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Le considerazioni a tiepido

9 novembre 2007  |  0 Commenti  |  in Considerazioni  |  

..di rientro in patria e nelle umide pianure della bassa veronese:

  • Mi sa che c’è più freddo qua che non su in territorio belga.
  • Camera mia è meravigliosamente accogliente.
  • Quasi mi mancavano i meeting di gente anziana che urla sotto la mia finestra.
  • L’ADSL di Alice è parecchio lenta.. me l’ero scordato. Dai con ’sti 7 mega Telecom.. dai!
  • Telefilm, serie, fumetti: a me.

Per quanto riguarda il volo di ieri: se non mi fanno cagare in braghe i signori della Transavia non sono contenti.
Il primo volo della mia vita era partito con un’ora e tre quarti di ritardo ed era appunto il primo volo della mia vita. Ma vabbè.
Il secondo volo della mia vita (quello di ieri appunto) è partito con tre quarti d’ora di ritardo dall’aeroporto di Amsterdam Schiphol, ma il problema più grosso è che quei quarantacinque minuti li abbiamo aspettati seduti in aereo mentre riavviavano più e più volte tutto il sistema dell’aereo (o quello che è) a causa di non meglio specificati problemi tecnici. Il tutto mentre fuori imperversava acqua e vento in quantità da far muovere l’aereo. Di sera. Se non precipitavamo ieri non precipitavamo più.
E infatti non siamo precipitati, e io vi sto raccontando tutto ciò.
O forse siamo precipitati, e io sono morto a causa di un attacco cardiaco fulminante ordinato dal mio subconscio, ancor prima di rendermi conto del tutto, per non farmi morire nel terrore più straziante. E quindi, oltre a rendere merito al mio mitico subconscio, ora vi sto scrivendo da un non precisato internet cafè di una non precisata dimensione in un non precisato tempo e spazio.

Fattostà che non ricordo quale parte della frase “un posto NON vicino all’ala” dev’essere sfuggita al tipo dell’aeroporto. Forse la negazione. E sì che l’avevo detta in stampatello e mi pareva che lui mi avesse capito. In ogni caso lo perdono, il butèl lì, per avermi fatto lo sconto sui chili in eccesso del mio voluminoso bagaglio. Quindi pace.
Un generoso grazie va anche a quelle due graziose donzelle che in aeroporto mi hanno onorato di non uno ma ben due pomposi gadget della Fortis, vale a dire dei simpatici e comodi poggia testa gonfiabili rossi con su scritto “dream^2″, mentre infine una doverosa annusata di rispetto va anche a quel bel cane della Guardia di Finanza di Verona che non mi ha particolarmente cagato mentre passavo il posto di blocco. Non che avessi niente, ma l’angoscia in quelle situazioni ti prende sempre. Tipo che magari eri seduto di fianco ad uno che si era fatto scorta e che nel mentre tu eri un pelo distratto ti ha messo le sue provviste per l’inverno in tasca. Che le figure di merda si fa presto a farle eh.

Comunque, per la cronaca, mi sa che ci sto prendendo gusto a volare. Giuro. ‘Sto giro mi è quasi piaciuto. Perché poi è una figata guardare fuori dal finestrino mentre atterri o appena ti stabilizzi all’inizio.
A parte la partenza però. Che lì son cazzi, e i primi 10 minuti te ne devi stare bello dritto e sorridente guardando davanti a te nel vuoto sperando che quelle strane cose che senti siano del tutto normali. Consigliatissimo poi, per aumentare notevolmente la sensazione di apocalisse adrenalinica durante il movimentato decollo, l’ascolto di “Isacco Nucleare” dei Verdena sparato a più non posso nelle orecchie.

Non è precipitato neanche stavolta

9 novembre 2007  |  0 Commenti  |  in Erasmus, Quotidiano  |  

Vivo. Ancora vivo.
Grande.

Sono talmente ucciso che le impressioni a caldo sul temporaneo rimpatrio le rimando a domani. Le lascio raffreddare un po’.

