Ma lo faccio solo per la gloria

Venerdì, Settembre 19th, 2008

Potrei scendere in campo.

Facoltiadi ‘08

Domenica, Giugno 8th, 2008

Secondo anno di Facoltiadi (quattordicesima edizione), seconda devastazione psicofisica da raccontare.

Nella sempre splendida cornice del lago di Caldonazzo (TN), sfortunatamente funestata quest’anno da condizioni atmosferiche che definirei tipicamente equatoriali (per non dire di merda), in località Valcanover si sono sfidate anche quest’anno ben quaranta squadre rappresentanti altrettanti gruppi di pseudo studenti dell’ateneo trentino. Manco a dirlo c’eravamo anche noi, gloriosi studenti di Scienze Cognitive, con ben due squadre iscritte (prima volta nella nostra storia quinquennale di partecipazione) denominate PSICO1 e PSICO2 e come al solito bistrattati per la nostra provenienza roveretana [’stardi].

Da capitano del team PSICO1, composto esclusivamente da studenti del terzo anno, non posso non sottolineare come prima cosa il notevole risultato ottenuto nonostante le non così rosee aspettative (anche e soprattutto mie, lo confesso) iniziali: un diciannovesimo posto, oserei dire decisamente dignitoso, che (migliorando il ventitreesimo dell’anno scorso) ci proietta verso vette innominabili per i prossimi anni e che rappresenta ad oggi un record eccellente per i colori cognitivi. Colori che tra parentesi anche quest’anno erano rappresentati dalla nostra divisa/maglietta arancione, con sommo gaudio del sottoscritto e delle retine delle squadre altrui, che ci donava estrema bellezza e visibilità - nonché somiglianza con i sempre rispettabili operatori ecologici e/o operai dell’Anas, come ci hanno gentilmente fatto notare.
Prestigioso risultato quindi che, oltre a darmi molta soddisfazione, è stato frutto di un insperato arrivo agli ottavi di calcetto saponato, una sfortunata e prematura eliminazione ai sedicesimi di green-volley, ed una disdicevole ma prevista figuraccia a dragon boat. In ogni caso risultato finale più che buono: vedremo che si riuscirà a fare l’anno prossimo.

Menzione d’onore naturalmente anche ai compari di PSICO2, team composto da interessanti giovani leve del secondo anno più vecchie glorie delle varie specialistiche: ventottesimo posto per loro, con molti rimpianti soprattutto per la pallavolo (squadra ottima per 4/6 composta da quella dell’anno scorso che andò, incluso il sottoscritto, molto bene ), ma anche buone prestazioni sul drago tanto da meritarsi le semifinali. Un saluto a compare Tano, compagno capitano che ha coadiuvato nelle fasi di organizzazione.

Vincono ancora, incredibilmente per il secondo anno consecutivo, quelli di SCIENZE2 e la loro estrema sintonia, organizzazione ed esperienza. Quest’anno hanno vinto “solo” il torneo pallavolistico (peraltro sotto un’acqua epica), arrivando comunque in finale al calcetto e non ricordo bene dove col drago. In ogni caso un Bravi, cazzo! da parte mia, tanti applausi e merito per aver dimostrato che anche con poche squadre, se buone, si può vincere alla faccia di chi ne iscrive diciassette..

Ottima e distruttiva due giorni insomma, peccato per il tempo molto debilitante ed invalidante. Meno gente dell’anno scorso, pare, proprio per questo motivo ma alla fine evidentemente il detto “pochi ma buoni” sembra riassumere egregiamente la situazione. Figometro a livelli discreti, pranzi e buffet sufficienti barra buoni as usual, gadget di premiazione ai limiti del guardabile, organizzazione impeccabile, Joseph idolo come sempre, divertimento tanto, stress di più, alcol di più ancora, stanchezza ed affaticamento elevati alla mille, … insomma pure Facoltiadi. L’evento.

Alcune foto QUI.

Noi, studenti dell’era analogica

Giovedì, Gennaio 10th, 2008

Che poi tanto analogica non era visto che già io ai miei tempi (dall’anno scolastico 2003-04 mi sembra) avevo un bel codice a barre nel mio libretto personale, da mostrare alla bidella-cassiera quando arrivavo in ritardo. E già ai tempi ci sentivamo in galera, senza via di scampo.
Dopo questo arrivò anche il registro elettronico -o una cosa del genere- con tutte le presenze analizzate e registrate informaticamente e piazzate (dicevano, poi non so se fosse veramente funzionante) sul sito della scuola in modo che le famiglie potessero controllare la presenza o meno del pargolo a scuola. La mia scuola era anche abbastanza avanzate in ’ste menate, e credo fosse una delle prime in provincia a tentare simili prodezze tecnologico-orwelliane.

