Mi sono sempre reputato una persona previdente, onesta e cosciente di ciò che mi accade e perché. Per questo motivo oggi mi sento in dovere (ma lo faccio con molto piacere) di ringraziare pubblicamente la mia valigia, il mio amico Troll(e)y. — Ok, non gli ho mai dato un nome e non lo chiamo Trolly, ma lo faccio in questo post per comodità. Anzi, è femmina, quindi la mia amica Trolly. La ringrazio quindi su questo blog, dopo averlo fatto (più volte in realtà) dal vivo negli ultimi tempi e ultimi viaggi. Perché sì, perché voglio, e perché non si sa mai che un giorno (spero lontano) quando non sarà più con me non si possa trasformare in un essere capace di collegarsi ad internet e venire a controllare chi e cosa era il suo padrone e cosa diceva o faceva nel mondo che anche lei ha vissuto.
Trolly è un elemento speciale ed importante della mia vita, lo è sempre stato da quando l’ho presa con me. È quella, forse l’unica, che si potrebbe letteralmente definire come la mia migliore compagna di viaggio. È nera, di media grandezza, semplice, chiara (anzi, scura) e decisa. È morbida quando deve, e rigida quando serve. La sua anima resistente e strutturata le dona tremendamente, e mi ha supportato e sopportato per tutto questo tempo. In tutti i sensi. È generosa, e silenziosa: mai un lamento o un inconveniente. Con quella sua cerniera semi rotta sul davanti poi.. beh, è distintiva. I suoi maniglioni in gommapiuma poi sono un tocco di classe e d’eleganza, ed insieme alla sua flessibile robustezza Trolly rappresenta per me una fedele amica della quale andare fiero. E poi è molto attraente: tante altre valigie, le ho viste, sono rimaste rapite dalle sue sode rotelle..
Trolly non è di marca, o almeno credo. Reca solo la scritta “Club Med”, che se non sbaglio è un tour operator e non centra moltissimo con la produzione di valigie — e onestamente non capisco nemmeno da dove sia spuntata fuori ’sta cosa della Club Med a casa mia — ma evidentemente è un gadget di una qualche raccolta punti o premio. Insomma non è neanche fashion o vip ed importante come elemento. Ma è Trolly, la mia Trolly, ed è (apparentemente) indistruttibile.
Ne abbiamo combinate un sacco insieme, io e la Trolly. Mi ha seguito in lungo e in largo, facendomi compagnia pure in Erasmus. Viene con me tutte le sante volte che faccio su e giù da Rovereto, e a dirla tutta non l’ho nemmeno mai trattata proprio con riguardo. Anzi. Per come l’ho “gestita” e tenuta con me, devo dire, Trolly si sarebbe potuta sentire liberissima di prendere e andarsene (rompendosi o dandomi problemi) tranquillamente già dal primo anno di convivenza. E invece no, mi ha saputo capire, ha resistito, e si è fatta in quattro per me. Ha attraversato tutte le condizioni meteorologiche al mio seguito: sempre caparbia e vicina. Si è fatta il mazzo. Ha contenuto e mantenuto ogni cosa che le davo. L’ho riempita con amore e senso, ma spesso anche di cose indescrivibili e dalla dubbia utilità. L’ho sformata, mio malgrado, e il mio umore cangiante non le ha sempre risparmiato sofferenze. Ma lei è ancora qui, sempre con me. Da ormai quattro-cinque anni a queste parte. Quasi nuova. E sempre scattante, efficace ed efficiente. E intera, soprattutto. Non pulita magari, ma intera. Non stupenda, ma intera. Non perfetta, ma intera. Presente. Si piega, come si suol dire, ma non si spezza.
Grazie, indistruttibile Trolly. Ti voglio bene.