Breve rimpatriata

7 novembre 2007  |  2 Commenti  |  in Erasmus, Quotidiano  |  

Dunque. Domani sarà una giornata intensa. Torno in Italia per una decina di giorni. Unica tappa italiana del mio tour per questo semestre. Arriva a metà di questa avventura abroad, quindi ci sta tutta.
Domani, subito dopo pranzo, bus che mi porta in stazione perché ho la valigia rotta e mi pesa il culo. Poi treno fino a Mechelen, cambio e InterCity per Amsterdam Schiphol. E qui sono cazzi: il volo è alle 19.00. Quindi grande angoscia per lui. Fortuna che l’aeroporto è strafigo e mi distrarrà molto, ma durante la partenza la fifa toccherà altissimi livelli. Pensare poi che volerò nuovamente per tornare su dopo solo dieci giorni mi fa rabbrividire. Non credo entrerò mai in confidenza con gli aerei. Non ce la faccio proprio.. sto male quando si parla di altezze e cose del genere. E la conferma è stata lo scorso week-end a Bruxelles quando sono salito sull’Atomium.

Comunque sia, disastri aerei a parte che vorrei evitare il più possibile, tra una cosa e l’altra dovrei essere a casa per le ventuno/ventidue di domani sera. E ad aspettarmi (lo scopro ora) c’è la meravigliosa sagra del bollito con la pearà . Il che è tutto dire, come potete immaginare. Sarà una settimana favolosa.
Ad aspettarmi, un tour de force di proporzioni bibliche. In una settimana dovrò vedere e fare di tutto. Raccontare le stesse cose qualche milione di volte, eccetera eccetera. Tra parentesi dovrei anche studiare, ma dubito che quest’ultimo avvenimento si possa verificare. Tante persone da vedere, tante cose da fare. Ma non riuscirò mai a fare e vedere tutto/i. Quindi, in caso, a tutti, scusate.

Poco tempo per andare avanti. Alla prossima.

Sweet baby Jesus, nORgE is going to hell.

31 ottobre 2007  |  4 Commenti  |  in Erasmus  |  

[vediamo chi mi indovina da dove è preso il titolo] [no, senza Google!]

Dunque.
Qua ho appena prenotato i voli di andata e ritorno from e to Amsterdam Schiphol. Sarò in Italia per dieci giorni giusti, dall’8 al 18 novembre. Un rimpatrio formato vacanza. Lo dico subito.
Mangerò con voluttà, parlerò in dialetto ma cercherò di non bestemmiare più di tanto, berrò ma con responsabilità , cercherò di spendere con parsimonia, respirerò un po’ di nebbia ed umidità della bassa veronese che un po’ mi manca, farò tappa in trentino per ammirare la nuova sede universitaria e salutare i presenti, racconterò racconterò racconterò, renderò omaggio alle folle e bacerò i bambini, ritirerò tutti i premi che mi saranno consegnati, … e formatterò il portatile. Ubuntu? Ubuntu.

Cosa fondamentale sarà anche fare scorta di innumerevoli puntate di serie televisive: alcuni miei downloaders di fiducia sono già stati allertati a tempo debito e sono già al lavoro per fornirmi da subito materiale da visionare avidamente. Non faccio l’elenco di tutto quello che mi porterò qua su perché è veramente esagerato e a dir la verità un po’ mi vergogno anche. Detto questo un’avvertenza per tutti: chi spoilera è morto. Il che significa che visto che siete stati abbastanza bravi in questo periodo dovete continuare ad esserlo anche per le prossime settimane, perché altrimenti, se mi spoilerate qualcosa poco prima che io metta le mani sull’argomento/telefilm in questione, vi sgozzo e vi brucio nell’acido ancora agonizzanti. Ci siamo capiti? Bon.
Uomo avvistato. [cit.]

Nel frattempo qua è ancora, e sempre più, emergenza denaro.
Unitienne dove seeeiiii??

Le Cronache di nORgE

12 settembre 2007  |  1 Commento  |  in Erasmus  |  

Dunque, vediamo. Sinceramente non so da dove iniziare.
Anzi sì: le tastiere con layout francese sono una vera merda. Non il meraviglioso QWERTY, bensì il terrificante AZERTY. Odio profondo, giuro. Con la A e la M spostate - tra le altre - e i segni di punteggiatura messi a caso, vi giuro che la scrittura diventa un’angoscia pazzesca.. quindi apprezzate il gesto del sottoscritto che si mette qua a scrivere con calma e molta pazienza.