Sta di fatto che noi in ogni caso l’abbiamo sempre fatta franca, in un modo o nell’altro, e ce ne siamo sempre strafottuti allegramente sia dei codici a barre che dei registri informatizzati, sia dei divieti che dei limiti, sia degli obblighi che degli orari. Insomma, ne abbiamo fatte veramente di tutti i colori, ne andiamo fieri, e come quelle di chi ci ha preceduto le nostre gesta sono ormai pura leggenda. Imprese epiche entrate di diritto negli albi studenteschi storici della nostra scuola nonché indelebilmente marchiate nei nostri ricordi.
Tra parentesi ho sempre pensato/sognato di scrivere un libro sui miei anni di superiori, e forse un giorno lo scriverò veramente -ma solo per i pochi eletti-, ma se mai mi ci metterò dovrò seriamente pensare anche ad un sequel.. perché anche questi anni di università sono tutto fuorché piatti e senza aneddoti. Ma vabbè: come al solito son partito per la tangente, e quando comincio a raccontare dei miei anni al mitico ITIS G.Marconi di Verona non finisco più.

Comunque sia, tutta sta pappardella inutile voleva nella mie prime intenzioni essere solo una breve premessa per andare a commentare altrettanto brevemente questa notizia sulla pagella on-line che verrà introdotta per legge in Inghilterra dal 2010 -che sembra tanto in là ma è fra meno di due anni.
Beh, che dire? Dico che a rigor di logica è/potrebbe essere una (la?) soluzione definitiva per il problema “seguire il rendimento scolastico e/o presenza a scuola dei propri figli”. E sarei anche abbastanza favorevole, c’è poco da dire, perché già mi immagino nei panni del padre (sempre se ci arrivo a diventarlo) sempre preoccupato. Che sia poi etico o meno, orwelliano o meno, di questo se ne può anche discutere. Indiscutibile invece è che per i futuri studenti di questo sistema saranno messi a dura prova e dovranno inventarsi ben bene nuove strategie di alterazione/manipolazione/evasione per queste contromisure governative. Quindi immedesimandomi anche nel mio vecchio ruolo di studente classico devo dire che non ne sarei del tutto felice. Ma il mio problema è sempre stato che mi immedesimo troppo negli altri e che me la prendo sempre in culo, quindi per questa volta provo a sorvolare la condizione degli aventi-meno-diritti e dico che bene o male come cosa (considerando anche l’evolversi della società , del mondo e delle tecnologie) ci sta.

Però.
Però c’è che. Essendo io ancora fresco di diploma sono ancora molto legato alla vita e alla condizione studentesca, per cui vorrei essere il più solidale possibile con i miei ex-coetanei. Poi penso da che gente è composta la categoria “studenti delle superiori” e mi faccio una grassa risata brindando a loro: non c’è motivo di preoccuparsi, il genio anarchico insito in ogni studente adolescente si farà beffe di ogni strategia per limitare la libertà del suo essere ospitante, e rimanderà al mittente ogni tentativo di imposizione dell’ordine e della disciplina.
Già io, dall’alto della mia esperienza sul campo, potrei già avere qualche piccola idea per quanto riguarda evasioni miracolose e/o aggiramenti del sistema. Per ogni domanda, curiosità , consulenza o richiesta gli interessati possono quindi contattarmi via mail o lasciare un messaggio alla segretaria del mio studio indicando chiaramente come destinatario del messaggio stesso il sottoscritto Norge Scofield.

W la sQuola.

Siamo sempre lì

Sabato, Settembre 29th, 2007

Ottimale il biglietto del bus gratuito per studenti attraverso praticamente tutta Leuven: è, come si suol dire, una gran zonta considerando che adesso sta cominciando il vero periodo autunnale. E con autunnale intendo PIOGGIA. La bici è gran comoda sì, ma quando piove e tira vento c’è veramente da bestemmiare in tutte le lingue: cosa che peraltro, ma senza vantarmi, faccio di continuo; il fattore lingua estranea qua è determinante per un tremendo sviluppo del turpiloquio. Una cosa fuori di testa, ve l’assicuro. Molto triste da una parte, me ne rendo conto, quindi so bene di dovermi moderare un pelo.

