano o paracadutismo, è uno dei miei più grandi desideri: solo che a pensarci quasi svengo. Mi chiedo veramente cosa mi sia successo da bambino per soffrire di tutte ’ste paranoie..
21 anni per un cazzo.
Comunque sia, ormai ci siamo: domani è l’ultimo giorno in Italia. Fra poche ore aggiornerò definitivamente il countdown a 0. A pensarci mi gira la testa. Il momento tanto agognato è arrivato. Già sento la canzone “Costruire” di Niccolò Fabi che fa da colonna sonora a questi momenti.
In queste ultime ore prima della partenza però sento una strana sensazione, come da.. boh, non so definirla. Come se (quasi) non volessi più partire; perché il periodo di attesa per la partenza per un viaggio così speciale regala veramente un casino di emozioni e di carica, ed è stato piacevolissimo. Come dicevo in qualche post fa, infatti, il pensare che “tanto poi parto e mi diverto come un deficiente” era un appiglio pazzesco per il morale di fronte a tutte le problematiche quotidiane. Ora, ci sarà sì il divertimento e la goduria dell’essere in viaggio perenne o comunque in Erasmus, ma giornalmente si verificheranno tanti tanti casini. E, per carità , questo è il bello. Però non so, ripeto, la sensazione è strana. Forse è normale, forse è un po’ di tristezza nel lasciare amici, parenti e conoscenti, forse è che mi sento impotente perché nelle valigie non riesco a mettere tutto ciò che voglio, forse questo, forse quello. Resta il fatto che I’m feeling this. Ma sono anche inebriato al solo pensiero. Quindi vabbè. Definire tutto questo come un’avventura sembra banale, ma penso che sia il termine più adatto per rendere l’idea. Perché di avventura vera si tratta: mistica, ardua e coinvolgente.
Mi sento come Indiana Jones, il mio vecchio idolo, in The Last Crusade: di fronte a tanta, tanta azione. Adoro.
Ti ho già detto di non chiamarmi più Junior!
(Indy)
Posted in Considerazioni, Erasmus life | 2 Comments »
Martedì, Novembre 25th, 2003
Fate caso all’inizio della canzone “In the shadows” dei Rasmus (è più facile che la sentiate vedendo il video): a me sembra di sentire la mia sveglia. Il che mi evoca brutte sensazioni.
Posted in Visto & Sentito | No Comments »