Parlando di angoscia vi faccio partecipi delle mie considerazioni riguardo al primo volo della mia vita.. Conclusioni: pensavo peggio, ma se posso preferisco evitare.
Tra che partire con un ora e mezza (o erano due?) di ritardo non è proprio una cosa rilassante, tra che lo sapete che mi cago in braghe con altezze/vuoti/ecc, tra che avevo appena appreso che era morto Gigi Sabani (ok lo ammetto, quest’ultima era solo per creare apprensione e tristezza), diciamo che il decollo mi ha terrorizzato un tantino. In effetti il decollo vero e proprio è stato, per così dire, intenso. E quelle maledette carrette - può un affare così piccolo volare? Dio mio.. - tirano eh! Nei primissimi minuti di decollo ero letteralmente un tutt’uno con il sedile: la spinta era notevole, ero impaurito al punto giusto, avevo il posto in fianco ad una TRABALLANTISSIMA ala, e per niente al mondo avrei guardato fuori dal finestrino o tanto meno distolto lo sguardo da quel bel punto fisso nel vuoto davanti a me. Nei minuti seguenti la salita continuava, e le virate di certo non mi tranquillizzavano. Non ero più rigido e riuscivo anche ad assumere un’aria da vissuto fly-friendly viaggiatore mentre sorridevo alla notevole hostess olandese, ma durante i momenti di “vuoto” durati a volte anche alcuni secondi (per la serie: quando cinque secondi sembrano eterni)… pressione temperatura bilanciamento coordinazione orientamento and-so-on sballavano paurosamente guidati dal terrore più assoluto.
Poi a posto. I seguenti 2/3 di volo mi sono quasi piaciuti. Mi sono alzato, mi sono distratto con varie ed eventuali, mi sono guardato una puntata di Friends (avvenimento assai profetico, poi capirete), mi sono goduto un’impagabile vista aerea del Lago di Garda e del Trentino-Alto Adige, mi sono ascoltato un po’ di musica in scioltezza, e insomma mi sono rilassato e goduto quell’ora e tre-quarti di viaggio. Anche l’atterraggio non è stato traumatico. Il brutto è stato più che altro sentire l’odore di quelle brodaglie immonde con le quali ’sti maledetti nord-europei si cibano: schifezze inenarrabili che molti avevano anche il coraggio di prendere e degustare durante il volo.
Poi ho iniziato a rendermi conto che cominciavo a vedere solo gente troppo bionda, troppo gentile, (a volte) troppo bella, e troppo sorridente per essere definite “umana”. Fattostà che pian piano mi ci sto quasi abituando, pur risultandomi ancora quasi fastidioso, e che il giorno che ritornerò in Italia credo che piangerò e mi dispererò.

Poi l’aeroporto di Amsterdam Schiphol, in tutto il suo splendore. Semplicemente stupendo. E mastodontico. Peccato però che mi hanno rovinato - tra Verona e Amsterdam - il valigione: si è spaccato un affare che poi ha causato la rottura dell’intero attrezzo che serve per tirare la valigia stessa (28 kg di roba: avevo il terrore che nemmeno pagando 50 euro di sovrattassa per il peso me l’avrebbero caricata. Invece poi non ho pagato una cippa e non hanno quasi detto niente. Beati loro..). Comunque in qualche modo sono arrivato a Leuven, e tra una bestemmia e l’altra - anche a voce alta, tanto qua non capisce un cazzo nessuno - sono riuscito a trasportare il mio culone e la mia valigia a destinazione, con il grande aiuto e la paziente sopportazione del mio compagno di avventura Jack.

Nelle prossime puntate vado avanti a raccontare, che adesso sono in un’aula pc con le suddette tastiere schifose e ci sto mettendo una vita a scrivere. Da domani dovrei accasarmi definitivamente, e avere internet - e il mio portatile - a disposizione. Fra un po’ insomma dovrei ri-diventare operativo a livelli sufficienti.

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