Domani sera pare che qua a Bruxelles ci sia la notte bianca. Andiamo bene. Mi sa che vien già la Ari da Maastricht e che si stia lì fino alle 5/6 minimo, visto che i primi treni per tornare saranno a quell’ora. La vedo brutta.
Ieri sera poi concerto (per gli studenti credo, quindi per l’inizio dell’anno accademico) in Oude Markt con un disgraziato di dj techno alla consolle: casino (ha finito prestissimo però), gente in ogni dove, birra a 1 euro o meno, paninari e patatari in grande spolvero, ragazzi in tutte le condizioni possibili, locali e simil-disco-pub strapieni e caldissimi. Insomma, bordèl.
In generale comunque è un delirio. La cosa che mi piace di più è che in posti così e in situazioni del genere si può veramente dire di sentirsi europei: perché se è vero che è un po’ un ossimoro considerare il Belgio come il paese simbolo d’Europa vista la pazzesca spaccatura tra valloni e fiamminghi, d’altra parte nei luoghi come Bruxelles o Leuven stesso - con uffici internazionali o grandi università - si sente veramente tanto la presenza del NOI inteso come insieme di persone e culture totalmente differenti che convivono pacificamente e addirittura si trovano bene e si divertono. Tra l’altro la cosa è più che europea, considerando ad esempio il progetto Socrates nel suo insieme e quindi la miriade di africani, asiatici e americani (nord e sud) che ti ritrovi sempre di fronte. Il tutto quindi è ancora più interessante.
Veramente ragazzi, lo adoro.

Le Cronache di nORgE^ - pt. V

Lunedì, Settembre 17th, 2007

Dunque. Prima della divagazione ciclistica ero rimasto alla settimana passata in quella comoda e spaziosa stanza. Quella stanza che sapevo non sarebbe mai stata mia. The story of my life.

In quella settimana quindi s’è cercato casa. O meglio, un posto fisso per dormire e vivere degnamente per sei mesi. Come potrete immaginare è ricominciata tutta la trafila delle mille telefonate, dei sopralluoghi, degli incontri con i landlords, delle discussioni, delle trattazioni, … della ricerca. Vi risparmio i dettagli, ma come accennavo qualche post fa ho visto cose abominevoli. Fattostà che poi alla fine abbiamo trovato. Qui li chiamano “studio”, e ce ne avevano parlato male. Non li avessimo mai ascoltati, li avevamo praticamente scartati per principio, ma era proprio quello che cercavamo. Morale della storia troviamo ’sto posto che altro non è che la solita stanza nelle solite case ma questa volta con cucina e bagno attaccati. Una sorta di stanza d’albergo o monolocale, col letto e l’armadio, la cucina nel corridoietto d’entrata e un bagnetto. E si che non ci voleva molto eh. Appena l’abbiamo vista eravamo già sicuri che l’avremmo scelta: a differenza di tutto quello che avevamo visto prima questa era pulita, accogliente, a norma, nuova, comoda e sistemata. Teoricamente omologata per uno, ma insistendo un po’ e garantendo qualche eurino in più di affitto abbiamo convinto il buon J. a piazzarci un letto a castello e a darci il benestare. Le scale ci sono sempre, ma siamo ad un piano ragionevole e soprattutto possiamo assumere input e produrre output nello stesso ambiente, e quindi senza dover fare decine di scale al freddo.

Insomma, da giovedì sera io abito in Tiensesteenweg, nel quartiere di Kessel-Lo, Leuven. Quindi se volete spedirmi qualche prelibatezza italiana ora lo potete fare. Non che non si trovi niente qui eh, ma fidatevi che qualcosa di genuino fa sempre bene. Qui mangiano non dico merda ma quasi. E poi fatemi un regalo su, cosi vi fate sentire più vicini.
Comunque, cosa più importante di tutte, come avrete notato, ho internet in casa. Uaz uaz uaz. So, posterò molte puttanate. E sarò presente on-line, se mai qualcuno avesse bisogno. Tra l’altro grazie a questo meraviglioso blog in questi giorni un altro erasmus italiano (ciao Carlo!) ha avuto possibilità di contattarmi, e giusto ieri ci siamo beccati in giro per qualche birrozza e alcune considerazioni su quanto (per certi versi) l’Italia faccia schifo e quanto siano carine anche le minorenni (al momento si son viste solo queste, e di queste posso parlare) del posto. Quindi, se non mi arrestano, la prossima volta non venitemi a dire che i blog sono inutili. Anche perché questo non è nemmeno il primo caso che mi capita personalmente.

Non è il primo italiano che ho conosciuto qui, in realtà è il terzo. Dei primi due casomai parlerà un’altra volta. Quello che volevo mettere per iscritto è che mi aspettavo di incontrare a) degli italiani già nelle prime ore o magari prima ancora di arrivare, mentre invece i primi li ho trovati dopo addirittura due giorni (incredibile!), ma soprattutto b) molti studenti stranieri o erasmus in giro già in questi giorni. Cosa che non appunto non è successa e a tutt’ora non sembra poter succedere a breve. A quanto pare arriveranno tutti, e dico tutti (erasmus e belgi stessi), nelle prossime settimane, forse addirittura a lezioni iniziate. E’ un fatto di cui un po’ ero già a conoscenza, ma che comunque mi fa pensare. Anche perché, cazzo, noi primi quattro gatti arrivati abbiamo fatto una fatica bestia per trovare un posto e appunto non c’era nessuno.. quelli come straminchia faranno per sistemarsi? Son proprio curioso di vederli e scoprirlo.

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