È finito Battlestar Galactica.
Finito finito. Il series finale è andato in onda oltreoceano un paio di settimane fa, ed io ho recuperato e visto la seconda parte di questa ultima quarta stagione in questi giorni. Ultima (doppia) puntata vista oggi, con tutto ciò che ne consegue: emozioni, aspettative, lacrimucce, velo di tristezza, e serenità finale. È finito.
Uno spettacolo di telefilm è finito, e con esso un periodo di due-tre anni nel quale l’ho seguito orgogliosamente. Un ottimo serial, un ottimo periodo. Battlestar è da consigliare a tutti, incondizionatamente; ma non è da tutti, il che crea una sottile ma fondamentale differenza.
Battlestar è finito, e con esso l’avventura dei nostri eroi, inseguiti dai Cylon e da loro stessi, in cerca della sopravvivenza nonché di un nuovo inizio. È finita l’era dei “Frak!” ad ogni piè sospinto, dei “CAG”, dei “Chief”, degli “Admiral”, degli “XO”, dei Raptor, dei Cylon skinjobs, delle profezie, della Terra, degli dèi di Kobol, delle dodici più una colonia, di Caprica City, del Colonial One, della Roslin, degli Adama, di Starbuck, dei fogli con gli angoli tagliati, dell’alcol grondante, dei militarismi, dei presidenti, delle rivoluzioni, delle guerre, dei combattimenti, del Dradis, di Gaius Baltar, della bionda, dei motori FTL, della tecnologia paradossale, delle resurrezioni, delle flotte, delle scelte, delle occasioni, delle tute, delle cabine, della Pegasus,.. della nostra meravigliosa Galactica.
Come leggevo in giro pochi giorni fa, il mondo ora è un po’ più triste e un po’ più insulso senza Battlestar Galactica. Sarà un po’ meno, d’ora in poi. E a me mancherà molto: mi mancherà una delle migliori serie televisive di tutti i tempi.
“What do you hear, Starbuck?”
“Nothing but the rain, sir.”
“Then grab your gun and bring the cat in.”
“Boom, boom, boom!”William Adama, Kara Thrace










